«Oltre al terremoto, le bombe. In Myanmar abbiamo bisogno di pace»

Di Thiri
03 Aprile 2025
La testimonianza di un giovane cristiano sfollato dalla guerra, come tutti «angosciato» dalla devastazione prodotta dal sisma. «Che cosa deve capitare ancora? Sono distrutto. Vivere è un’agonia»
Una chiesa crollata a causa del terremoto nella diocesi di Loikaw, Stato di Kayah, in Myanmar
Una chiesa crollata a causa del terremoto nella diocesi di Loikaw, Stato di Kayah, in Myanmar (foto fornita a Tempi)

Sono 3.085 le vittime accertate del violento terremoto di magnitudo 7.7 della Scala Richter che ha colpito il Myanmar venerdì 28 marzo. A queste vanno aggiunti 4.719 feriti e circa 350 dispersi. Ma il bilancio potrebbe essere molto più catastrofico, soprattutto perché il regime, invece di impegnarsi a soccorrere la gente, continua a bombardare le zone controllate dai ribelli dopo quattro anni di guerra civile. Il paese è chiuso ai giornalisti stranieri e le linee telefoniche funzionano a singhiozzo, ecco perché non è semplice capire quale sia davvero la situazione. Di seguito, pubblichiamo una testimonianza raccolta da Tempi.

* * *

Mi chiamo Thiri, ho 28 anni e lavoro come volontario per la diocesi di Loikaw, Stato di Kayah, nella parte orientale del Myanmar. Nel 2021 sono stato costretto a scappare dalla mia città natale [a causa della guerra] e ancora non posso tornare. Ora vivo in una foresta abbastanza lontano dall’epicentro del terremoto [circa 600 chilometri, ndr].

«Anche la chiesa è crollata»

Non mi sarei mai aspettato di vivere qualcosa di simile a quello che è accaduto venerdì: l’ufficio della diocesi, costruito con tronchi e canne di bambù, ha iniziato a tremare. Oscillava tutto e mi sono precipitato fuori.

Poco dopo ho visto che un’antica chiesa della diocesi è crollata e tutte le statue sono andate distrutte. È stato un terremoto fortissimo, non avevo mai sperimentato niente del genere in vita mia, ed è durato tanto: circa cinque minuti. E poi si sono succedute altre scosse, anche se più lievi.

Controllando su Facebook, ho visto le case e i palazzi sbriciolati in altre parti del paese, mi sono reso conto che tantissima gente è morta. È impressionante che il terremoto si sia percepito così forte a una distanza così grande dall’epicentro.

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«Oltre al terremoto, la guerra»

I problemi purtroppo non arrivano mai da soli! Prima c’è stato il Covid, poi la guerra civile che ci ha costretti a lasciare le nostre case. Ancora adesso siamo costantemente spaventati dagli aerei che ci bombardano senza sosta. Dobbiamo sempre restare in allerta, è da quattro anni che non dormo pacificamente per una notte intera.

Oltre alla guerra, ci sono state le alluvioni e ora questo terremoto. I disastri si succedono uno dietro l’altro e non sembrano avere fine. Mi domando che cosa ancora ci debba capitare e se morirò nella prossima catastrofe. Il mio cuore è pieno di angoscia, è un’agonia, non sono mai in pace.

La distruzione nel villaggio di Bone O, a Mandalay, in Myanmar
La distruzione nel villaggio di Bone O, a Mandalay (foto Myanmar Now)

«Al Myanmar serve la pace»

Se c’è qualcosa che vorrei in questo momento è la pace, perché da troppo tempo sono lontano da casa. Rivedere la mia famiglia è l’unica cosa che desidero. La pace è la cosa più importante di cui abbiamo bisogno, perché se c’è la pace possiamo ricostruire lentamente le nostre città, le nostre case, il nostro paese. Ma senza pace, anche se ricostruiamo tutto com’era prima, verrà distrutto di nuovo dagli scontri e sarà come aver versato acqua sulla sabbia.

Sono distrutto, sia dal punto di vista fisico che mentale, vorrei mollare tutto perché continuare a vivere è diventato troppo difficile.

Vorrei aiutare le vittime del terremoto, ma essendo sfollato non so come fare. Mantengo la speranza di vedere presto la pace e di trovare un piccolo riparo per la mia famiglia, per poi riuscire a dedicarmi anche a soccorrere il prossimo.

AGGIORNAMENTO ORE 9:46: Il dato sulle vittime, i feriti e i dispersi è stato modificato.

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