Negozianti di un villaggio spagnolo tornano alla vecchia Peseta

Di Chiara Sirianni
03 Gennaio 2012
È successo a Salvaterra del Miño da ottobre fino alla fine del 2011, con il benestare della Camera di commercio locale. Enorme successo dell'iniziativa che ha visto code di turisti dirigersi nella piccola città di 9 mila abitanti al confine con il Portogallo

In una Spagna che annaspa, dopo aver chiuso il bilancio del 2011 con un deficit dell’8%, e attende timorosa le indispensabili misure di austerity annunciate dal centrodestra di Rajoy, c’è un piccolo comune della Galizia, al confine col Portogallo, che ha avuto un’idea anti-crisi. A Salvaterra de Miño, dal mese di ottobre, la Camera di commercio locale ha deciso di far accettare nei negozi la vecchia peseta.

Il governo ha calcolato che – nascoste o dimenticate – nelle case degli spagnoli ci siano più di 1.700 milioni di euro in pesetas. E si è creato un vero e proprio flusso di turisti attratti, durante il fine settimana, dalla prospettiva di pagare un caffè, il taxi, un paio di scarpe, al prezzo vigente prima dell’arrivo dell’euro. Soddisfatti i clienti ed entusiasti i gestori, che hanno raggiunto picchi di vendita in assoluta controtendenza rispetto al resto del paese. Tutto è perfettamente legale: la Banca di Spagna è l’unico istituto europeo ad eseguire il cambio di valuta a tempo indeterminato. El Pais racconta che a Salvaterra i negozi che accettano come forma di pagamento la pesetas sono 49, compreso un bar. Ristoranti, elettricisti, ottici, farmacie, negozi di abiti e di elettrodomestici, di articoli sportivi e di arredamento. C’è anche una compagnia di assicurazioni. Gli spagnoli possono così aprire la scatola dove conservavano le vecchie pesetas e andare a fare shopping, ricevendo il resto in euro. Ai gestori basta recarsi al Banco de España per convertire i ricavi.

L’iniziativa doveva durare un mese, ma visto il successo è stata prolungata fino al 30 dicembre. E molti, sospirando, si sono chiesti se non fosse possibile mantenere questa impostazione per sempre. Luz Fernàndez Alonso, il portavoce dell’unione di imprenditori che ha organizzato il tutto, ha però frenato lo slancio nostalgico: «Non funzionerebbe. Queste cose, col tempo, si dimenticano e non hanno più effetto». Fernandez è il proprietario di una concessionaria. Un cliente gli ha pagato una riparazione alla macchina con sette biglietti da 2.000 pesetas che aveva trovato nascosti “nella vecchia scatola di una piccola radio”. E la smania di andare a caccia di vecchie banconote sparse per le soffitte ha portato a un altro fenomeno curioso: un vero e proprio boom di collezionisti, diretti a Salvaterra, decisi ad accaparrarsi le banconote più rare. Non solo quelle, che sembravano introvabili, col volto del Generalìsimo Franco. Da un ottico, qualcuno ha provato a pagare con banconote precedenti il 1949. Non valgono nulla, ovviamente: ma sono talmente rare che sono state accettate all’istante.

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