
Nigeria, vescovo di Maiduguri: «Contro Boko Haram serve l’intervento militare dell’Occidente»

«Una campagna militare di comune accordo, guidata dall’Occidente, è necessaria». Monsignor Oliver Dashe Doeme (foto Acn) non ha dubbi su quale sia l’unico modo per la Nigeria di liberarsi di Boko Haram: «L’Occidente dovrebbe fare intervenire forze di sicurezza terrestri per contenere e respingere Boko Haram», ha dichiarato a Aide a l’église en détresse.
OLTRE NOVEMILA MORTI. Monsignor Dashe Doeme è vescovo di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, in quella parte settentrionale della Nigeria che dal 2009 viene tempestata dagli attentati dei terroristi islamici. Solo l’anno scorso gli estremisti hanno ucciso più di novemila persone, cambiando strategia e cominciando a mantenere sotto il proprio controllo le città attaccate con l’obiettivo di instaurare un califfato. Attualmente, considerando le città conquistate negli Stati di Yobe, Adamawa e Borno, controllano un territorio di circa 30 mila chilometri quadrati, pari al Belgio.
«CONVERTITI ALL’ISLAM O MUORI». La diocesi di Maiduguri, spiega il vescovo, è stata letteralmente devastata: «Oltre 50 chiese sono state distrutte, 200 abbandonate, un migliaio di fedeli uccisi. Gli estremisti ti puntano la pistola o il coltello e ti dicono che se non ti converti, verrai ucciso. Tanti miei fedeli sono stati uccisi per essersi rifiutati di convertirsi». Dal 2009, tra i 70 mila e 125 mila cattolici sono dovuti scappare dalle proprie case. Lasciando così la diocesi sguarnita di oltre la metà dei suoi cristiani.
«NON CI SONO PIÙ CRISTIANI». «La minaccia alla quale dobbiamo far fronte dice che la Chiesa ha davanti un futuro oscuro. Molti dei nostri membri sono stati dispersi, altri uccisi. In certe regioni – continua il vescovo – non ci sono più cristiani. Ma la Chiesa appartiene a Cristo. La Chiesa resterà forte. Molti dei nostri fedeli sono rientrati dopo che le loro città sono state riprese dall’esercito nigeriano».
«MOLTI SOLDATI CON BOKO HARAM». Esercito sul quale però non si può fare affidamento, come afferma monsignor Dashe Doeme, riferendosi alla recente strage effettuata dai terroristi nella città di Baga, che i soldati hanno abbandonato senza combattere: «Gli ufficiali dell’esercito responsabili di Baga dovrebbero essere licenziati. Tra i soldati, ci sono simpatizzanti di Boko Haram, alcuni tra loro sono addirittura membri di Boko Haram. Molti davanti al nemico sono fuggiti. Ma anche il governo, che sa chi sostiene» i terroristi dal punto di vista economico e militare, deve intervenire. La cosa più importante ora per la Nigeria, conclude, «è la preghiera. Bisogna pregare per il nostro popolo. Io so che tanta gente prega per noi e sono molto riconoscente».
Articoli correlati
1 commento
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Ultim’ora:
COMUNICATO STAMPA
“I cristiani della Nigeria hanno deciso di disegnare vignette irriverenti contro Maometto sui muri delle chiese che vengono bombardate. Gli intellettuali occidentali, ai quali finora di questo macello non gliene è importato una cippa, hanno deciso di organizzare una grande manifestazione di solidarietà contro questo indegno massacro (massacro della libertà di espressione s’intende). I musulmani moderati, per non saper né leggere e né scrivere, dicono che boko haram non è islam (e si affrettano a sbianchettare dal corano i versetti citati da questi ultimi) e poi sono affari interni di un altro stato. Per buona misura (non si sa mai come va a finire, e se poi vincesse boko haram?), aggiungono che questi disegnatori hanno le loro colpe. Tutto il mondo scenderà in piazza con magliette con la scritta “je suis nigerià”, per almeno un paio di giorni e tre o quattro passaggi su telegiornali e quotidiani. Repubblica e il Fatto regaleranno un pezzetto di muro delle chiese frantumate (tanto ce n’è a miliardi). Dopo basta, “che ci avete rotto le palle abbastanza e abbiamo da fare, d’altronde il cristianesimo in Nigeria è l’emanazione del Vaticano e della CIA e forse anche della P3 o P4 o P5”. I rappresentanti dell’Economia hanno invece commentato “vabbe’, però non tiriamola per le lunghe perché comunque il petrolio lo dobbiamo comprare da quelli”. “Da quelli chi?” ha chiesto uno. “Da quelli che vincono, of course”.
FINE COMUNICATO