
Oscar, coppie, figli di fatto (e dell’Espresso)
La settimana degli Oskar Giovedì 11 marzo Oskar Lafontaine si è dimesso dalla carica di ministro delle Finanze del governo tedesco guidato da Gerhard Schroeder e dalla presidenza della Spd. Una decisione improvvisa, seguita però a settimane di tensione all’interno del governo rosso-verde e del partito socialdemocratico per le posizioni troppo radicali di Lafontaine che, secondo la stessa opinione di Schroeder, avrebbero portato all’isolamento politico del governo nel mondo economico e finanziario.
Alla notizia si è scatenata l’euforia dei mercati, delle borse e degli industriali. È la settimana degli Oscar. Speriamo bene anche per l’Italia…
Dell’Utri, i pm di Palermo e il diritto alla difesa Martedì scorso i magistrati di Palermo hanno inviato alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera la richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia Marcello Dell’Utri firmata dal Gip Gioacchino Scaduto. Ora sulla base delle accuse del pool di Giancarlo Caselli, secondo cui Dell’Utri avrebbe cercato di inquinare le prove del suo e di altri processi palermitani per associazione mafiosa avvicinando i pentiti e organizzando le loro dichiarazioni tese a screditare le “molteplici convergenze” dei testimoni d’accusa, i parlamentari della Camera dovranno decidere se permettere o meno l’arresto dell’esponente azzurro.
Al di là della vicenda, che più la si conosce più assume connotati grotteschi, i deputati saranno chiamati a decidere su ciò che lo stesso Dell’Utri ha definito “diritto alla difesa”. In effetti, qui si sta trattando del corto circuito di un sistema giudiziario che vive solo delle dichiarazioni di pentiti, di ogni sorta e le più incredibili. In un clima simile, in cui tutti sono suscettibili di arresto sulla scorta di una dichiarazione senza altri riscontri, incontrare, in pubblico e senza farne mistero (anzi accorgendosi addirittura, come successo a Dell’Utri, di essere pedinato), chiunque possa fornire notizie utili alla propria causa, può diventare l’unico modo per difendersi. Perché fino a prova contraria siamo tutti colpevoli.
Figli dell’aborto…
Recenti studi realizzati in America, dei quali dava notizia La Repubblica di giovedì 11 marzo, hanno evidenziato che ormai anche un feto prematuro di sole 23 settimane ha possibilità crescenti (calcolabili intorno al 10-15%) di sopravvivere, mentre a 25 settimane le possibilità di sopravvivenza del feto salgono al 79% e a 26 settimane al 90%. Dal momento che la legge 194 pone il limite per l’aborto a 180 giorni di gestazione, ovvero 25-26 settimane, è evidente che le nuove scoperte pongono non pochi problemi nei confronti della legge. Interpellati da Repubblica, i primari neonatologi Marcello Orzalesi del Bambin Gesù di Roma e Marcello Assumma del S. Camillo di Roma hanno confermato che in alcuni casi è accaduto che, dopo l’aborto, il feto fosse ancora vivo. In due casi, addirittura, il bambino è sopravvissuto, sebbene riportando gravi handicap, e successivamente è stato adottato.
Infine, è la stessa scienza a dover stabilire quanto arduo sia porre paletti e palizzate alla vita. E dove finiscono diritti e libertà di una donna che, per non subire traumi psicologici, decide di abortire condannando il figlio di quell’aborto a portarne i segni per tutta la vita?
figli della lupa…
La copertina dell’Espresso di questa settimana presentava una foto a tutta pagina di Francesca Neri con il pancione e il titolo: “Fate più figli! Riscoperta della maternità”. All’interno, l’ampio articolo illustrava con dovizia di tabelle i record italiani di denatalità annunciando però trionfante nel sommario che “tra i ceti più colti il valore attribuito alla prole cresce. Intanto a sinistra si rivendica il diritto alla procreazione. E il governo vara nuove leggi per la famiglia…”.
Torna alla memoria (vedi immagine) un’altra copertina dell’Espresso, con un’altra donna nuda con il pancione in copertina. Quella volta, però, ritratta in croce. Era il 17 maggio 1981 e si era in piena battaglia per il referendum sull’aborto e il settimanale d’opposizione dura sparava le sue bordate in favore della libertà di scelta delle donne e contro il retrogrado istituto familiare che ne limitava l’indipendenza. Ora, arrivata al governo, anche la sinistra di lotta riscopre antichi valori e promuove i piaceri della maternità contro i danni della natalità zero. Ma il modello “Famiglia cristiana” non arriva oltre pagina 217 dove incontenibile riemerge l’anima trasgressiva e disinibita del settimanale radical-chic: questa volta però niente erotismo d’autore, semplice pubblicità delle cassette porno (acquistabili per posta) di Joe D’Amato…
e figli (e coppie) di fatto In un’intervista rilasciata all’Unità e pubblicata mercoledì 10 marzo, Paola Bignardi, presidente dell’Azione Cattolica, a proposito del dibattito sulle coppie di fatto ha dichiarato: “Per me il modello rimane il matrimonio che si configura anche nella Costituzione. Ma ritengo necessaria, per le unioni di fatto, una legislazione a garanzia dei figli e della donna che sono le componenti più deboli e che definisca le responsabilità dei genitori che, pur non sposati, hanno liberamentre scelto di generare un figlio”.
