Il Fatto farà «obiezione di coscienza» contro il decreto che pone un argine allo sputtanamento mediatico, vietando la pubblicazione delle intercettazioni. Però c'è un problema: non sono previste sanzioni per chi aggira il divieto
Manifestazione dalla Fnsi contro la cosiddetta legge bavaglio, Genova, 29 gennaio 2024 (foto Ansa)
«Il bavaglio è legge e noi faremo obiezione di coscienza». Ma quanto piace ai giornalisti del Fatto pavoneggiarsi a vittime? Ieri sul giornale di Travaglio erano tutti lancia in resta contro la cosiddetta "legge bavaglio", il decreto legislativo - approvato in via definitiva - che prevede il divieto di pubblicazione delle ordinanze fino alla conclusione delle indagini preliminari o al termine dell’udienza preliminare.
Una norma sacrosanta che cerca di arginare il malcostume giornalistico di rendere noti spezzoni di inchieste o intercettazioni per mettere alla gogna questo o quel personaggio che si ha in antipatia. Le cronache di questi anni sono ricche di casi e non staremo a ricordarli tutti, basterà dire che è ormai trent'anni che nel nostro paese si parla di "circo mediatico-giudiziario" per definire un modo di fare politica e cronaca che ha come unico scopo quello di abbattere l'avversario.
Fine del giochetto
Il cosiddetto "decreto anti gogna" cerca di arginare questo malcostume, ...