Nelle email dei magistrati si prende in giro Travaglio. “A Marco, datte ‘na calmata”

Di Chiara Rizzo
21 Settembre 2012
Giornata intensa nella mailing list dei magistrati di Md. Giudici e pm appoggiano la decisione di bacchettare Ingroia per le esternazioni pubbliche a processo in corso. Ma poi esultano per il processo Abu Omar

Giornata intensa ieri per le toghe di Magistratura democratica (la corrente che unisce i magistrati di sinistra), dopo il comunicato del presidente sulla vicenda trattativa Stato-mafia che ha bacchettato i pm di Palermo, e dopo un articolo di Marco Travaglio di replica, che ha bacchettato a sua volta Md (subito postato nella mailing list, senza commenti, da un pm della Procura nazionale antimafia, anche membro dell’Anm). Le mail dei magistrati si sono susseguite per tutta la giornata su questo tema. Più che autocritica, dopo il sermone di Travaglio, c’è da dire che prevale l’ironia. Scrive ad esempio un magistrato, notissimo scrittore di gialli: «Mah. Ci mancherebbe che querelassimo o citassimo Travaglio per aver espresso la sua opinione! Diciamo che questa volta, pur essendo per molti altri versi persona quanto mai apprezzabile, ha preso una cantonata grossa come una casa e facciamoglielo sapere. Visto che vanno di moda i documenti, ne propongo uno estremamente sintetico, che recita così: “A Marco, datte ‘na calmata”». Risponde una nota procuratrice aggiunta di Modena, in passato finita nel mirino dei casalesi per le sue indagini: «Questa è la goccia che mi ha fatto traboccare il travaglio».

NEMICI DELLA VERITA’. Chi pensasse che il fronte togato, e anche dell’antimafia, faccia spallucce alle critiche del principale cronista di riferimento, sbaglia. Md è capace anche di autocritiche. «Il corsivo di Travaglio è importante ed utilissimo. Permette di riaffermare l’“in sé” di Md» scrive kantianamente il segretario della corrente in un capoluogo pugliese. «Forse tale chiarezza comporterà tracolli elettorali e l’allontanamento di alcuni colleghi, ma è giusto che sia così. Io sono dentro Md perché non associamo mai a “garantismo” l’aggettivo peloso. Non consideriamo il dibattimento un inutile orpello o i difensori fastidiosi nemici della “Verità”. Riteniamo che tutti debbano avere un giusto processo e che a fronte di una legge che allarga i diritti di difesa di uno, sia meglio estendere tali diritti a tutti. Non ci viene l’urticaria a parlare di indulto. Non gioiamo se tintinnano le manette, anche per il peggiore criminale». Mai letto tanto garantismo, nelle mail della corrente. Prosegue infatti il giudice: «Non ripetiamo, ossessivi, come i miei amici fan de “Il Fatto”, che il problema dell’Italia è la “giustizia” (intesa come carcere per i manigoldi) ma che il problema, nell’Italia di oggi, sia la giustizia sociale. Insomma, non invochiamo più pena ma, al più, più pane. Riteniamo che il magistrato abbia diritto di parola e di essere un attore della società italiana. Ma non che debba lamentarsi in televisione per i torti subiti, debba cercare l’applauso per il lavoro fatto, inseguire sulla ribalta mediatica (più o meno ampia, più o meno consciamente) i risultati che dovranno arrivare in sede processuale. Per questo, non mi piacevano De Magistritis o la Forleo quando andavano da Santoro, ma ho difeso il diritto di Ingroia di dirsi partigiano della Costituzione. Non mi piace – però – Ingroia che ritira le firme a suo sostegno». Poi conclude, riferendosi a Travaglio: «Lo ringrazio perché ci permette di discutere del modello di magistrato di Md (e di Area) e di capire chi c’è dentro e chi fuori. Ha scritto che Md ha emesso il comunicato di ieri per difendere Napolitano o Violante dal procedimento cd. “trattativa” (perché lui è a conoscenza che siano accusati di qualcosa?). Non tema lo stesso delle mie righe».

PM ESTERNATORE. Concorda anche un altro magistrato brindisino: «Penso anche io che garantismo, legalità, etc. non devono avere aggettivi, ma, al contempo, devono, però, essere sempre praticati, e quindi mi chiedo: perché non ci ricordiamo mai (e ricordiamo al pm esternatore di turno) che, secondo legge, i sostituti procuratori non possono rilasciare interviste e, quindi, i pensieri e le opinioni così esternate peccano, dalla nascita, di un errore?». Già, perché mai?

ABU OMAR. Ma in giornata ci sono altri fatti eclatanti da commentare. C’è infatti la sentenza della quinta sezione della Cassazione penale che farà riaprire il processo d’appello per il caso Abu Omar, per gli ex vertici del Sismi Nicolò Pollari e Marco Mancini, fin qui non processabili per il segreto di Stato. La notizia, in Md, suscita viva commozione. «Talvolta succede qualcosa che ci dà modo di credere nella dignità del lavoro che svolgiamo e nella sua giustezza. Oggi è una di quelle volte. Abbracci», scrive il giudice che pronuciò la sentenza di non doversi procedere per Pollari e Mancini.
Qualcun altro, invece, si rivolge direttamente ad Armando Spataro, che rappresenta l’accusa al processo: «Caro Armando, è stata una battaglia di civiltà che hai, avete, con determinazione, rigore e professionalità, perseguito e vinto per tutto il Paese. Grazie», scrive una magistrato di Latina. Fa eco un gip di Cagliari: «Sentenza importante, non solo per ragioni di uguaglianza davanti alla legge, ma per la democrazia; è inutile dire per legge che i servizi non possono commettere reati, se poi l’accertamento di quei reati viene reso di fatto impossibile con un uso spregiudicato del segreto di Stato, ed ammettere questa prassi (come in parte ha fatto la Corte Costituzionale) significa un’indebita invasione dell’Esecutivo rispetto agli altri poteri dello Stato. Quella condotta dalla magistratura è stata una battaglia di democrazia, dunque, e la sentenza della Corte di Cassazione segna un’importante vittoria».

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3 commenti

  1. francesco cacopardi

    Ma ci hanno le palle e il cervello in parlamento per mettere fine a questa fogna?

  2. Mappo

    Per me è semplicemente allucinante che in Italia esista qualcosa che si chiami Magistratura Democratica. Dubito che possa esistere qualcosa del genere in nessuna altra parte del mondo, per lo meno con le caratteristiche settarie che ha questa associazione. E poi ci chiediamo perché la giustizia non funziona in Italia?

    1. Charlie

      Sono assolutamente d’accordo.
      E non dimentichiamo che in Italia ci fu anche l’invenzione di ” Medicina Democratica “.
      Sic !

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