
Lettere dalla fine del mondo
L’opera non è un “prodotto riuscito” ma un uomo che mendica il cuore di Cristo
Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ho condiviso molto le tue considerazioni sulle opere: è giusto che ci sia qualcuno che ci aiuti a fare progetti e a creare le condizioni per un autosostentamento, ma «la carità sarà sempre necessaria» (Benedetto XVI). Una volta pensavo che chiedere l’elemosina fosse un segno di fragilità; oggi, per me, chiedere 10 euro al mese a una persona è una ricchezza perché so di chiedere affinché una creatura di Dio possa respirare un po’ di più. Quante cose si capiscono se si obbedisce alla realtà aderendovi e non maneggiandola con il proprio sapere o “buon senso”. Certo, devi metterci del tuo, ma perché il “tuo” collabori a non rovinare tutto occorre fare esperienza che tutto è “suo”. Spesso pensiamo che “il prodotto riuscito” di un’opera sia quante persone sono cambiate o migliorate. Ma l’unico “prodotto riuscito” non può essere che il mio cambiamento, la mia conversione a Cristo anche quando sembra di non essere riuscito in nulla.
Federico
Due anni fa è morto un missionario del Verbo Divino: padre Marx. Spesso lo si incontrava lungo la strada vendendo l’artigianato indigeno ai passanti. In una delle ultime conversazioni mi aveva raccontato: «Dopo più di cinquant’anni di missione fra gli Indios Guaranies ho avuto la gioia di battezzare finalmente una persona e, per di più, già anziana». Una vita spesa totalmente per Gesù e gli Indios, costruendo scuole, centri di salute senza nessun “prodotto riuscito” con l’eccezione di questa anziana che prima di morire gli ha chiesto il battesimo. Chi si azzarderebbe ad affermare che questo caro amico, per il fatto di non aver creato, in più di cinquant’anni, una realtà autosostenibile e di aver convertito alla fede cristiana solamente un’anziana indigena, abbia fallito nella sua missione? I gesuiti sono stati espulsi dalla Provincia de Paraguaria nel 1768, eppure il viaggiatore francese Alcide Dessalines d’Orbigny racconta che visitando le riduzioni nella prima metà del 1800 incontrò gli Indios che si riunivano ancora per pregare fra le rovine. Un’opera può sparire, ma il bene fatto rimane. L’importante è che gli occhi non siano fissi sull’opera, ma su Gesù. Non è importante misurare se le persone che fanno parte dell’opera sono cambiate o migliorate, ma se il mio cuore scoppia di amore per Gesù. In questo villaggio della carità lavorano duecento persone: evangelici, cattolici, neocatecumenali e ci sono io, l’unico di Cl. Un fallimento? Certo, ho sofferto l’allergia di certi “capi locali” a un’opera in cui io valgo come il due di bastoni in una briscola a coppe. Ma sono tredici anni che esiste questa che papa Francesco ha definito «una grande opera di Dio». Quanto grande è il bene che si vive qui. Basta pensare ai millequattrocento malati accompagnati a morire: «Animam salvasti, animam tuam praedestinasti», diceva Sant’Agostino. Altro che perdere tempo sulla autosostenibilità.
La necessità della carità
Ogni mese l’opera costa ottantamila euro. Nella mia vita ho solo mendicato: da quando con i ragazzi di Gs andavamo a vendere davanti ai cimiteri crisantemi e ghiaino bianco per mandare il ricavato alle missioni; fino a che, una volta in Paraguay, sono andato ogni anno a bussare alle porte di tante città europee e americane. Il culmine di questo mendicare per Gesù è stato quando sono stato invitato a parlare ai direttori dei cinque continenti alla Banca mondiale a Washington. O quando mi hanno chiamato a presentare la fondazione nella commissione bicamerale del Congresso Paraguayo che doveva verificare quali fossero le Ong e fondazioni degne di entrare nel preventivo annuale dello Stato. Noi ci siamo entrati e ogni mese la divina Provvidenza copre i costi. Ma il motivo fondamentale di questo mendicare era annunciare Gesù. È una cosa commovente vedere che gran parte del Paraguay sta comprando i biglietti della lotteria per raccogliere i soldi per pagare la tredicesima al personale. Alcuni della fondazione San Rafael sono andati perfino a vendere i biglietti alle Camere: solo quattro senatori hanno rifiutato questa proposta di carità. D’altronde, è anche così che si impara cosa voglia dire «Cristo mendicante del cuore dell’uomo e l’uomo mendicante del cuore di Cristo».
[email protected]
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!