
Ogni giorno otto persone muoiono con l’eutanasia in Belgio

Ogni giorno in Belgio otto persone in media muoiono con l’eutanasia. Come si legge nell’ultimo rapporto della Commissione federale di controllo e valutazione dell’eutanasia nel 2022 sono state uccise nel paese con l’iniezione letale 2.966 persone, il 2,5 per cento dei decessi totali, il dato più alto dalla depenalizzazione della “buona morte” avvenuta nel 2002.
I casi di eutanasia aumentano del 10%
Nel 2021 erano morte 2.699 persone: i casi sono dunque aumentati del 9,85% e di quasi il 30% rispetto al 2018. La maggior parte dei casi di eutanasia riguarda persone con più di 70 anni (69,9%), poco più del 10% persone con meno di 50 anni. Se nella stragrande maggioranza dei casi l’iniezione letale è stata richiesta da persone coscienti, in 19 casi (0,6%) i malati non hanno dato il consenso perché impossibilitati a farlo, ma avevano compilato una dichiarazione anticipata di eutanasia.
Anziani, disabili, dementi, malati psichiatrici
Nel 59,9% dei casi le richieste sono state motivate dalla presenza di un tumore, nel 19,6% invece da polipatologie dovute all’anzianità. Sessantotto casi riguardavano invece malati psichiatrici e persone affette da diversi tipi di demenza. Ben 513 persone (17,3%) sono state uccise nonostante la loro morte non fosse prevedibile nel breve o medio termine.
Il caso di Geneviève Lhermitte
La depenalizzazione dell’eutanasia doveva aiutare a far morire in Belgio solo malati affetti da patologie incurabili, la cui morte sarebbe comunque sopraggiunta in breve tempo, e da sofferenze insopportabili. L’uccisione di anziani, disabili, dementi e malati psichiatrici è invece ormai all’ordine del giorno.
Emblema della deriva è l’iniezione letale praticata a Geneviève Lhermitte nelle ultime settimane. La donna aveva ucciso nel 2007 i suoi cinque figli. Dopo la condanna all’ergastolo, era stata rimessa in semi-libertà in una clinica psichiatrica nel 2019, ma non riusciva più a sopportare il peso del terribile gesto compiuto. «Per 16 anni, la vita è stata insopportabile per mia figlia», ha raccontato la madre. «Avere perso i suoi figli, questa era la sua sofferenza».
Una sofferenza che il Belgio, come in migliaia di altri casi, ha curato con la morte.
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