
No Tav come la Resistenza antifascista? Questi se la cantano e se la suonano da soli
Mentre, la scorsa notte, i No Tav hanno nuovamente dato assalto alle reti del cantiere della Torino-Lione, a Chiomonte, infuria la polemica rispetto all’apertura di un fondo dedicato al movimento anti-treno all’Istituto piemontese per la storia della Resistenza. Per gli alfieri della lotta al supertreno sarebbe la conferma del riconoscimento del parallelo, sempre rivendicato, con il consenso di alcuni gruppi locali ma non dei massimi dirigenti dell’associazione, tra l’opposizione alla nuova linea ferroviaria e la lotta di liberazione. In realtà, la questione è assai più prosaica, al più il frutto di un astuto utilizzo di una prassi.
NUOVE RESISTENZE. Ma andiamo con ordine. Tutto parte dalla segnalazione di Fabrizio Salmoni, sul suo blog Maverick (già assurto agli onori delle cronache per l’articolo “c’è lavoratore e lavoratore”, con sostanziale criminalizzazione degli addetti delle varie società che lavorano per la Tav). Scrive l’autore di uno dei principali blog del fronte antiTav: «Il valore politico dell’iniziativa è che si associa direttamente la Resistenza storica contro il nazifascismo alla resistenza popolare dei valsusini contro la speculazione, la devastazione del territorio, la mafia e l’occupazione militare. Un’occasione in più per contribuire a rinnovare il dibattito sulle Nuove Resistenze e, perché no, ad assecondare il ricambio generazionale in un’Anpi arenata da tempo nelle paludi della retorica istituzionale e in mano a una dirigenza pavida o sottomessa al Pd».
DONAZIONE PERSONALE. Basta poco per scoprire che le cose sono andate diversamente. Il materiale è stato consegnato dallo stesso Salmoni all’Istituto, evidentemente con l’intenzione di creare il caso. Luciano Boccalatte, direttore dell’Istituto “Giorgio Agosti”, interpellato dall’Ansa rifiuta però ogni lettura politica e precisa: «l fatto di raccogliere volantini e video consegnati da un militante rientra nella politica dell’Istituto, che è di conservazione di documenti che possono avere un valore storico. Abbiamo, ad esempio, documenti di partiti politici dal 1947 a oggi. Si tratta della donazione di un fondo personale, non dell’istituzione di un centro di documentazione No Tav. La raccolta di documentazione non implica nessuna condivisione».
L’Anpi, infatti, è profondamente divisa sull’atteggiamento da avere rispetto al movimento No Tav, che come tanta extrasinistra rivendica la continuità con i partigiani. Una posizione di cui abbiamo, negli anni ’70, già sperimentato le perniciose derive.
A livello locale, le associazioni valsusine ed il presidente provinciale (l’ex sindaco di Torino, Diego Novelli) sfilano sfilato con i lori gonfaloni in tutte le manifestazioni. Ben diverso l’atteggiamento della dirigenza nazionale.
«IMBROGLIONE DI PROFESSIONE». A livello politico, da sinistra, più di una dissociazione. «Perplesso» sull’iniziativa assunta dall’Istituto storico della Resistenza si è dichiarato il vicepresidente di Palazzo Lascaris Roberto Placido, che per conto della Regione sovrintende all’attività del comitato e ai finanziamenti del centro studi. Molto duro il commento del senatore Stefano Esposito, tra i più tenaci avversari del movimento No Tav e della sua deriva violenta. «Fabrizio Salmoni o se preferite Maverick – scrive in una nota il parlamentare – è il giustificazionista delle pietre contro gli operai del cantiere TAV. Si conferma, in questa vicenda, il solito travisatore della realtà. Una persona che con coerenza e costanza, continua a cambiare le verità a suo uso e consumo. Questa volta è riuscito a tirare per la giacchetta addirittura l’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza “Giorgio Agosti” di Torino. È riuscito a raccontare, che l’Istituto, avrebbe aperto un Centro di Documentazione sulla lotta No Tav. In realtà, lui stesso ha consegnato della documentazione. Come tutti sanno, chiunque può fare un lascito di documentazione, lascito che poi viene archiviato. Negli anni infatti, l’istituto ha ricevuto numerose donazioni, tutte accuratamente catalogate ed archiviate come è giusto per un Istituto Storico. Archiviare un lascito, non significa però aprire un Centro di Documentazione, così come scrive sul suo blog il nostro imbroglione di professione. Nessuno dell’Istituto si è permesso di associare direttamente la Resistenza storica contro il nazifascismo alla resistenza popolare dei valsusini contro quella che lui, e solo lui, considera una lotta contro la speculazione, devastazione ed il solito bla bla bla».
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