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“Nessuno, nessuno fa il caffè come te! Ti amo!”
Diventare una cosa sola vuol dire condividere la vita, ancora di più: il destino. Tra i tanti termini che definiscono gli sposi c’è n’è uno insuperabile, i consorti, coloro che condividono la sorte, il destino, l’eternità. Tutto questo si declina in una quotidiana avventura tale da sembrare insignificante nella sua monotona routine, come bere un caffè. Ed è lì che si decide il destino degli sposi, dei consorti, dove in realtà è possibile sperimentare la grandezza dell’amore umano, la sua inconfondibile bellezza.
Si tratta di due mondi differenti, due universi che diventano gradualmente uno, realizzando quanto il sacramento, l’amore di Cristo che li ha afferrati, ha compiuto il giorno delle nozze. Semplicemente vivendo insieme. Due temperamenti, oltretutto segnati dalle differenti sensibilità che contraddistinguono i due sessi, due storie diverse, due famiglie diverse che hanno segnato l’educazione, insomma, due persone diverse che vivono insieme: una miscela potenzialmente esplosiva.
L’avventura quotidiana inizia la mattina presto: lei che si fionda in bagno e ci resta per ore. Lui che lascia il cesso come una fogna maleodorante, e non tira mai l’acqua per giunta! “Ma dove sei cresciuto? In una stalla?”. Lei che si fa la doccia tre volte al giorno. Lui che ha dei piedi fetidi da far vomitare. Non si tratta di banalità, la casistica è variegata fino all’inverosimile, bizzarra e sorprendente. Se è vero che di norma è la donna che è precisa, pulita, ordinata, in realtà non c’è nulla di peggio di un uomo meticoloso, fautore dell’ordine fino all’ossessione: “Mi lascia le mutande sporche sul termosifone del corridoio! Che schifo!”.
Non ha tutti i torti. Ma uno dei punti cruciali della lotta, dove la battaglia è più accanita, specie nelle coppie alle prime armi, è il caffè. Il famigerato caffè!
Per la donna il caffè non è nient’altro che una bevanda amara utile a stimolare il metabolismo, a dare una carica capace di alleviare la stanchezza. Per l’uomo è un rito, una cerimonia solenne, un elemento cardine dell’esistenza (che noia!), spesso complici delle suocere che meritavano di essere frustate sin dalla tenera età. La verifica è in quel gesto solenne che, dopo il primo sorso, pontifica con un sospiro: “Come lo fa mamma non lo fa nessuno!”. Ma va a remengo tu e tua madre! Anche perché, dopo attenta verifica, puoi ben dire che il caffè della suocera è proprio un schifezza. In realtà certi gesti assorbiti in famiglia, fin da piccoli, si inscrivono nella nostra vita come fatti abituali e scontati, punti di riferimento assodati che in realtà meritano proprio di essere aggiornati, rivisti, criticati, per non restare degli eterni adolescenti cresciuti in una riserva indiana. Perché la nostra vita cresca, diventi più bella e grande. E questo lavoro preziosissimo, indispensabile, non avviene senza fatica.
Le coppie più belle nascono dai mondi più distanti tra loro, a tal punto da sembrare in contraddizione.
Rosanna è cresciuta in una famiglia di militari, metodica, ordinata, integerrima nei doveri, portamento marziale, capace di far volare in perfetta fila indiana uno sciame di mosche ubriache. Evandro, il marito, quando è in compagnia è completamente fuori di testa: bizzarro, irriverente, incapace di dire una cosa seria, vulcanico, quando sorride emette un suono che è una via di mezzo tra uno starnuto e un rutto, e lo fa spesso. Sa fare tutto lui, capisce tutto lui, eppure a casa loro ho provato il miglior vitel tonnè della mia vita, formidabile! Mondiale! Rosanna ha il suocero anziano in casa, due figli professionalmente lanciati senza problemi, intelligenti lavoratori; Giulio è psicologo geniale, Sergio (avvocato) è sposato da poco e ha già una bambina rubiconda e famelica, Giorgia, che costringe la mamma ad allattare mentre sta a tavola, e Sarah lo fa con la naturalezza commovente di tante madonne dipinte con una fede grande e umana cha abbiamo perso. Quando sei a cena con tutti loro non ci si annoia, i Simpson in confronto sembrano un convento di suore di clausura in letargo. È una continua, allegra guerra, carica di tensioni, cioè di energia che si scarica con battute, frecciatine e qualche volta improperi. In casa loro non mancano le liti, i periodi di tensione anche sofferti, ma tutto questo è segno di salute: la lite è una modalità talvolta necessaria di condividere la vita, a tal punto che ai miei fidanzati dico che non si è pronti al matrimonio se non si è cominciato a litigare. Vuol dire che finalmente la nave comincia a navigare in mare aperto, pronta ad affrontare i marosi più violenti, quelli che sferzano l’oceano della vita.
