Pakistan: assassinato l’avvocato difensore di un musulmano accusato di blasfemia

Di Redazione
08 Maggio 2014
In tribunale, lo scorso 9 aprile, Rashid Rehman era già stato minacciato così: «La prossima volta non sarai in aula perché non esisterai più». Il giudice non aveva ritenuto opportuno prendere nessuna misura per proteggerlo

rashid-rehman-pakistanIeri sera è stato ucciso un Pakistan un avvocato che da anni si batte per i diritti umani e per la difesa delle persone accusate di blasfemia. Rashid Rehman (foto a fianco) è stato assassinato nel suo ufficio a Multan, nel sud del paese.

LE MINACCE DI MORTE. L’avvocato era stato minacciato di morte lo scorso 9 aprile durante un’udienza del processo a carico del suo assistito, Junaid Hafeez, un docente universitario musulmano accusato di aver insultato Maometto nel marzo 2013 durante una delle sue lezioni.
«La prossima volta non sarai in tribunale perché non esisterai più», gli aveva urlato un uomo. Il giudice non aveva ritenuto opportuno prendere nessuna misura per difendere l’avvocato.

«SOCIETÀ FANATICA». Lo scorso mese Rehman parlava così in un’intervista alla Bbc: «Chi viene accusato di blasfemia è già vicino alla morte. La società è intollerante e fanatica e nessuno bada se le accuse sono vere o false. La gente uccide per 50 rupie, quindi perché qualcuno dovrebbe farsi problemi a uccidere in un caso di blasfemia?».
L’avvocato era a conoscenza anche della delicatezza del caso: Rehman aveva accettato di difendere Hafeez dopo che per quattro mesi questi non era riuscito a trovare nessuno disposto ad assisterlo in tribunale.

AVVOCATO DI ASIA BIBI. Gli avvocati che difendono coloro che vengono accusati di blasfemia in Pakistan sanno di rischiare la vita. Anche l’avvocato di Asia Bibi, Sardar Mushtaq Gill, dichiarava poche settimane fa a tempi.it: «Sono stato minacciato di morte, so che la mia vita e il mio lavoro sono a rischio ma io continuerò a seguire il caso di Asia Bibi perché il mio lavoro è difendere chi non ha difesa, altrimenti, se cedessi alle minacce, non potrei più ritenermi un protettore dei diritti umani».

LEGGE SULLA BLASFEMIA. Non c’è peggiore disgrazia per un pakistano che essere accusato di blasfemia. La cosiddetta “legge nera” è stata introdotta nel codice penale pakistano nel 1976. Le pene per chi insulta l’islam, Allah o Maometto, includono l’ergastolo e la condanna a morte. Recentemente, la Corte della sharia ha chiesto che la norma venga cambiata e che l’unica sanzione possibile sia la condanna a morte. Nella stragrande maggioranza dei casi la legge viene utilizzata in modo strumentale per vendette personali o ragioni economiche: gli accusati, infatti, sono spesso costretti ad abbandonare le loro proprietà, che vengono rilevate per due soldi o addirittura sequestrate dagli accusatori. Ne è prova il fatto che oltre il 95 per cento di queste accuse si rivelano in sede giudiziaria false e infondate.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.