Oggi sto con ratzinger e ruini

Di Emanuele Boffi
30 Maggio 2002
Sandro Magister era il vaticanista dell’Espresso negli anni Sessanta e Settanta

Sandro Magister era il vaticanista dell’Espresso negli anni Sessanta e Settanta. Che non risparmiava attacchi alla Chiesa e a sue varie componenti. Gli abbiamo chiesto come rilegge oggi quegli anni e come è cambiato il suo sguardo nei confronti del Vaticano.

«Se io rileggessi quello che ho scritto negli anni Settanta ritroverei una lettura dei fatti di Chiesa non del tutto omogena rispetto a quello che oggi trasmetto. Quella disomogeneità risale a una certo modo di respirare il clima di quel tempo. Allora si aveva una visione molto ottimistica della modernità che consisteva in quella mitologia che andava da Papa Giovanni a Kennedy a Kruscev, alla Popolorum Progressio letta solo come progressio, come momento di grande libertà, di diritti umani, di fede più matura e più solida. La Gaudium et spes era presa nelle sue prime due parole e non nelle successive che non erano affatto né di gioia né di speranza. E questo faceva sì che non si sentissero, e io stesso non sentissi, una sfida sostanziale da parte della modernità nei confronti della fede. Anzi, le due realtà, la fede e la modernità, erano miracolosamente convergenti. Era abbastanza naturale che ci si soffermasse e si fosse attratti da una riforma della Chiesa, da un aggiornamento della Chiesa che in qualche modo acelerasse questa miracolosa convergenza. E si leggevano in termini negativi quelli che si ritenavo elementi che ostruivano questo processo. Da molti anni ho elaborato giudizi diversi da quelli ottimistici e ingenui della fine degli anni Sessanta e inizio Settanta e oggi mi ritengo molto più vicino a quelli di Ruini e Ratzinger. Quei giudizi li ritengo oggi accessori perché non riguardano il cuore della fede cristiana, che è il destino dell’uomo. E avverto come marginali questioni interne all’organizzazione ecclesiastica. Io sono sempre stato un “credente solitario” e ritengo che questo mi abbia aiutato nel non essere vincolato a schemi interpretativi precostituiti».

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