
Orgoglio e paura: perché Belfast aspetta la giornata di domani
Le colonne dei giornali sono da diversi giorni un incessante invito alla calma, e ospitano le attese di una città che mischia preoccupazione, orgoglio e perplessità in vista del grande evento di sabato: politici, ufficiali di polizia, sacerdoti, semplici cittadini… A Belfast è il giorno prima della parata del centenario dell’Ulster Covenant, si dice possa essere la più grande che abbia mai attraversato la città, e le vie della capitale nordirlandese si scoprono ancora segnate in profondità da piaghe storiche. Grande è la paura che si possano ripetere le scene di violenza che hanno rovinato le manifestazioni di quest’estate: ci sta provando la Parades Commission, l’ente che gestisce e legifera sulle sfilate, a ridurre i rischi, con le rigide misure che due giorni fa sono state imposte per l’evento di domani.
SOLO INNI DAVANTI ALLA CHIESA. A Belfast sono attesi circa 30mila lealisti dell’Orange Order e 200 complessi musicali, ma a non più di 1500 persone sarà consentito transitare attraverso Donegal Street e le vie vicine, accompagnando solo 14 bande per quella zona della città. Nei mesi scorsi, fu proprio il passaggio delle bande orangiste da queste strade a provocare la rabbia dei repubblicani: il 12 luglio scorso le note di una canzone anti-irlandese, “The Famine Song”, erano state suonate di fronte alla chiesa romana di St. Patrick, portando nel giro di poco tempo a grandi incidenti nei quartieri cattolici. Scene che avevano avuto replica a fine agosto, in occasione del Black Saturday: anche quel giorno lanci di oggetti e scontri con la polizia avevano risposto al provocante passaggio degli Young Conway Volunteers proprio da Donegal Street. Per evitare questo la Parades Commission ha imposto anche che di fronte a questo edificio vengano eseguiti domani solo inni, ma è lecito chiedersi quanto valore abbiano i diktat di questo ente, più di una volta oltraggiati da chi sfila. I precedenti non sono rassicuranti, le dichiarazioni dei residenti repubblicani di Carrick Hill ancora meno: a non più di 150 di loro sarà concesso contestare il passaggio del corteo dal loro quartiere.
[internal_gallery gid=46205]ULSTER COVENANT. Sul fronte opposto, quello unionista, non c’è momento migliore per celebrare la propria superiorità trionfalistica sulla sua controparte filo-irlandese. L’Ulster Covenant, siglato il 28 settembre 1912, fu l’atto con cui quasi 500mila uomini e donne presero una posizione di netta fedeltà alla corona britannica, smarcandosi dal resto dell’isola che invece chiedeva maggiore indipendenza da Londra tramite l’Home Rule. Qui sta, a livello ideale, l’origine della divisione tra Eire e Ulster, concretizzatasi poi 10 anni dopo con la nascita della Repubblica d’Irlanda. Un secolo è passato da quelle firme, durante il quale la convivenza difficile tra repubblicani e lealisti ha visto le strade di Belfast sporcarsi di sangue e fumo, con le eterne lotte dei Troubles degli ultimi 40 anni. Ora la città vive in pace, ma la tensione è ancora alta, con quartieri divisi tra cattolici e protestanti, e peace walls a dividere le strade. Giusto qualche giorno fa sono stati pubblicati i risultati di un sondaggio: a 14 anni dagli accordi di pace, più di due terzi dei cittadini che vivono nei pressi di questi muri credono che sia ancora necessario mantenere queste linee di difesa.
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