
Non solo Macron. Tutti i paesi pronti a inviare truppe in Ucraina

Ancora prima che iniziasse l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, Joe Biden rassicurava: «Non invieremo i nostri soldati. Sarebbe la Terza guerra mondiale». Dopo due anni e mezzo di guerra questa convinzione va scemando. E nonostante i vertici americani e della Nato continuino a ribadire che a Kiev l’Occidente fornirà solo armi, insieme ad aiuti economici e umanitari, l’ipotesi dei “boots on the ground” non è più un tabù. Soprattutto se l’esercito russo dovesse sfondare nel Donbass, dove le difese ucraine sono sempre più fragili.
L’escalation definitiva della guerra in Ucraina
Anche se al prossimo vertice Nato, in programma a Washington dal 9 all’11 luglio, verrà ribadita la contrarietà dell’Alleanza all’intervento militare diretto in Ucraina, questo non significa che singoli paesi non stiano pensando concretamente a come inviare soldati a Kiev, magari lontani dal fronte. Un primo pericoloso passo verso la definitiva escalation del conflitto, la più temuta fin dal primo giorno di guerra.
II primo a ipotizzare seriamente l’invio di truppe Nato in Ucraina non è stato Emmanuel Macron, ma l’ex segretario generale della Nato, Anders Rasmussen. Un anno fa disse: «Se la Nato non indicherà una strada chiara e certa per l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza, allora c’è la possibilità che alcuni paesi agiscano individualmente. Non escluderei la possibilità che la Polonia, seguita dai paesi baltici, si implichi ancora di più nel conflitto anche inviando truppe sul terreno».
Le parole di Rasmussen sono inizialmente cadute nel vuoto, poi però sono state riprese e rilanciate dal presidente francese. L’inquilino dell’Eliseo, anche per ragioni squisitamente elettorali con il rinnovo del Parlamento europeo alle porte, ha più volte ribadito che l’invio di soldati in Ucraina «non può essere escluso» e che bisogna fare «di tutto» per impedire a Vladimir Putin di vincere.
«Kiev per ora non ce l’ha chiesto»
Chi sta andando oltre la semplice ipotesi di studio, evitando per ora di passare all’atto con la già abusatissima formula «Kiev non ce l’ha chiesto», sono Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia e Finlandia. A conferma che il premier slovacco Robert Fico, per quanto criticatissimo, non straparlava a febbraio quando rivelava: «Mi limito a dire che un gruppo di paesi Nato, membri dell’Unione Europea, sta riflettendo se inviare truppe in Ucraina su base bilaterale».
L’Alleanza, così, non sarebbe coinvolta direttamente. Una mossa che secondo il presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, sarebbe pienamente legittima: «Ricordo che dopo l’annessione della Crimea e l’occupazione di parte del Donbass, una missione di addestramento della Nato operava su territorio ucraino, coinvolgendo 15 paesi e circa mille soldati. Dal punto di vista del diritto internazionale, niente impedisce che soldati dei paesi Nato assistano l’Ucraina».

La Lituania ha già approvato l’invio di truppe
Assistere come? È questa la domanda alla quale si sta cercando una risposta. Esiste un modo di inviare truppe in Ucraina senza scatenare l’ira della Russia e senza far scoppiare una guerra mondiale (e forse nucleare)?
Ingrida Simonyte, primo ministro della Lituania, interrogata dal Financial Times, ha detto che il suo paese è pronto a inviare truppe in Ucraina per condurre esercitazioni e addestrare i soldati di Kiev. Molti paesi Nato fanno già la stessa cosa, ospitando gli ucraini sul proprio territorio. Vilnius però vuole fare il salto di qualità e iniziare a schierare propri uomini a difesa del paese di Volodymyr Zelensky.
Il Parlamento ha già approvato l’invio truppe ma, spiega Simonyte, per ora è tutto fermo perché «l’Ucraina non ce l’ha chiesto».
L’Estonia può inviare soldati «lontano dal fronte»
Anche il primo ministro della Lettonia, Evika Silina, ha detto di essere favorevole a inviare truppe in Ucraina a fini di addestramento: «Se questa proposta venisse elaborata e allargata, forse insieme alla Nato decideremo di condurre operazioni di addestramento», ha dichiarato, intervistata da Bloomberg.
A Tallinn si fanno gli stessi ragionamenti. Secondo il comandante dell’esercito, generale Martin Herem, l’Estonia ha già discusso del possibile invio di truppe in Ucraina. L’ipotesi studiata è quella di non impegnare i propri uomini in prima linea, ma lontano dal fronte, magari nella capitale, per permettere alle truppe ucraine lì schierate di “liberarsi” per combattere i russi nel Donbass.
«Ci sono vie di mezzo tra non fare nulla e combattere», ha dichiarato Herem. Secondo il presidente della Commissione affari esteri del paese, Marko Mihkelson, si potrebbe andare anche oltre: «Spero che riusciremo a formare una coalizione di volenterosi che voglia aiutare più direttamente Kiev». Se altri paesi accetteranno, magari di dispiegare l’aviazione per la difesa aerea, «noi faremo la nostra parte», ha aggiunto a Breaking Defense.

Polonia e Finlandia lasciano la porta socchiusa
Gli ultimi due paesi a valutare l’intervento militare in Ucraina sono Polonia e Finlandia. Il ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, ha fatto capire alla Bbc in modo sibillino mentre si trovava in visita a Washington che l’invio di truppe non può essere escluso: «È buona cosa lasciare Putin nell’incertezza su ciò che faremo e non sempre rassicurarlo sul fatto che non faremo qualcosa».
Allo stesso modo, il ministro degli Esteri finlandese, Elina Valtonen, ha risposto così alle domande di NatSec Daily: «In questo momento non vogliamo discutere dell’invio di truppe, né lo stiamo valutando. Però è importante non escludere nulla nel lungo periodo, perché non sappiamo quanto grave la situazione potrebbe diventare».
In Ucraina si rischia la guerra nucleare
Tutti sanno, non fosse altro che per l’imbarazzante scivolone del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che truppe Nato sono già presenti in Ucraina. A Kiev si trova sicuramente personale militare proveniente da Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Lituania e Olanda.
Ma se alcuni paesi Nato inviassero ufficialmente e alla luce del sole i propri soldati a combattere o ad assistere l’esercito ucraino, allora l’Alleanza non potrebbe più sostenere, come fatto finora, di non essere formalmente in guerra con la Russia. Con tutto ciò che potrebbe conseguirne.
Il rischio di scatenare un conflitto mondiale c’è, riconosce la premier lituana, ma «se pensassimo soltanto alla risposta dei russi, allora non potremmo inviare neanche un’arma. Ogni due per tre si parla di qualcuno che verrà colpito da un attacco nucleare». La possibilità c’è, anche se Simonyte allontana questo pensiero, in modo non troppo convincente a dir la verità: «Non penso che la Russia sgancerà l’atomica. La maggior parte delle volte il vento soffia da ovest a est. Anche loro sarebbero investiti dalle radiazioni». Io speriamo che me la cavo, insomma.
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