
«Al centrodestra ora servirà diplomazia senza sosta con l’Europa»

La parola di un filosofo non fa mai male. Almeno non sempre. Se poi è quella di un filosofo della politica come Corrado Ocone, uno dal curriculum lungo così, studioso di Benedetto Croce e molto altro nonché commentatore su testate giornalistiche di primo piano, allora l’approccio scientifico al tema di queste ore si renderà maggiormente utile. Con un occhio alla zarzuela parlamentare ultima e lo sguardo lungo fisso al 25 settembre prossimo, Tempi ha iniziato subito a chiedere ad Ocone che idea si sia fatto delle recenti vicende politico-istituzionali.
Partiamo subito con la domanda classica. Mario Draghi come si è mosso secondo lei?
Mi sembra che abbia giocato da pokerista, consapevole del fatto che non è facile mediare tra forze politiche così diverse. O non se la sentiva di continuare o chissà per quale altro motivo ha seguito certe strade. Dinanzi al Senato ha detto: “O così o niente”, pensando forse al fatto che oggi è il turno dei 5 stelle ma domani ci potrebbero essere la Lega o altri. Quindi, chiedendo di vedere le carte, come si dice nel poker, ma la politica funziona diversamente e questo è stato un errore a mio giudizio. Nessuno nega che Draghi abbia un profilo e una immagine internazionale, era un valore aggiunto per l’Italia ma non aveva la bacchetta magica. Anche per questo forse ha chiesto “pieni poteri” sebbene in democrazia li può avere solo una maggioranza vincente. Qui c’è stato un errore di presunzione di Draghi.
C’è chi parla di ingenuità.
Può essere, non saprei dire. Ha inanellato una serie di gaffe politiche. Esistono molte tesi diverse su cosa sia successo, ad esempio ho sentito Alessandro Sallusti dire che Draghi forse l’ha fatto addirittura apposta. Credo, però, che in periodi di forti difficoltà sia sempre preferibile un governo politico. In democrazia l’errore si corregge e gli elettori votano dall’altra parte.
Immaginava la reazione del centrodestra in quei termini?
Prima di tutto, il cosiddetto centrodestra di governo ha dimostrato, contrariamente alla vicenda del Quirinale, di sapersi muovere in modo intelligente. Stavolta ha dato l’idea di compattezza e non è poco. Con le riunioni da Berlusconi, che rimane lucido politicamente, le cose sono cambiate.
Quanto ha contato la bastonatura “programmatica” di Draghi per questo schieramento politico?
Draghi ha toccato punti sensibili per il centrodestra, che, tra l’altro, non erano neppure tanto urgenti, come la questione dei balneari e dei tassisti. Ha preferito andare allo scontro pensando di poterlo vincere, ma ha fallito. Ne andava della dignità del centrodestra stavolta, non poteva ridursi a portare solo i voti al governo. Che ciò sia convenuto o meno a questo fronte è secondario perché i margini di recupero c’erano ancora. Ora approfitterà, credo, di questa finestra di convenienza ma lo vedremo nelle prossime settimane.
Così come, forse comprensibilmente, hanno fatto Matteo Salvini e la Lega?
Salvini ha fatto una scelta intelligente accodandosi, in un certo senso, al Cav senza strafare come le altre volte, e ne esce come protagonista anche in questa vicenda. È una opportunità che difficilmente si ripeterà.
Vero. Certo è che i problemi grossi ora li ha il Pd. O no?
Il Pd anche se avviasse, come par di capire, un discorso col famoso centro non avrà molto tempo per mettere d’accordo tutte quelle individualità che affollano l’area. Poi la legge non è proporzionale e quindi anche se il Pd ha il 22 per cento, a ridosso di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, non saprà cosa farsene. Ripeto, per il centrodestra è un momento propizio.
Intende dire che tutti i problemi interni li hanno già superati?
