
‘ndrangheta, arrestato a Reggio il pentito Lo Giudice
È stato arrestato stamattina il pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice, latitante dallo scorso 3 giugno: non si era in realtà mai mosso da Reggio Calabria, e gli uomini della squadra mobile reggina insieme al Servizio centrale operativo lo hanno arrestato in una casa nella periferia della città. Lo Giudice, scomparendo il 3 giugno aveva creato un immenso scompiglio a Palazzo di Giustizia. Per comunicare infatti l’intenzione di darsi alla latitanza (è stato condannato a 4 anni e sei mesi per le due bombe esplose davanti alla Procura generale e alla casa del procuratore generale Salvatore Di Landro, gesto per il quale lo stesso Lo Giudice si era autoaccusato all’inizio della sua collaborazione con la giustizia), il pentito aveva inviato al tribunale di Reggio un memoriale scottante, in cui il pentito raccontava di avere ricevuto pressioni dai magistrati reggini per rilasciare le sue dichiarazioni.
IL CASO CISTERNA. Lo Giudice in particolare è stato un pentito centrale nelle accuse formulate nel 2011 all’ex vice procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna: è stata aperta un’inchiesta, Cisterna è stato travolto dallo scandalo mediatico, rimosso dalla Dna e trasferito, ma nel dicembre 2012, su richiesta della stessa procura di Reggio, il gip ha archiviato tutte le accuse perché non sono stati mai trovati riscontri. Nel memoriale del giugno scorso Lo Giudice ha riferito di aver ricevuto pressioni proprio da una parte della magistratura reggina, compresi l’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone (oggi a capo della procura di Roma), i pm Michele Prestipino e la pm Beatrice Ronchi (che aveva in carico le indagini successive su Cisterna) e l’ex capo della squadra mobile, Renato Cortese (anche lui oggi a Roma). A luglio il p.g. Di Landro ha inviato una scottante informativa al Consiglio superiore della magistratura, in cui ha segnalato come Lo Giudice fosse un pentito di piccolissima portata sopravvalutato per troppo tempo, ma anche che ««L’analisi attenta, globale, di tutta la vicenda non può non comportare un’accentuata, seria, preoccupazione, poiché trova ulteriore conferma il fatto che il pentito Lo Giudice, pur se da modesto burattino, fa parte di un sistema ed è inserito come pedina in un gioco, che sicuramente lo trascende e lo determina»
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!