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Non lasciamo che l’intelligenza artificiale giudichi al posto nostro

Di Piero Vietti
26 Febbraio 2025
L'utilizzo dell'Ai nelle professioni in cui servono conoscenze, verifiche e creatività rischia di rendere il cervello "atrofizzato" e "impreparato" agli imprevisti, dice una ricerca. Promemoria per usarla senza scordare il pensiero critico
intelligenza artificiale
Immagine generata con l’intelligenza artificiale da ChatGPT (DALL·E)

Mentre Stati Uniti e Cina hanno trasformato anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in una questione geopolitica, e l’Europa fatica a stare al passo della grande rivoluzione; mentre si discute sull’eticità dell’impiego di questa tecnologia in ambito militare; mentre se ne sperimenta con sempre maggiore successo la sua applicazione nella medicina; mentre vengono prodotti i primi robot dotati di intelligenza artificiale; mentre succede tutto ciò ad alti livelli, più in piccolo a molti di noi capita sempre più spesso di utilizzare modelli di Ai generativa per lavoro.
ChatGpt, Copilot, Claude, Gemini, ma anche la cinese DeepSeek, o Grok, sviluppato da Elon Musk per X, vengono adottati da un numero sempre più crescente di cosiddetti lavoratori della conoscenza – giornalisti, insegnanti, artisti, programmatori, responsabili amministrativi e finanziari – persone che per mestiere devono usare conoscenze, creatività e giudizio. Con quali conseguenze?
Più intelligenza artificiale, meno ...

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