Nulla è più lontano dalla realtà, più devastante in un matrimonio, che la convinzione ferrea secondo la quale in una famiglia sana non si litiga, non si discute, non ci sono tensioni: ci si vuole sempre bene come due micetti che giocano. Favole! Il matrimonio non è la copia sbiadita di una soap opera. Questa capacità di interagire, di mettersi in discussione, di venire incontro l’uno all’altro, di fare rinunce, di chiedere perdono e perdonare, di dire le cose come stanno o di tacere se necessario, di mandare in quel paese una persona quando se lo merita, in ogni coppia viene declinato in maniera diversa: che bello! Nessuno è uguale all’altro! In alcune coppie è possibile vedere la delicatezza, la sensibilità attenta e pacata che stempera le tensioni, i contrasti, in uno sguardo colmo di profonda, mite compassione. In altre si può esprimere in manifestazioni folcloristiche che farebbero impallidire la più vivace e turbolenta commedia napoletana. I primi tempi che ero in parrocchia dalla canonica, che si affaccia sull’anfiteatro del paese vecchio, mi è capitato di assistere a liti feroci e violente a tal punto che chiamavo i carabinieri: “Venite perché qui tra un po’ si ammazzano!”. Poi mi mettevo a guardare con apprensione e vedevo invece tutto il paese comodamente schierato come a teatro. Alla fine mi sono goduto con soddisfazione la scena. Ben diversa la situazione in certi condomini dove nel gelido silenzio, colmo di odio, covano le peggiori violenze.
Nella lite si comunica, si accetta la sfida, si attua un dialogo colmo di energia, di tensione cioè di forza. Si può litigare solo per qualcosa che abbiamo a cuore. Ciò che distrugge è l’indifferenza, la freddezza che nasce dal disprezzo, dal rifiuto.
Amare vuol dire abbracciare l’altro con tutto sé stessi, forti dell’amore di un Dio che ci ama come siamo, misericordioso, benevolo, che conosce le nostre miserie e tuttavia è paziente. Un cammino avventuroso è inevitabilmente fatto di cadute, ma ci si rialza, grazie a Lui. Solo i serpenti non cadono mai, perché strisciano. Provate ad insegnare ai vostri figli a camminare evitando a tutti costi che non cadano mai, per paura di farsi male: non impareranno mai. A meno che volete dei figli che a cinque anni vanno ancora in giro col passeggino e il ciuccio. E vanno dallo psicologo infantile per imparare a camminare (a ventidue anni che cosa dovranno inventarsi?).
Le coppie che hanno accettato questa sfida, questo faticoso lavoro che li ha costretti a cambiare, cioè a crescere, sono bellissime: persone diverse, mature, che hanno imparato a guardare con ironia sé stessi, lieti di stare in compagnia, la casa sempre aperta agli amici, componente insostituibile di una famiglia viva.
Così una moglie sull’orlo di una crisi di nervi può decidere di farsi aiutare dalle amiche (perché no, anche dalla pesantissima suocera) a fare un caffè decente, non è necessario fare un corso di Master Blender in torrefazione, anche perché effettivamente certe persone fanno una bevanda disgustosa che non si capisce da dove viene, anche usando la migliore acqua minerale e la miscela più pregiata macinata al momento; si può spiegare solo da dei fluidi magnetici che senza saperlo la persona possiede, qui però sconfiniamo nel paranormale. Al contrario un marito innamorato può accettare che la moglie, pur con tanto amore, faccia un caffè imbevibile: non crolla il mondo, si vive bene comunque, anzi! Addirittura quel caffè imbevibile può essere amato come il segno peculiare e inconfondibile che ti lega a lei, la donna che ami! E dirle con amore sincero, trasporto e ironia: “Nessuno, nessuno fa il caffè come te! Ti amo!”.
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2 commenti
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“Nessuno, nessuno fa il caffè come te! Ti amo!”. Ma proprio nessuno è capace di farlo così (buono) come il tuo!!
Che ridere!!, che bei quadretti familiari, Giorgio Carini!
Leggendo -e ridendo- pensavo alla bellezza ed alla fatica -allo stesso tempo- di essere il parroco di una parrocchia!. Se si riesce a rimanere a contatto con le famiglie io sono convinta che s’ha da imparare tanto da questa “istituzione” divina…Le preghiere del prete per le famiglie e la vita delle famiglie accanto a quella del prete fan sì che Cristo regni beato tra di loro…Che nostalgia di quelle commedie che si vedevano in tv con Eduardo di Filippo, quanta semplicità e verità di vita!
Abbiamo tanto bisogno di tornare a stare assieme, ma per far questo ci vuole semplicità, e umiltà: tanta umiltà.
“che si vedevano in tv con Eduardo di Filippo” , ma anche Antonio de Curtis, Aldo Fabrizi, ecc. ecc. ecc.