
La preghiera del mattino (2011-2017)
Non toccateci le ferie. I magistrati “sacerdoti” e il mediocre calcolo della sinistra
Interpellato oggi da un lettore sulle parole del procuratore generale Marcello Maddalena a proposito delle ferie dei magistrati, l’ambasciatore Sergio Romano risponde così nella sua rubrica sul Corriere della Sera: “Marcello Maddalena è un eccellente procuratore, serio e colto, molto attento ai problemi organizzativi di un grande ufficio giudiziario. Voglio sperare che le parole pronunciate per l’inaugurazione dell’anno giudiziario siano soltanto una occasionale scivolata fuori campo in un momento di distrazione”.
SACERDOTI DEL DIRITTO. Dopo questa premessa, Romano aggiunge, tuttavia, di non essere sorpreso dalla “gaffe”: “Il corpo dei magistrati italiani è afflitto da due mali che si sono progressivamente aggravati con il passare del tempo. In primo luogo una parte dei suoi componenti (una minoranza di procuratori, forse, ma particolarmente loquace) si crede sacerdote del diritto, custode della pubblica moralità, autorizzata dalla sua funzione a esercitare una sorta di sorveglianza civile sui comportamenti della classe politica. I procuratori sono pubblici funzionari, scelti per concorso, e le loro sentenze, spesso destinate a cambiare da un grado all’ altro del giudizio, dimostrano che la verità giudiziaria può dipendere da fattori contingenti e dagli umori dominanti nella società. Ma questi sentimenti si sono via via rafforzati sino a rendere sempre più tesi i rapporti fra il mondo della giustizia e quello della politica”.
IL CALCOLO SU BERLUSCONI. “In secondo luogo – prosegue Romano -, l’ordine giudiziario, grazie alla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura, è diventato sempre di più una corporazione, vale a dire una categoria professionale che agisce con lo stile e i criteri delle grandi organizzazioni sindacali. Fra l’ambizione di coloro che si sentono investiti di una missione e lo stile sindacale della categoria esiste una evidente contraddizione, ma i magistrati ‘loquaci’ non sembrano esserne consapevoli. Conosciamo le cause di questo duplice fenomeno. Tangentopoli, altri casi di corruzione, l’indignazione della pubblica opinione e le risposte insufficienti della classe politica hanno finito per attribuire all’ordine giudiziario compiti che trascendono le loro competenze e responsabilità. Ma questo è accaduto anche perché negli anni dei governi Berlusconi, la sinistra, pur essendo consapevole della serietà di una tendenza che avrebbe finito per delegittimare l’intera classe politica, ha fatto un mediocre calcolo riassumibile in questi termini: se la magistratura prende di mira Berlusconi, conviene lasciarla fare. Le difficoltà che il presidente del Consiglio incontra oggi sulla sua strada sono dovute anche alle posizioni assunte dal suo partito in anni passati”.
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