Neanche il terremoto ferma la follia dei lockdown in Cina

Di Leone Grotti
11 Settembre 2022
Trecento milioni di persone in più di 70 città in tutto il paese sono attualmente chiuse in casa. Il Partito comunista ha vietato anche ai cittadini di Chengdu di uscire durante il sisma di lunedì (magnitudo 6.8) rischiando una strage
Le conseguenze del violento terremoto nel Sichuan, in Cina

Le conseguenze del violento terremoto nel Sichuan, in Cina

«Non uscite di casa, non scendete le scale, non correte! Non importa quanto è forte il terremoto. Non può essere così forte. È più sicuro restare in casa». Ha fatto scalpore in Cina questo messaggio (diffuso subito su Weibo) inviato dal capo di un comitato residenziale di Chengdu, capoluogo del Sichuan, ai residenti chiusi in casa per il lockdown. L’avviso, arrivato sugli smartphone di tutti i residenti, è la quintessenza della politica “zero Covid”, che in Cina ha raggiunto livelli parossistici. Il Partito comunista ha preferito rischiare di far morire migliaia di persone nelle loro case per il sisma di magnitudo 6.8 che ha colpito la provincia il 5 settembre piuttosto che permettere un solo contagio in più facendole uscire.

300 milioni attualmente in lockdown in Cina

A causa del terremoto di lunedì sono già morte 74 persone e altre 26 sono tuttora disperse. La maggior parte delle vittime è stata registrata nella regione autonoma tibetana di Ganze. Ma la forte scossa è stata percepita anche nella capitale provinciale di Chengdu, facendo tremare i grattacieli e terrorizzando la popolazione di 21 milioni di abitanti chiusa in lockdown a causa della pandemia.

Più di 70 città – tra cui 15 capitali provinciali e Tianjin – in tutta la Cina si trovano attualmente in lockdown, totale o parziale, limitando fortemente la libera circolazione di oltre 300 milioni di persone, quasi un quarto dell’intera popolazione cinese. Le misure di contenimento del virus sono assolutamente sproporzionate se si considera che la Cina ha registrato nell’ultimo mese una media di appena mille nuovi casi al giorno.

«Il vostro palazzo è crollato o no?»

Mentre le case a Chengdu tremavano per il sisma, molti abitanti erano letteralmente murati nelle proprie abitazioni come a Shanghai, con le porte sbarrate dall’esterno dagli zelanti funzionari del Comitato locale di prevenzione e controllo del Covid. Fortunatamente, nella capitale provinciale non si sono registrate vittime ma se l’epicentro fosse stato a Chengdu, e non a circa 100 km di distanza, sarebbe potuta avvenire una strage. Incredibile la risposta che un responsabile della prevenzione sanitaria ha dato agli abitanti chiusi in un grattacielo gridando con il megafono e rifiutandosi di aprire il portone: «Ditemi solo una cosa, il vostro palazzo è crollato o no?».

L’impressione che la gestione estrema del Covid – a colpi di lockdown, quarantene infinite e tamponi obbligatori giornalieri – non abbia nulla a che fare con la prevenzione sanitaria è sempre più forte. Molti osservatori ritengono, infatti, che il “presidente di tutto” Xi Jinping voglia tenere sotto controllo l’intera popolazione in vista del XX Congresso del Partito comunista, che si aprirà il 16 ottobre a Pechino. Durante le riunioni a porte chiuse, Xi potrebbe strappare un terzo mandato all’apice del potere, una cosa che non si verifica dalla morte di Mao Zedong nel 1976. La speranza di milioni di cinesi è che una volta ottenuto il via libera per governare a vita, Xi dichiari artificialmente “vinta” la guerra contro il Covid ed elimini tutte le restrizioni.

Proteste senza precedenti in Cina

Intanto però, dopo due anni e mezzo di autentico terrore, i cinesi sono sempre più stanchi e hanno iniziato a protestare platealmente, come mai fatto prima d’ora, contro le disposizioni sanitarie del governo.

A Wuhan, che fu l’epicentro della pandemia, i residenti di Panlongcheng sono scesi in strada violando le disposizioni anti-Covid al grido di «Basta lockdown, basta lockdown!» e rifiutandosi di fare l’ennesimo tampone. Xi Jinping sta scherzando col fuoco.

@LeoneGrotti

Foto Ansa

 

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