Nigeria, Congo, Mozambico. «Fermate la mattanza dei cristiani»

Di Leone Grotti
17 Gennaio 2023
Un sacerdote cattolico bruciato vivo in Nigeria, 17 cristiani uccisi a un battesimo in Congo, ancora violenze in Mozambico. «In Africa è pericolosissimo professare la propria fede. L’Occidente non può assistere indifferente»
La canonica di un sacerdote cattolico data alle fiamme in Nigeria

La canonica di un sacerdote cattolico data alle fiamme in Nigeria

La persecuzione dei cristiani in Nigeria e in altri paesi dell’Africa è sempre più feroce e fuori controllo. Domenica un sacerdote cattolico, padre Isaac Achi, è stato bruciato vivo nel villaggio di Kafin Koro, nello Stato di Niger, da banditi rimasti ignoti, come troppo spesso accade. Il governatore dello stato, Alhaji Sani Bello Abubakar, ha definito l’assassinio «blasfemo e disumano: servono azioni drastiche per fermare questa carneficina».

Cristiani rapiti e uccisi a Natale in Nigeria

Padre Achi era il parroco della chiesa cattolica dei Santi Pietro e Paolo, oltre che il responsabile della sezione locale della Associazione cristiana della Nigeria. Secondo la ricostruzione della polizia, i banditi hanno cercato di fare irruzione nella canonica e non riuscendoci hanno dato fuoco alla casa. Un secondo sacerdote, padre Collins Omeh, è riuscito a scappare rimanendo ferito a una spalla da colpi di proiettile.

L’attentato è il più grave dopo quello del 25 dicembre, quando un gruppo di uomini armati ha devastato il villaggio di Angwan Aku, nello stato di Kaduna, uccidendo un cristiano e sequestrandone altri 53. Nella settimana precedente più di 40 cristiani erano stati uccisi in una contea limitrofa.

L’attentato in Congo durante un battesimo

La persecuzione dei cristiani non si aggrava soltanto in Nigeria. Almeno 17 persone sono morte domenica in Congo a causa dell’esplosione di un ordigno artigianale nella chiesa pentecostale di Kasindi, nel Nord Kivu, durante un battesimo. L’Isis ha rivendicato la paternità dell’attentato.

L’area del Nord Kivu è diventata così pericolosa, a causa dell’imperversare dei gruppi armati, che papa Francesco ha deciso di non recarvisi come inizialmente previsto durante la sua visita in Congo del 31 gennaio. «Se il Papa non va nel Nord Kivu è evidente che lì c’è l’inferno!”, ha spiegato l’attivista congolese John Mpaliza.

Cristiani decapitati dall’Isis in Mozambico

I terroristi islamici dell’Isis hanno colpito di recente anche in Mozambico. I jihadisti hanno assalito il 30 dicembre il villaggio di Namande, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, uccidendo almeno due persone.

«Abbiamo attaccato il villaggio abitato da cristiani», ha comunicato il gruppo terroristico, e ci siamo scontrati con «milizie cristiane», costringendole alla fuga, catturando e decapitando un suo membro prima di incendiare le case. A settembre era stata uccisa nell’area la missionaria italiana Maria De Coppi.

«L’Occidente aiuti a fermare la mattanza»

Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre, ha dichiarato in merito all’ultima ondata di attentati: «Estremisti appartenenti all’etnia Fulani, terroristi aderenti a gruppi jihadisti o gruppi criminali interessati al riscatto importa poco. Ciò che importa è che in Africa è pericolosissimo professare la propria fede. L’Occidente che ama richiamarsi ai diritti dell’uomo non può continuare ad assistere indifferente alla mattanza in corso, mentre le autorità locali non possono permettersi di essere latitanti lasciando le comunità religiose indifese e alla mercé della violenza organizzata. È tempo di agire per assicurare stabilità e sicurezza nei paesi africani minacciati dalla persecuzione».

@LeoneGrotti

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