
Nella terra dei casinò e della prostituzione libera, lo sfidante di Romney sarà Ron Paul
Mitt Romney è l’unico candidato repubblicano ad aver vinto in due Stati su quattro, tornando così ad essere lo sfidante conservatore di punta nella corsa contro il presidente Barack Obama. Il voto in Florida, che fino a una settimana fa vedeva Newt Gingrich vincente sull’ex governatore del Massachusetts, è sicuramente stato influenzato da una campagna giocata con un’arma così affilata da poter essere a doppio taglio per il partito conservatore accusato di essere sempre più frammentato. Romney, infatti, ha puntato sulla vita passata dell’ex speaker convertito, togliendogli moltissimi consensi tra l’elettorato femminile del Gop, che ha dato il 52 per cento dei voti a Mitt contro il 28 ottenuto da Newt.
La prossima sfida, però, sembra non essere più fra Romney e Gingrich. Bensì con il mormone milionario e libertario Ron Paul, il candidato che per ora non ha ancora vinto in nessuno Stato. Anche se non ci sono sondaggi recenti che prevedano il voto del Nevada, dove si sceglierà il candidato del Gop già sabato prossimo, questo Stato ha caratteristiche che piacciono sia al capitalista Romney sia al libertario Paul.
Il Silver State è infatti quello delle miniere e delle imprese che faticano a sopravvivere alla crisi e che chiedono meno tasse insieme all’abbattimento dei regolamenti. Il profilo di Romney, il manager e consulente d’azienda che ha salvato diverse imprese in perdita, appare quindi perfetto. In Nevada poi, dove la disoccupazione è ai livelli più alti (13,4 per cento contro una media federale dell’8,5) e dove la bolla edilizia ha lasciato i suoi strascichi più pesanti, il 7,5 per cento dei repubblicani è di fede mormona come l’ex governatore. Non solo, qui Romney vinse nel 2008 scegliendo di puntare su un territorio allora troppo sottovalutato dagli altri sfidanti. Cosa che i cittadini del Nevada gli riconoscono ancora.
L’unico che insieme all’ex governatore del Massachusetts si spese molto nel Silver State e che anche quest’anno ha giocato qui parecchie risorse è il libertario Paul. La ragione dell’azione di Paul sta nella storia del Nevada, che non è solo quello recente della crisi ma è anche lo Stato di Las Vegas e delle università che insegnano a giocare d’azzardo e a ballare la lap dance. L’unico in cui la prostituzione è legale e dove in materia di droghe e alcol la legislazione è la più permissiva di tutti gli States. Per questo Paul, pur essendo arrivato quarto in Florida, non ha ancora gettato la spugna, salutando così il suo principale rivale: «Ci vediamo nei prossimi caucus».
Rick Santorum, invece, primo in Iowa e terzo in tutti gli altri Stati, sembra avere puntato di più su Colorado e Minnesota, che andranno al voto martedì prossimo dopo il Nevada. Gingrich, invece, spera di ottenere voti anche nel Silver State, dove i repubblicani più vicini al Tea Party potrebbero ancora sceglierlo, grazie anche al sostegno e al finanziamento del magnate dei casinò Sheldon Adelson, l’ebreo ortodosso che gli ha donato 5 milioni di euro. Proprio agli ebrei, che non possono fare attività di sabato, il partito ha permesso una sessione straordinaria di voto nella serata dello stesso giorno.
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