
Nessun tocchi l’Elefantino
Giuliano Ferrara sul Foglio ha accusato il direttore dell’Unità Furio Colombo e lo scrittore Antonio Tabucchi di essere i «mandanti linguistici» del suo omicidio (“Se mi ammazzano, è su mandato di Tabucchi e di Verdurin”, 6.10.03). A far imbestialire l’Elefante era stato un articolo comparso il 4 ottobre su l’Unità in cui si definiva “strano” un incontro fra il direttore del Foglio e Silvio Berlusconi. Perché “strano”? Spiegava Ferrara: «Non c’è aggettivo migliore per definire un “nemico oggettivo” che il termine strano, stampato in bella evidenza su un giornale che mi dà di “squadrista” perché non sopporta le nostre ironie sulla coiffure del suo direttore (…). La definizione del nemico è d’altra parte la principale preoccupazione di quel giornale, e tra una tabucchiata e l’altra si compie il massacro detto del character assassination». Mentre l’Unità cercava di passare dal ruolo di mandante linguistico a quello di vittima titolando “È partito l’ordine: far tacere l’Unità” (8.10.03), Ferrara sfornava un nuovo coup de theatre. La mattina di giovedì 9 ottobre è comparso sul Foglio la traduzione di un articolo dell’edizione pomeridiana del Monde a firma di Antonio Tabucchi. Ferrara ne è venuto in possesso, l’ha tradotto, ha risposto. Lunedì 13 ottobre il direttore del Foglio è tornato sul caso invocando per sé una standing ovation per aver rubato l’articolo del Monde prima che questo fosse pubblicato (“Fatemi un applauso: ho rubato un Tabucchi al Monde”).
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