La nunziatura cattolica di Baghdad è un bunker. I cristiani stanno ormai scomparendo dall’Iraq

Di Redazione
09 Luglio 2014
L'arcivescovo caldeo di Kirkuk racconta il perpetuo esodo dei cristiani dal paese. Il nunzio vaticano spiega a Repubblica la situazione della città

«Noi cristiani stiamo ormai scomparendo dall’Iraq. Proprio come è successo ai nostri fratelli in Turchia, Arabia Saudita e Nord Africa. Perfino in Libano siamo ormai una minoranza». In un’intervista rilasciata ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) monsignor Yousif Mirkis, arcivescovo caldeo di Kirkuk, ha espresso tutta la propria angoscia per il destino dei cristiani iracheni. Sebbene minoranza, erano una ricchezza per la società, anche per l’elevato grado di istruzione. «Undici anni fa – racconta Mirkis – rappresentavamo appena il 3 per cento della popolazione eppure oltre il 40 per cento dei medici specializzati era composto da cristiani. Così come la gran parte degli intellettuali, degli scrittori e dei giornalisti».
Ma ora i cristiani fuggono dal paese, spaventati dall’avanzata dell’Isis e dall’instaurazione del califfato. Non sono solo loro a essere minacciati, «è l’intera comunità intellettuale ad essere sotto attacco, élite musulmane incluse – dice l’arcivescovo –. Dall’inizio del 2013 sono stati uccisi ben 180 professori universitari. Con conseguenze disastrose per l’intera società irachena». Una società che si sta impoverendo velocemente, soprattutto delle energie dei più giovani. «Cosa dovrei dire a chi mi chiede una ragione per rimanere? – chiede sconfortato Mirkis –. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso un vescovo e sei sacerdoti e migliaia di fedeli sono morti durante gli attacchi. Posso comprendere pienamente perché i cristiani decidono di partire».

NUNZIATURA MILITARIZZATA.  Anche su Repubblica è apparsa un’altra intervista interessante. Questa volta ad essere registrate sono le parole del nunzio apostolico a Baghdad, Giorgio Lingua. Vive in stato di semilibertà nella nunziatura nel quartiere di Karada, che, scrive Repubblica, era «fino a pochi anni fa popolato quasi completamente da cristiani», ma oggi «somiglia più ad un quartiere militare che a una sede diplomatica, circondata com’è da alti blocchi di cemento sormontati da filo spinato e vigilata da decine di uomini armati alloggiati in una fila di container parcheggiati lungo il viale d’accesso, con le divise e la biancheria stesa ad asciugare».
Sebbene non creda che le minacce di al Baghdadi abbiano possibilità di realizzarsi pienamente, il nunzio ammette che l’avanzata dell’Isis («come un coltello nel burro») sta spaccando il paese e portandolo verso la tripartizione. «Accettare questo dato di fatto vorrebbe dire accettare la divisione dell’Iraq. Allora, se non si vuole che questo succeda, bisogna intervenire, ma una reazione militare rischia di alienare ancora di più la gente, già scontenta dell’operato del governo».

FUGHE E RAPIMENTI. I cristiani, spiega ancora Lingua, sono in fuga. «I trentamila cristiani di Mosul hanno lasciato la città, spesso abbandonando tutti i loro beni, per rifugiarsi nei centri cristiani della regione autonoma curda. Ci angoscia il destino di due religiose che compivano la loro missione in un orfanotrofio di Mosul. Le due suore, dopo essersi allontanate con gli altri, erano tornate forse per prendere qualcosa. Sono state rapite assieme a due ragazze e a un ragazzo di 12 anni, ospiti della struttura, e di loro non abbiamo più avuto alcuna notizia. Incertezza anche sullo stato delle chiese di Mosul, secondo alcuni saccheggiate, secondo altri lasciate intatte».
A Baghdad le chiese si svuotano: «Ad assistere alla messa di domenica mattina nella Chiesa della Nostra Signora del Soccorso, sulle cui mura tardivamente fortificate spicca il manifesto con le foto dei 47 fedeli uccisi assieme a due preti, il 31 ottobre 2010, in un attacco jihadista cui è seguita l’improvvisa risposta delle forze di sicurezza, partecipano non più di una quarantina di fedeli, per la maggior parte anziani. Soltanto chi sente mancare le energie per affrontare un altro viaggio verso l’ignoto ha deciso di restare. Gli altri sono tentati di fuggire». Nei confronti dei cristiani, gli uomini dell’Isis hanno lanciato segni «contraddittori. Ma certo se dovessero decidere di mettere in pratica il loro programma per i cristiani qui non ci sarebbe posto».

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1 commento

  1. francesco taddei

    visto che quando i papi chiedevano di fermare i massacri contro i cristiani è stato bollato come male ed eresia da chi vuole distruggere la chiesa direi che il silenzio e l’impossibilità di chiedere atti concreti sia la loro grande vittoria. ma una vittoria non arriva solo per bravura di uno dei due, ma pure per demerito.

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