
Napoli è molto di più di ciò che finora si è detto sulla tragica vicenda di Davide
Nella notte tra il 4 e il 5 settembre, a Rione Traiano, zona nel sud-est di Napoli, Davide Bifolco, 17 anni, ha perso la vita. Stava scappando dai carabinieri, non avevano il casco né il patentino né l’assicurazione e non aveva rispettato l’alt intimato dalla volante. A uccidere Davide, dopo l’inseguimento conclusosi con uno speronamento, è stato un colpo di pistola che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato esploso in maniera accidentale dal giovane ventiduenne dell’Arma che l’aveva bloccato. «Non sono un Rambo, è stato un incidente», ha detto. «Sono addolorato. Con pudore voglio chiedere alla famiglia di Davide perdono. Consapevole che niente e nessuna parola potrà attutire il dolore, che segnerà per sempre anche la mia vita».
La reazione della madre e del fratello è stata di rabbia e dolore. Mentre al corteo del giorno dopo per le strade del Rione sono stati scanditi cori come: «Lo Stato non ci tutela» e «assassini con la divisa». Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso e i fatti siano appurati, tempi.it ha chiesto ad Antonio Romano, ingegnere ed educatore, vicepresidente della Fondazione Romano Guardini, ente morale senza scopo di lucro impegnato nell’opera di educazione e istruzione dei giovani di Napoli, un giudizio sull’intera vicenda.
Romano, come ha reagito alla notizia della morte del giovane?
Il primo sentimento è una tristezza e una pietà sia per il ragazzo ucciso sia per chi ha sparato. Il male ritorna puntualmente, e puntualmente un mare di commenti inutili. A me, invece, è tornata in mente, dentro la tristezza, la gratitudine per l’amicizia e il tentativo di conoscenza che quest’anno ho fatto insieme a un gruppo di giovani di cui uno, Enrico, di fronte al triste fatto di cronaca ha detto: «Anche io, sono certo, avrei fatto, e tutt’ora farei, una brutta fine senza di voi». Perché un’amicizia alla ricerca del vero è fondamentale in un contesto come quello di Napoli, dove ogni giorno è una lotta per il bene da vivere, per essere uomini veri e liberi, una lotta ogni volta da accettare. In questa città, infatti, è facile che l’ingiustizia e l’abitudine, la routine e la noia, nella quotidianità, prendano il sopravvento. Sono tantissimi i giovani che conosco che potrebbero tranquillamente arrivare a girare di notte con un motorino, senza casco e senza una meta ragionevole alla merce degli squali della camorra. Ad alcuni, però, è accaduto e accade di incontrare uomini liberi che hanno attratto il loro cuore, offrendo una strada ragionevole, non senza fatiche, per resistere al male quotidiano che in certi quartieri richiede un vero eroismo.
Rione Traiano è una zona pericolosa?
A Rione Traiano ci passo ogni giorno, perché lavoro nei pressi del quartiere. Qui c’è il 70 per cento di disoccupazione, analfabetismo imperante, tante famiglie che vivono negli scantinati e una criminalità che si nutre di disperazione e bisogno sociale. Purtroppo, è facile che accadano tragedie del genere. Come è anche vero che in questa situazione di disastro sociale, spesso, sono le forze di polizia, in solitudine, a contrastare gli affari della criminalità. Ciò che è accaduto è un fatto drammatico, sia chiaro, e interroga ciascuno, innanzitutto noi che abbiamo deciso di rimanere in questa città, dentro tutte le sue contraddizioni, di costruire qui le nostre persone e di far crescere i nostri figli. Un dramma che ci interroga ora sulle vere ragioni per rimanere. Le ragioni per cui vale la pena vivere e lottare in luogo abbandonato da tutti, prima di tutto da coloro che oggi parlano di questa città e dei sui drammi, come quello dell’altra sera.
Tra i commenti ha fatto discutere quello di Luigi Bobbio, per anni pm anti-camorra a Napoli, che ha usato parole dure dicendo: «La sola vittima è il carabiniere», «vittima del suo senso del dovere e di essere chiamato a operare in una realtà la cui mentalità delinquenziale e la inclinazione a vivere violando ogni regola possibile è la normalità». Mentre di Davide ha detto: «L’identikit del bravo ragazzo una volta era ben diversa da quella che oggi qualche sprovveduto vorrebbe appiccicare al morto dell’altra notte». «A 17 anni si è uomini fatti e gli uomini sono responsabili delle loro scelte, delle loro azioni, dei loro stili di vita». È esagerato?
C’è del vero in queste dure parole, ma anche alcune esagerazioni, credo volute dallo stesso Bobbio per creare un’iperbole. Napoli prima di tutto è stata abbandonata dallo Stato, dalle istituzioni, dalla politica. Ma è anche vero che il popolo napoletano già da tempo ha gettato la spugna, come diceva Pasolini negli anni ’60, ritirandosi in una “riserva” e aspettandosi dall’alto la soluzione, che, però, non potrà mai esserci se non attingendo a tutte le risorse umane e culturali della città. Tutto ciò, lo dico non a partire dalle “baggianate” o i luoghi comuni che così spesso si sentono sui napoletani, ma perché ogni tentativo di mediazione, dalla scuola alla politica, è stato gestito da un potere centralizzato che mai ha veramente valorizzato i tentativi che dal basso chiedevano di emergere. E ha distrutto il territorio in modo criminale, come nel caso delle fabbriche siderurgiche degli anni ’70 costruite a Bagnoli su una delle spiagge più belle al mondo. Senza parlare poi dello scempio della gestione rifiuti…
Di cosa ha bisogno la città?
