Nigeria, un muro per proteggere il Buon Pastore dal lupo jihadista

Di Redazione
09 Aprile 2021
Dopo il sequestro di quattro religiosi e l'omicidio del più giovane, Michael Nnadi, Acn finanzierà la costruzione di una cinta lunga tremila metri per difendere il seminario di Kaduna dagli assalti di terroristi e criminali

Non hanno mai finanziato l’edificazione di palizzate o recinzioni, «ma la situazione a Kaduna è eccezionale, per questo abbiamo promesso di inviare i 43mila euro necessari alla costruzione di un muro lungo quasi 3 mila metri». Lo ha annunciato la fondazione pontificia Aid to the Church in Need (Acn), un muro per difendere il più possibile i ragazzi del Buon Pastore, il seminario nigeriano in cui la sera dell’8 gennaio 2020 fece irruzione un commando di terroristi armati e travestiti da militari. 

Il sequestro al Buon Pastore

Avevano sfondato il fragile recinto, sparato in aria, fatto irruzione nel dormitorio, rubato cellulari e, al sopraggiungere delle guardie, sequestrato quattro ragazzi, Pius Kanwai, Peter Umenukor, Stephen Amos e Michael Nnadi. Uno di loro fu ritrovato vivo ma con le ossa fracassate dieci giorni dopo sul ciglio della temutissima superstrada Kaduna-Abuja, due furono rilasciati nei giorni successivi. Il corpo di Michael Nnadi, di appena 18 anni, il più giovane del gruppo, venne invece ritrovato e identificato l’1 febbraio. 

L’omicidio di Michael Nnadi

«Non mi dava pace, sapeva che non condividevamo la stessa fede ma lui continuava a pregare e annunciare il Vangelo con coraggio eccezionale», avrebbe raccontato dal carcere Mustapha Mohammed, uno dei suoi aguzzini, quello che lo ammazzò perché non sopportava la forza e la speranza del ragazzo. «Come si può negare che Boko Haram perseguita i cristiani?», avrebbe tuonato il 13 febbraio monsignor Matthew Hassan Kukah, vescovo di Sokoto, ai funerali del giovane e all’inizio di un anno di sangue per i cristiani nigeriani.

Un anno di sangue in Nigeria

Alemo 2.200 quelli massacrati nel corso del 2020 a causa degli attacchi perpetrati da Boko Haram nel nord del paese e dai pastori musulmani Fulani nella Middle Belt, incalcolabile il numero preciso dei rapimenti di uomini di chiesa e delle vittime di sequestri di massa, da quello reverendo Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can) decapitato il 20 gennaio, alla cattura di 344 giovani studenti a metà dicembre a Katsina. E poi c’è la cristiana Leah Sharibu, da tre anni nelle mani di Boko Haram per essersi rifiutata di convertirsi alla religione degli jihadisti.

Zona di bande e riscatti

E ora tra i 268 seminaristi del Buon Pastore ha iniziato a farsi strada la paura, troppo basso e facile da scavalcare il muro di cinta intorno a chiesa e dormitori, impossibile controllare e perlustrare una zona in cui imperversano bande di fanatici islamisti, affiliati ai terroristi di Boko Haram o criminali caccia di guadagni facili con i rapimenti: 100 milioni di naira, in seguito ridotti a 10 (da 250 mila a 25 dollari), era la richiesta dei banditi presentata alle autorità scolastiche tramite il cellulare di Nnadi per il rilascio dei quattro seminaristi. 

Un muro per proteggere i seminaristi

Secondo il rettore, Habila Daboh, che ha parlato con Acn, i più giovani non ancora saldi nella fede in Dio potrebbero lasciare il Buon Pastore per paura e tutto quello che si può fare al momento è «assicurarsi che i seminaristi vedano il recinto protetto dalle guardie prima di andare a dormire». Ma è un palliativo, un muro alto e impossibile da scavalcare aiuterebbe i preti a proteggersi dal fanatismo che assedia le loro fragili recinzioni. È solo un gesto, con 150 euro, assicura Acn, è già possibile donare «dieci metri di sicurezza» e un po’ di sicurezza ai giovani preti dell’insanguinato nord della Nigeria. 

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