
Pakistan, islamici bruciano una casa di cristiani durante la festa di nozze

Doveva essere un giorno di gioia e di festa, a Farooqabad, vicino a Faisalabad in Pakistan, per la famiglia di Wazir Masih. L’operatore sanitario cristiano, il 10 dicembre scorso, stava infatti festeggiando insieme agli amici le nozze di suo figlio Ashan. Ma il matrimonio si è trasformato in un incubo quando un gruppo di musulmani ha fatto irruzione in casa, molestando le donne e dando fuoco all’abitazione.
L’irruzione al matrimonio e il rogo
Tutto è iniziato quando Tariq Pehalwan, vicino di casa islamico, si è unito non invitato ai festeggiamenti e ha iniziato a molestare le donne lanciando loro del denaro. Cacciato di casa, è tornato con una decina di amici armati, che hanno iniziato a sparare in aria, a picchiare i convenuti e a strappare i vestiti di dosso alle donne.
Come riporta AsiaNews, «Tariq gridava che i presenti stavano partecipando a una celebrazione “cristiana” e meritavano “una lezione”, mentre i suoi sodali picchiavano i maschi della famiglia e denudavano mogli e figlie». Quando lo sposo, Ashan, ha chiamato la polizia l’attacco si è fermato e gli assalitori sono fuggiti. Ma appena gli agenti si sono allontanati, i musulmani sono tornati, hanno cosparso di benzina i mobili della casa hanno dato fuoco all’abitazione portandosi via soldi e gioielli donati agli sposi.
«Calpestati i diritti umani dei cristiani»
La famiglia Masih è riuscita a scappare appena in tempo per non essere intrappolata dalle fiamme. Il 12 dicembre Wazir ha sporto denuncia ma i responsabili, dopo poche ore passate in caserma, sono stati come di consueto rilasciati su cauzione e ora i cristiani temono che possano vendicarsi.
Come dichiarato da Naveed Walter, presidente di Human Rights Focus Pakistan, nel paese «vengono calpestati i diritti umani dei cristiani». Robin Daniel, attivista a capo della National Minorities Alliance of Pakistan, ha aggiunto che «i musulmani potenti colpiscono i cristiani solo per la loro fede e non li considerano degni di uguali diritti».
Il Pakistan rischia di diventare uno Stato islamico
L’ennesimo caso di persecuzione cristiana è avvenuto a pochi giorni dall’omicidio, clamoroso ed efferato, di Don Nandrasri Priyantha Kumara Diyawadanage, braccato, torturato e bruciato da un’orda di musulmani solo per aver staccato un manifesto contenente un versetto del Corano e pertanto accusato di blasfemia. Come dichiarava a Tempi Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi fino a maggio, «i cristiani sono considerati cittadini di serie B in Pakistan»:
«A scuola si insegna che tutti i pakistani sono musulmani e così veniamo percepiti come stranieri o traditori. Capita anche negli istituti statali che agli studenti sia assegnato un tema dal titolo: “Invita un tuo amico non musulmano a convertirsi all’islam”. Il Pakistan rischia seriamente di diventare uno Stato islamico. Gli estremisti sono sempre più decisi nel loro rifiuto della democrazia e della dichiarazione dei diritti umani».
Foto Ansa
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