
Il caso dei due padri di Trento e la normalizzazione del bimbo-bene

[atfo]
Dice bene il Foglio quando scrive dei due padri di Trento “e il ‘vuoto di legge’ che non c’è”. Dice bene quando sottolinea che in Italia non esiste alcun vulnus giuridico e la sentenza del tribunale per i minorenni di Trento lo dimostra: non c’è discriminazione né accanimento verso le coppie omosessuali: «Quando ci sono reali ragioni d’urgenza i tempi possono essere accelerati». Fino a rendere una stepchild adoption possibile «in 4 mesi» (Repubblica).
Il caso: il Tribunale per i minorenni di Trento ha deciso di garantire in tempi brevi l’adozione di un bambino di tre anni e mezzo da parte di un genitore non biologico. La richiesta viene inoltrata a marzo: il padre biologico si è ammalato gravemente, il bambino, nato in Canada tre anni e mezzo fa, rischia di diventare orfano e finire nelle liste per l’adozione. “Rischio” scongiurato con l’accelerazione della procedura di adozione da parte del partner: «Il Tribunale di Trento dà atto del vulnus giuridico», proclama l’avvocato della famiglia Michele Giarratano di Bologna, «il collegio guidato dal presidente Spadaro ha garantito in tempi brevi tutela al minore, nel suo preminente interesse».
Non c’è alcun “vulnus giuridico”. Prova ne è lo stesso caso di Trento
Vero, vista la grave situazione i tempi di un’adozione in casi speciali sono stati più che dimezzati. Falso il resto: non c’è vuoto di legge, né del resto stando a quanto scritto dai giornali, la procedura di adozione era mai stata avviata dal partner prima di marzo. C’è la strumentalizzazione di una vicenda dolorosa per promuovere la solita road map degli attivisti Lgbtq: rivendicare la trascrizione automatica all’anagrafe di un atto che in Italia non può esistere (attestante il fatto che un bambino sia nato da due padri o da due madri), superare l’istituto dell’adozione in “casi particolari” (procedura riservata a coppie etero e omosessuali, come indicato dalla Cassazione, i cui membri vogliano essere riconosciuti entrambi madri o padri) e sdoganare l’utero in affitto.
Lo ribadiamo ancora una volta: se oggi una “ragazza madre” vuole che il suo compagno, che non è il padre biologico, sia riconosciuto nella sua funzione paterna, può consentirgli di adottare. Non vi è alcuna ragione perché a “due padri”, che hanno fatto ricorso a una pratica considerata reato in Italia sia riservata una corsia preferenziale: si tratterebbe di una discriminazione positiva in base all’orientamento sessuale, in violazione dell’articolo 3 della Costituzione.
Il caso di Trento e la “normalizzazione” di reati e bugie
Il caso di Trento, che da oggi costituirà un precedente, non dimostra l’esistenza di alcun vuoto di legge, ma testimonia quanto si è fatta spregiudicata la “normalizzazione” di ogni discussione su questi bambini che l’ordinamento italiano intendeva difendere a partire da gestazione e nascita, perché non fossero ridotti a prodotti da fabbrica, acquisto, scambio, regalo. Abbiamo letto l’avvocato accusare l’Italia di essere «indietro» perché ci sono «tantissimi paesi» (?) dove alla nascita i figli di due mamme e due papà vengono riconosciuti immediatamente, «per il solo fatto di essere nati all’interno di una progettualità familiare». E dove c’è la stepchild, l’iter è pura amministrazione, «si presenta un’istanza e questa viene approvata».
Poco importa ricordare come siano venuti al mondo questi bambini e di cosa stiamo parlando quando parliamo di ciò che perfino il Foglio si limita a liquidare con «procedura sensata» per chi fa uso di «una pratica comunque eticamente contrastata». Parliamo di reati e di bugie (qui le trovate tutte). Il fine è la riduzione di corpi e anime a mercato e burocrazia: progettualità familiare, separare il bambino da chi lo ha partorito, sottrarlo alla verità sulle sue origini, alla complementarietà di due figure distinte e non moltiplicate, rivendicare il diritto al commercio della filiazione, ridurre l’adozione a formalità, attestare il falso. In altre parole, ridurre gli essere umani a beni. E dichiarare: è per il loro bene.
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