In effetti questa legislazione esiste già, come accennato dalla stessa Bignardi, e si chiama matrimonio. Il quale (civile o religioso che sia) stabilisce i reciproci diritti e doveri dei coniugi e tutela gli eventuali figli. Quindi, a parte che il ragionamento della Bignardi dovrebbe essere applicato a ogni altra condizione “irregolare” (si può non condividere la droga, ma bisogna liberalizzarla per chi liberamente la assume, non condividiamo la prostituzione, ma bisogna regolamentarla per chi liberamente la pratica o ne fruisce, ecc.), non si capisce perché bisognerebbe accordare gli stessi diritti a chi, liberamente, decide di non assumersi gli stessi doveri. Qualcuno, più laicamente, ha osservato che se qualcuno decide di non sposarsi per non vedere il proprio rapporto sottoposto a leggi e regolamentazioni di sorta, deve avere il diritto di farlo. O poi ci preoccuperemo di regolamentare le eventuali coppie di fatto, più di fatto delle altre, perché non sottoposte alla nuova legge…
Prezzi al consumo (scendono gli atlanti, sale la scuola) Dai dati Istat sull’andamento dei prezzi diffusi la scorsa settimana si evince che tra le voci di spesa che hanno subito i maggiori aumenti nell’ultimo semestre del 1998 ci sono l’istruzione secondaria (+18,09%), l’assicurazione auto (+16,28%), le patate (+10,26%), i limoni (+8,03%), le partite di calcio (+8%), l’acqua potabile (+6,62%), il costo dell’estrazione di un dente (+5,01%), i medicinali (+4,53%), gli affitti (+4,43%) e i trasporti aerei nazionali (+5,72%). In compenso sono scesi i prezzi di olio d’oliva (-9,40%), atlanti geografici (-7,88%), partite di basket (-6,61%), videocassette (-2,16%) e la benzina verde e super (rispettivamente -4,93 e -4,14).
A parte la notoria incidenza sui bilanci familiari di atlanti geografici e partite di basket, resta da osservare che nei primi mesi del ’99 la benzina si sta prontamente riprendendo, complice una leggera risalita del prezzo del petrolio greggio. Nel ’98, però, il petrolio era passato dai 16 dollari di inizio anno ai circa 10 dollari al barile di dicembre. Almeno per quanto concerne la discesa dei prezzi, la benzina italiana non sembrà però rispecchiare un simile calo (di oltre un terzo) del petrolio.
L’intellettuale Prodi Venerdì 12 marzo il Corriere della Sera pubblicava una lunga intervista a Romano Prodi sulla sua nuova formazione politica, il governo, ecc. Alla domanda su chi incarnasse il suo modello di intellettuale europeo, Prodi ha risposto: “Forse più di tutti Kundera. O forse Geremek. Per certi aspetti Dahrendorf. Magari Umberto Eco”.
Una spruzzatina di Vazquez Montalban, una passatina di Paul Ginsborg, una punta di Bobbio e, perché no, una noce di coscienza critica alla Topolino. Stare vicino a Veltroni non deve far bene a nessuno: forse fa bene Pansa a non citare i nomi dei 14 ex ulivisti che questa settimana sull’Espresso ricoprono l’ex premier di insulti, ma a tutto deve esserci un limite. Anche agli asini.
Eurobattaglia per la libertà di educazione La Commissione petizioni dell’Assemblea di Strasburgo ha dichiarato “ricevibile” il ricorso presentato dall’Associazione Genitori Scuole Cattoliche contro la violazione dei principi fondamentali in materia di parità scolastica e di libertà di scelta educativa in Italia. La petizione dell’Agesc (motivata tra le altre dalla risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 1984 che sancisce il diritto dei genitori a scegliere l’educazione e l’istruzione dei figli) che evidenzia “il mancato riconoscimento della funzione pubblica della scuola non statale” e i condizionamenti giuridici, burocratici ed economici soprattutto ai danni delle “famiglie meno abbienti”, verrà discussa, alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione il prossimo 21 aprile.
Un’ulteriore battaglia (oltrefrontiera) che speriamo serva a convincere qualcuno in Italia della necessità di uniformarci agli standard europei in materia di educazione.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!