Neonati appesi all’amo “gender x”

Di Caterina Giojelli
14 Settembre 2018
Né maschio né femmina. New York approva il cambio di identità sessuale senza parere medico. E i genitori potranno scegliere per i figli appena partoriti

Né maschi, né femmine, ma “gender x”. Dal 1 gennaio 2019 chi nasce a New York, o chi vive a New York e non si riconosce nella divisione dei due sessi, potrà ottenere la modifica anagrafica senza bisogno di certificazione medica. Se ne è parlato ovunque in toni trionfalistici, il nuovo sol dell’avvenire pare sorgere così, tra le gambette sghembe di una ics.

«UNA GIORNATA STORICA». Attualmente il terzo genere è riconosciuto solo in Oregon, California, Washington Dc e New Jersey (in alcuni di questi Stati è anche possibile indicare tale scelta sui documenti di riconoscimento: la patente, ma anche la carta d’identità, il certificato di morte), tuttavia la Grande Mela è diventata in queste ore la città della grande svolta.
«È una giornata storica per New York, sempre più campione mondiale sul fronte dell’inclusività e dell’uguaglianza», esulta lo speaker del City Council, il democratico Corey Johnson. «I newyorkesi non avranno più bisogno della documentazione di un dottore per cambiare il proprio genere sul certificato di nascita e non saranno più trattati come se la loro identità fosse una questione medica», chiosa il sindaco Bill de Blasio, pronto a firmare la legge che entrerà in vigore dal prossimo anno. «Una decisione eccezionale», dice l’avvocato transgender che ha portato avanti la battaglia per il “gender x” Carrie Davis, una «svolta in tempi di pericolo e di incertezza sul fronte dei diritti dei transgender americani a livello nazionale».

FAMIGLIE X. Una tale euforia e disinvoltura parlando di identità x – se non farci pensare a quale altra comunità umana meriti in questo momento il privilegio delle leggi correnti e la mobilitazione generale – dovrebbe per lo meno porci delle domande. In primis sui paradossi che deriveranno dalla negazione del dato biologico ora che sentimento e desiderio (perché tolta la certificazione della disforia di genere da parte un medico di cos’altro stiamo parlando?) vengono ancora una volta benedetti dal legislatore.
Delle storture a cui approda il pensiero per cui ciò che è rilevante ai fini della propria identità non è più ciò che uno è, ma ciò che uno ritiene di essere (maschio, femmina, entrambi, nessuno dei due), spesso collegato allo sviluppo tecnico scientifico quando si tratti di mettere su famiglia, abbiamo letto in lungo e in largo. Trasformando le tecniche di procreazione medicalmente assistita da rimedio estremo per i casi di sterilità e infertilità in mezzi in cui poter strumentalizzare i figli a soddisfazione dei propri desideri e delle proprie aspirazioni, si è sdoganata la compravendita e affitto di uteri, seme, ovuli, le gravidanze portate avanti da madri che si sentono padri e viceversa. Perché è questa la conseguenza più grande: a fare le spese del sesso che pare e piace agli adulti e dell’esaltazione della parabola dell’indifferenza sessuale sono sempre i bambini.

UN PRODOTTINO PSICOCULTURALE. A lasciare sbigottiti infatti è la decisione, presa a grande maggioranza al City Council, di permettere anche ai genitori di poter scegliere la “x” per designare i propri figli appena dati alla luce. Senza ricorrere al parere medico. In altre parole, potranno appendere all’amo di una x i neonati in attesa che decidano loro, liberamente, in quale genere riconoscersi quando saranno più grandi.
C’è qualcosa di peggiore e più sinistro nel dare la possibilità a due adulti di prevaricare in nome di una convinzione il dato biologico di un neonato? C’è la completa dimissione da padri e madri, orgogliosi non più di avere dato alla luce un bambino così com’è, in carne, ossa e tutto quello che natura ha apparecchiato per lui, bensì un piccolo e molto progressivamente aggiornato prodottino psicoculturale.

Foto baby wool shoes Shutterstock

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.