No, non dico questo perché sarebbe un discorso poco accorto. A mio parere i problemi che il centrodestra dovrà tener presenti sono soprattutto due: prima di ogni cosa non deve arrivare diviso all’appuntamento elettorale, individuando già da ora una squadra di governo e un programma serio; c’è poi la questione delle questioni, vale a dire un contesto internazionale da non sottovalutare. L’abbiamo detto tante volte che l’Italia è un paese a sovranità limitata, e questa può essere considerata una condizione negativa, specie, forse, in relazione all’alto debito pubblico, ma c’è un principio di realtà con il quale un politico deve per forza sempre misurarsi, dunque si tratta di una fattore da tenere presente per le future mosse politiche.
Chi lo rispetta maggiormente questo principio di realtà in relazione ai contesti internazionali?
Penso a Giorgia Meloni, che questo punto l’ha risolto candidamente intuendo subito quale fosse il gioco, ma, forse, anche su questo ci vorrà una forte azione diplomatica senza sosta. La situazione è difficile finché in Unione Europea ci sarà la “maggioranza Ursula” cosiddetta. Il centrodestra deve sottolineare fortemente un chiaro “non siamo contro l’Europa ma per una Europa diversa”, cosa sempre ripetuta ma che andrebbe poi messa in pratica. Spero che questi due mesi di campagna elettorale siano fatti in modo tale da costruire le condizioni per poter effettivamente governare.
I famosi “temi etici”, anche se rimangono sottotraccia, condizionano fortemente il resto della politica. Puntare su questi argomenti servirà al centrodestra almeno per far capire che esiste una differenza sostanziale con il centrosinistra?
I temi etici sono fondamentali, ne sono convinto. In questo il centrodestra interpreta il comune sentire della gente, ma la prova cruciale sarà sull’economia e sulla politica internazionale. Il Pd ha i suoi riferimenti nell’area sedicente progressista ma non dobbiamo chiudere gli occhi: bisogna tenere conto che la situazione geopolitica e finanziaria è drammatica e gli elettori su questo vorranno risposte. Qui va dimostrata una grande sapienza. Tutta la classe dirigente e il “deep state”, come si dice, incidono molto.
Ma non c’è una sovrabbondanza a sinistra, un abuso della parola “diritti”?
Sì, il Pd farà sempre riferimento a questi concetti e soprattutto agli ambienti di contorno e continuerà a farlo ma, ripeto, temo che saremo “distratti” da problemi più impellenti.
Il Quirinale che partita ha giocato, quanta responsabilità ha avuto in tutta la storia?
Sergio Mattarella è la persona che è, cioè un vecchio esponente della sinistra Dc abituato a una politica che oggi non esiste più. Mi sembra uno che cerca di “aggarbare”, come si dice a Napoli, la situazione, fino a quando non gli sfugge di mano. Lui gioca con l’astuzia politica, che è sempre un valore, ma a volte ci sono effetti indesiderati. Draghi, come ha osservato qualche giornale, si era già dimesso e qui forse Mattarella ha giocato una partita anche pensando di non giocarla. Ma l’ha giocata, immaginava forse di vincere ed è andata diversamente. La politica è bella perché ci sono i disegni, che sono importanti, e poi c’è la realtà che li cambia. In questo caso c’è stata la slavina avviata da Luigi Di Maio, forse ispirata forse no, divenuta poi valanga.
Facciamo un gioco? Che avrebbero detto Croce e Craxi osservando quanto accaduto?
Croce ha vissuto periodi turbolenti, soprattutto dopo il I conflitto mondiale. Lui era un uomo di un altro secolo, confidava in un ceto dirigente illuminato e si disperava che non ci fosse pure allora. Oggi la politica è solo comunicazione e quindi è veramente difficile rispondere. Craxi, pur essendo di un’altra epoca, rappresenta la fine e l’inizio di un’altra. Forse ricondurrebbe tutta l’anomalia italiana al fatto che abbiamo avuto il più grande partito comunista d’Occidente che ha permeato la cultura del ceto medio riflessivo. In Italia c’è un gruppo dirigente formato sulla cultura del Pd, mentre l’Italia profonda è un’altra cosa sulla quale bisognerebbe che il centrodestra iniziasse a lavorare di nuovo. Non mi meraviglierei se da qui al 25 settembre uscissero dossier, inchieste e scoop. La sinistra usa tutte le armi sporche possibili, come ha sempre fatto. Per la destra c’è una finestra d’opportunità. Vedremo.
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