
Non accettate pillole abortive dagli sconosciuti

«Se pensi di avere una complicazione, dovresti andare dal medico immediatamente. Non devi dire al personale medico che hai provato a indurre un aborto; puoi dire loro che hai avuto un aborto spontaneo. I medici hanno l’obbligo di aiutare in tutti i casi e sanno come gestire un aborto spontaneo. I sintomi di un aborto spontaneo e l’aborto con le pillole sono esattamente gli stessi e il medico non sarà in grado di vedere o testare alcuna prova di un aborto, a patto che le pillole si siano completamente dissolte». A leggere le condizioni d’uso del sito di Aid Access c’è da rabbrividire. Il sito è stato fondato dall’attivista abortista olandese Rebecca Gomperts, l’estremista pro choice (copy Nyt) già nota per aver aiutato più di 70 mila donne ad abortire con la sua Woman on Waves, cliniche galleggianti che esegue aborti in acque internazionali a bordo di imbarcazioni, e la sua Woman on Web, che fornisce pillole abortive via web o via drone dove l’aborto è illegale.
PILLOLE PER MINORENNI
Il nuovo portale si propone ora di sfondare negli Stati Uniti fornendo pillole abortive di mifepristone e misoprostolo a «donne, transessuali e ragazze» per cui «è molto difficile accedere all’assistenza per l’aborto a causa del costo dell’aborto, dei periodi di attesa obbligatori di 24-72 ore, del requisito del consenso dei genitori per i minori». L’aborto fai-da-te è sicuro, spiegano, «i rischi di un aborto medico sono gli stessi di un aborto spontaneo. Circa il 15 per cento di tutte le gravidanze termina in un aborto spontaneo. Questi aborti non avvengono in ospedale ma di solito a casa». Lo conferma, dice il sito, lo studio del British Medical Journal pubblicato lo scorso anno: il processo di aborto con istruzioni in tempo reale e supporto da un helpdesk supervisionato da un medico online è efficace e sicuro.
«NESSUNO È MORTO» (A PARTE IL BAMBINO)
Peccato che lo studio fosse basato sulla ricerca non-peer review condotta proprio da Woman on Web monitorando i risultati di circa 1.000 donne in Irlanda e Irlanda del Nord che hanno utilizzato il sito per ottenere la Ru-486. Seicento di loro, ricordano i medici che hanno fortemente criticato la mancanza di standard scientifici rigorosi e la raccolta dati basata sulle sole dichiarazioni delle donne, non hanno risposto al sondaggio di follow-up, ed è assente il confronto con chi ha eseguito aborti sotto controllo medico. Il 10 per cento delle donne che si sono sottoposte al sondaggio ha inoltre riportato complicanze come gravi sanguinamenti, in sette hanno avuto bisogno di trasfusioni e 26 hanno dovuto seguire poi una terapia antibiotica. «Nessuno è morto» (a parte il bambino, ovviamente) dice lo studio, anche se sarebbe complicato per una donna che ha seguito una procedura medica in segreto autodenunciare la propria morte.
MA QUALE ABORTO SICURO
Al contrario il rapporto della FDA, che ha esaminato non mille bensì un milione e mezzo di donne che dal settembre 2000 all’aprile 2011 hanno usato il mifepristone, segnala invece 2.207 “casi avversi”, tra cui 14 decessi, 612 ricoveri, 58 gravidanze extrauterine, 339 emorragie da trasfusione e 256 casi di infezione di cui 48 gravi. «Non esiste un aborto sicuro», sintetizza Arina Grossu, direttore del Family Research Council’s Center for Human Dignity, ripresa da Lifesite.
Non è quello che sostiene Aid Access per cui un aborto «può essere fatto tranquillamente a casa» fino alla 10 settimana di gravidanza. In realtà non esiste alcuna conferma che chi assuma i farmaci si trovi in uno stato di gravidanza, nessuna ecografia, esame dell’urine, analisi del sangue, nessuna visita di un medico. Basta eseguire un test di gravidanza, compilare un format, tutto basato sulle informazioni autodenunciate dalla paziente (settimana di gestazione, assenza di allergie a misoprostolo o mifepristone, motivazioni per cui eseguire l’aborto), avere un ospedale nei paraggi raggiungibile nel giro di un’ora e leggere e stampare le informazioni per avviare la procedure.
VIA IL PROBLEMA CON 95 DOLLARI
Il costo per le pillole è di circa 95 dollari, ma il sito promette di aiutare anche chi non può permetterselo. Sono segnalate anche le “complicazioni” come quella di “aborto incompleto” (rischio del 2 per cento), ma «se c’è un problema, puoi sempre andare in ospedale o da qualsiasi dottore e dire che hai avuto un aborto spontaneo. Il medico ti tratterà come se avessi un aborto spontaneo». «Un aborto medico – continua il sito – provoca un aborto spontaneo» e qualora fosse necessario andare in ospedale, «il medico non sarà in grado di vedere o testare alcuna prova di un aborto, a patto che le pillole si siano completamente dissolte. Se hai usato il misoprostolo sotto la lingua, come consigliato dal nostro protocollo, le pillole dovrebbero essere sciolte in 30 minuti. Se prendi le pillole per via vaginale, devi controllare con le dita per assicurarti che siano sciolte». Se la procedura non avesse portato all’aborto «consigliamo alle donne di sottoporsi ad aborto chirurgico o medico per interrompere la gravidanza», anche perché «il misoprostolo può aumentare il rischio di malformazioni fetali». E dopo? Dopo, siccome «circa l’85 per cento delle donne sessualmente attive che non usano i contraccettivi rimane incinta entro un anno», ciascuna donna trovare il suo metodo contraccettivo qui (all’indirizzo, ovviamente della Planned Parenthood).
IL DRITTO DI MENTIRE AL MEDICO
Secondo The Atlantic Gomperts, che non aveva mai lavorato prima negli States per timore che i movimenti antiabortisti americani mettessero a rischio la sua Women on Web, ha lanciato il servizio in sordina sei mesi fa, inviando pillole già a 600 donne. L’attivista spiega che è tutto legale e secondo molti commentatori anzi caldeggiato dall’Oms che raccomanda l’opzione (quella di autogestire mifepristone e misoprostolo) se la donna dispone di «una fonte di informazioni accurate e di un accesso a un fornitore di assistenza sanitaria qualora ne avesse bisogno». Un medico a cui mentire, perché lo scopo del sito è «creare giustizia sociale e migliorare lo stato di salute e i diritti umani delle donne», che contemplano evidentemente anche trattare l’assunzione di pillole abortive come fossero caramelle senza il dovere di rendere conto al medico in caso di complicazioni.
NON BASTA SEGUIRE LE ISTRUZIONI
Nota a margine: innumerevoli volte Aid Access paragona aborto spontaneo e aborto indotto, come si trattasse della stessa identica cosa. Il principio di prudenza che caratterizza tutta la scienza medica e che si applica in particolare modo ai farmaci, specie se venduti senza obbligo di ricetta, sembra inoltre lasciare il posto a quello tutto antiscientifico e bugiardo per cui “basta seguire le istruzioni”. Paradosso vuole che proprio l’aborto spontaneo sia la più concreta dimostrazione che no, non basta affatto.
Foto Donna Pillola da Shutterstock
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