
Non esiste democrazia se non c’è cultura della vita
Il grande filosofo George Weigel ha scritto che «le correnti più profonde della storia sono spirituali e culturali, piuttosto che politiche ed economiche. La storia è mossa, a lungo termine, dalla cultura, vale a dire da ciò che gli uomini e le donne onorano, adorano e venerano; da ciò che le società considerano essere vero, buono e nobile; dalle espressioni che esse danno a queste convinzioni nel linguaggio, nella letteratura e nelle arti; da ciò per cui individui e società sono disposti a sacrificarsi». La Chiesa è custode della cultura che nasce per la fede in Cristo e per la verità della vita di comunione. La cultura che la Chiesa vive, professa e tende a comunicare è quella che il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha definito «cultura della vita». La Chiesa professa l’assoluta positività della vita, dal suo primo esserci, pieno di un valore assoluto fino alla sua inevitabile e misteriosa conclusione: la vita della persona è di Dio, non è nella disponibilità di nessun altro. Cultura della vita significa anche centralità della persona ed il riconoscimento del suo protagonismo culturale e morale; significa centralità della famiglia in cui ogni persona matura la propria personalità. Questa famiglia, che noi professiamo insieme cellula fondamentale della Chiesa e della società, è dotata di diritti inalienabili. La libertà delle famiglie e dei gruppi sociali costituisce la forza che incrementa la vita della società, promuovendo quel bene comune che è la libertà delle persone e dei gruppi, in una sintesi vitale di diritti e di doveri.
Sappiamo bene che, in momenti come questi, a questa cultura della vita si contrappone, in modo forte, quella che sempre Giovanni Paolo II ha definito la «cultura della morte». Questo sostanziale disconoscimento del valore della persona e della vita lascia all’individuo soltanto la ricerca ossessiva del proprio benessere, in tutti i campi: benessere da perseguire ad ogni costo, anche a costo della propria libertà di coscienza e della propria dignità. Domina nella società un nichilismo al quale si tenta di sfuggire cercando di vivere qualsiasi desiderio come diritto. I giovani sono le prime drammatiche vittime di questa situazione: quasi abbandonati ai margini della società, dalla quale pure ricevono il più possibile sul piano materiale, senza che vengano accolti da una compagnia reale, che svolga nei loro confronti una seria azione educativa, che maturi in modo critico e responsabile la loro personalità.
Ho una serissima, quasi angosciosa preoccupazione che i nostri giovani non saranno messi in grado di vivere con libertà e responsabilità la loro avventura umana. Indicando queste linee della cultura della vita, la Chiesa non propone soluzioni politiche o tecniche, ma indica valori che nessun credente può impunemente disattendere e che ogni uomo di buona volontà dovrebbe considerare. Aderiamo totalmente all’insegnamento di papa Benedetto XVI circa quei valori sostanziali della persona e della società che egli ha definito «non negoziabili». Per altro, esiste un valore sostanziale e fondamentale, anch’esso “non negoziabile”: la vita e la libertà della Chiesa.Questo, e solo questo, favorisce la nascita e lo sviluppo di una vera democrazia.
* Vescovo di San Marino-Montefeltro
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