
Ora «il pregiudizio è inconscio»: così siamo tutti razzisti

Nel clima da Rivoluzione Culturale che si è instaurato ormai negli Stati Uniti, e in molti paesi europei, sull’onda del movimento antirazzista Black Lives Matter, non basta più combattere il razzismo. È necessario denunciare anche il razzismo di cui non si è a conoscenza e che non si vede, soprattutto il razzismo in potenza, quello inconsapevole, quello che di fatto non c’è e proprio per questo fa nascere un sospetto, non potendo non esserci razzismo in ogni anfratto e intercapedine della società e della mente umana.
LA FRONTIERA DEL PREGIUDIZIO INCONSCIO
Il nuovo leader del Partito laburista britannico, Keir Starmer, ha subito fiutato l’aria e in un’intervista a Lbc Radio ha rivelato che si sottoporrà a una terapia per contrastare i propri pregiudizi razzisti inconsapevoli. «Credo che tutti dovrebbero intraprendere un corso simile, non bisogna pensare di essere immuni a un razzismo inconscio di cui non ci si rende conto. Noi come Partito laburista offriremo questa opportunità a tutte le persone che lavorano con noi».
“Unconscious bias” è la nuova frontiera dell’antirazzismo, nella consapevolezza, come ha insegnato la Cina comunista di Mao Zedong, o la Francia giacobina, che a ogni sessione di critica deve necessariamente accompagnarsene una di autocritica. Il passaggio è fondamentale per permettere al nuovo antirazzismo di colpire tutti: nessuno infatti può essere certo al 100 per cento di essere immune da qualcosa di cui non ha coscienza. Se il razzismo è inconscio, tutti siamo potenziali razzisti.
«IO SONO RAZZISTA, LA CHIESA È RAZZISTA»
Neanche la Chiesa cattolica è immune, ovviamente. E così, ha fatto scandalo il video postato qualche settimana fa da Rob McCann, vicepresidente di Catholic Charities, il quinto ente benefico degli Stati Uniti per entrate e il più importante per l’aiuto offerto ai poveri e agli emarginati. Solo l’anno scorso, ha sostenuto oltre 12 milioni di persone. McCann è anche presidente della sezione locale dell’ente per l’area orientale di Washington. In un video ha dichiarato:
«Io sono un razzista. Questa è la dura verità. Io sono un razzista. Come potrei non esserlo? In quanto uomo bianco che vive in America, dove ogni istituzione è modellata per avvantaggiare le persone come me, sarebbe impossibile per me essere altro se non un razzista».
McCann non ha rivolto il cannone dell’autocritica più spietata solo a se stesso:
«La mia Chiesa cattolica e la mia organizzazione Catholic Charities sono razziste. Come potrebbero non esserlo? La tradizione della nostra fede cattolica è costruita sulla premessa che un bambino, nato in una mangiatoia, nel Medio Oriente, era un bambino dalla pelle bianca. Come potremmo dunque sorprenderci se non abbiamo ancora sconfitto il razzismo?».
LA RABBIA DEL VESCOVO
Il video di McCann ha lasciato di sasso la stragrande maggioranza dei fedeli della diocesi di Spokane, dove opera la filiale diretta da McCann. Ma come? La maggior parte delle persone che l’ente aiuta sono proprio afroamericani. E proprio questo, per il presidente, è sintomo di razzismo dal momento che «noi aiutiamo soprattutto persone di colore ma il nostro staff è composto soprattutto da bianchi».
La sessione di critica e autocritica di McCann è in linea con la moda del momento, ma a qualcuno non è proprio andata giù. E così il vescovo di Spokane, Thomas Daly, che non si sente affatto razzista, lo ha convocato per un colloquio, cercando di spiegargli «in modo candido e franco» un paio di cosette sulla Chiesa cattolica. Ad esempio, che se Gesù è rappresentato con la pelle bianca in America e in Europa, in Africa ha la pelle nera, mentre in Cina ha gli occhi a mandorla. Gli ha anche spiegato che l’identità ebraica di Gesù è sempre stata sottolineata dalla Chiesa e mai nascosta.
COME IN CINA DURANTE LA RIVOLUZIONE CULTURALE
McCann ha perciò diffuso un messaggio il 5 luglio per «rettificare» alcune delle sue precedenti dichiarazioni. Ha spiegato, tra le altre cose, di non essere propriamente un razzista ma di «avere delle aree di pregiudizio cosciente e non cosciente nel mio cuore sulle quali devo lavorare». Rammaricandosi dunque di non poter dire di essere davvero un razzista, ha virato sulla tesi del «razzismo inconscio».
La parabola di McCann ricorda molto quella di un insegnante cinese ai tempi della Rivoluzione Culturale, di cui lo scrittore Yu Hua parla nel suo libro La Cina in dieci parole. Essendo un docente di specchiata e riconosciuta fede comunista, nessuno voleva appendere fuori dalla scuola un dazibao contro di lui. Questo, racconta, avrebbe destato sospetti tra le Guardie rosse perché nessuno poteva ritenersi immacolato. E così il professore implorò gli studenti che lo amavano di più di accusarlo di qualcosa, qualsiasi cosa, così da permettergli di pentirsi pubblicamente dei suoi errori, cospargersi il capo di cenere davanti a tutti ed essere finalmente uguale agli altri.
«SOSTENETE I NERI, NON BLACK LIVES MATTER»
Per fortuna, c’è ancora qualcuno negli Stati Uniti che resiste alle pressioni del nuovo conformismo. Uno di questi è proprio il vescovo di Spokane, monsignor Daly, che in un messaggio ai suoi parrocchiani in seguito alla parziale retromarcia di McCann, ha ricordato che «mi disturba il sostegno dato da McCann al movimento Black Lives Matter, che è in conflitto con molti insegnamenti della Chiesa riguardanti matrimonio, famiglia e santità della vita», soprattutto nelle parti in cui sostiene l’aborto, la decostruzione della famiglia e l’ideologia gender. «In più, mi disturba che Blm non abbia condannato le violenze che hanno devastato molte città. Un silenzio assordante. Non c’è bisogno di schierarsi dalla parte di Blm per stare dalla parte delle vite dei neri».
La posizione di monsignor Daly è stata sottoscritta anche dal cardinale arcivescovo sudafricano Wilfrid Fox Napier, secondo cui il movimento Blm «si impegna a smantellare i veri valori, la struttura e le istituzioni che da secoli reggono le migliori civiltà e culture». Ad esempio, «non si può condannare la violenza domestica e allo stesso tempo stare in silenzio davanti alla violenza inflitta ai bambini nel ventre delle loro madri».
Foto Ansa
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