Oslo usa il Nobel per strizzare l’occhio alla Cina

Di Rodolfo Casadei
31 Dicembre 2010
Alla cerimonia del Nobel per la Pace, vinto dal dissidente cinese Liu Xiaobo, era assente il ministro norvegese per il Commercio estero Trond Giske. Lui si è schermito dicendo che stava male ma nessuno ci crede. La Norvegia sta negoziando con Pechino per diventare il primo paese in Europa a stringere un accordo commerciale bilaterale con il colosso asiatico

Coraggiosi sì, ma fino a un certo punto. La decisione del Comitato del Premio Nobel per la pace di Oslo di indicare il dissidente cinese Liu Xiaobo come vincitore per il 2010 aveva suscitato la generale ammirazione anche per il coraggio nello sfidare la grande potenza politico-economico-finanziaria di Pechino in piena ascesa. Le numerose sedie vuote nel settore riservato ai diplomatici nel giorno della premiazione (19 paesi che hanno l’ambasciata in Norvegia hanno disertato la cerimonia), di contro alla presenza in massa dei ministri del governo norvegese e della famiglia reale, avevano rafforzato l’immagine della Norvegia come paese capace di autonomia di giudizio e scevro di timori reverenziali.

Un esame più attento della giornata, però, ha rivelato un’assenza significativa nelle file della compagine ministeriale presente:
quella del ministro per il Commercio estero Trond Giske. Interpellato dalla stampa, il suo portavoce ha spiegato che quel giorno, venerdì 10 dicembre, il ministro era malato. Giske però era regolarmente in ufficio il giovedì e si è ripresentato al lavoro il lunedì: l’indisposizione lo avrebbe dunque afflitto esclusivamente nel giorno della premiazione e forse nel week-end. Alle richieste dei partiti di opposizione di spiegare quale malattia improvvisa lo avesse colpito, il ministro ha declinato ulteriori commenti, così come tutte le richieste di intervista.

Fatto sta che la Norvegia è da tempo impegnata in un negoziato con la Cina che ha l’obiettivo di stringere un accordo commerciale bilaterale fra i due paesi.
La patria di Ibsen potrebbe diventare il primo paese in Europa che gode di un tale vantaggio. Il negoziato della Cina coi paesi della Ue, infatti, è in alto mare anche a causa dell’embargo sulla vendita di armi a Pechino in vigore dal 1989, l’anno della repressione di piazza Tiananmen. Va ricordato che all’indomani delle proteste ufficiali cinesi e della convocazione dell’ambasciatore norvegese, il governo di Oslo aveva fatto presente che le decisioni sul Nobel vengono prese da un comitato indipendente sul quale il governo non ha il potere di intervenire. L’assenza del 10 dicembre di Giske, responsabile in capo del negoziato commerciale, può essere interpretata come un segnale che Oslo ha voluto mandare a Pechino.

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