Occorrono “più società e più Stato”, ma senza che ciò resti uno slogan. A Rione Sanità, dove vivo, per esempio, c’è una rete di 16 associazioni che di fatto assicurano servizi fondamentali alle persone e che fanno da argine reale all’aumento di criminalità adolescenziale. Queste stentano a sopravvivere e sono abbandonate delle istituzioni. Senza sostenere queste realtà a cosa può servire una pattuglia di due soli giovani carabinieri a presidiare con un posto di blocco i rioni più difficili, come quelli menzionati? Certo, qui si è uomini molto prima dei 16 anni e con grandi capacità personali e quindi di responsabilità. Di conseguenza, anche a 12 anni un ragazzo napoletano deve fermarsi all’alt di un carabiniere che il più delle volte proviene da ambienti poveri del Sud.
Ha ragione Bobbio a dire che «giustificazionismo, buonismo, perdonismo e pietà non solo non servono a niente ma aggravano il male»?
Bisogna prestare attenzione. Da un lato, c’è il dramma di una mamma che ha perso il proprio figlio a 17 anni, ma dall’altro c’è il dramma di un uomo che si vede sconvolgere la vita da un episodio di cui mai avrebbe voluto esser protagonista, tanto che ha chiesto perdono. Si fa presto a tracciare la linea dei buoni e dei cattivi. Il manicheismo non è la soluzione al dramma umano delle persone né tantomeno ai problemi che devono essere affrontati. Certamente un dramma come questo non può essere l’alibi per giustificare tutto, o peggio ancora per gettare discredito sulle forze di polizia che, spesso, lasciate sole, sono costrette ad affrontare situazioni difficili. Bisogna innanzitutto dire “no” all’odio, da qualunque parte venga, per non fare il gioco di chi delinque.
Dei giovani di Napoli si dice e si scrive di tutto. Chi sono veramente e cosa si deve fare per loro?
Napoli è piena di giovani. È una delle città più giovani d’Italia, nonostante in molti siano costretti ad andarsene. Circa 500 mila napoletani, infatti, di cui tantissimi giovani, sono andati via da Napoli e provincia negli ultimi dieci anni. Non si può vivere in un posto se si perde la fiducia e la speranza. Conosco tantissimi ragazzi dei quartieri più difficili di questa città e le loro famiglie povere ma oneste. A queste occorre dare risposte non demagogiche ma essenziali. Adesso siamo a un punto limite. Lo Stato, le istituzioni devono decidere se davvero vogliono occuparsi di questa emergenza dando strumenti che possano creare opportunità per rinascere e rimettere in moto un processo di riscatto, oppure attendere che si calmi la tempesta, tanto tra qualche giorno ci sarà altro di cui parlare e con cui riempire le pagine dei giornali. Ma attenzione, la situazione è esplosiva e riguarda tutta l’Italia. Non può essere rimandata oltre. Occorre chiedere al Governo di aprire un tavolo di lavoro straordinario per i giovani di questa città, i cui attori siano, oltre alle istituzioni, le tante realtà che già si assumono responsabilità per il bene della città.
In un suo intervento al Meeting di Rimini del 2007 raccontava di don Luigi Giussani che, viaggiando sulla tangenziale, diceva di percepire come un «timore, un tremore», guardando Napoli. Ma diceva anche che Napoli è una città che ha un «cuore grande, una grande umanità». Come tirarla fuori dai giovani che descrive?
Da don Giussani ho imparato che la fede è un’ipotesi con cui guardare la realtà, non con cui girare lo sguardo e far finta di niente. Quella volta Giussani aggiunse: «Qui c’è una grande umanità che va educata». Da quella sfida è nata una storia. Abbiamo imparato ad esserci, a non rinunciare, a rischiare una proposta in tutti gli ambienti. Una «grande umanità» per quale abbiamo deciso di rimanere e di continuare a lottare, lieti. Tanti ragazzi si sentono dire: «Non vali nulla, non andrai mai da nessuna parte». La criminalità li recluta e li fa sentire qualcuno, affidando loro compiti delinquenziali e anche qualche soldo, spesso briciole. Le belle parole e i discorsi non portano via i ragazzi alla camorra. Occorre molta educazione, molta amicizia, molta paternità. Non solo la legge, non solo lo Stato. Ma una realtà diversa capace di accogliere, capace di aiutare a crescere e capace soprattutto di educare. Valorizzare e dare spazio a queste realtà è compito della politica e delle istituzioni. Occorre costruire luoghi educativi in cui sia possibile vivere per tutti. Ma occorre anche più Stato che garantisca la possibilità di vivere onestamente, che dia un presente di sicurezza ed un futuro di speranza. Con buona pace dei tanti predicatori che vivono lontano da Napoli.
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19 commenti
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Intervento realistico e positivo. Occorre sempre di più che la gente onesta si rimetta in gioco e faccia prevalere il tanto bene che c’è a Napoli.
Condivido pienamente il giudizio di Ale. La realtà del Sud purtroppo è molto arretrata rispetto a quella del Nord che con tutti i suoi difetti (tanti) è riuscita a creare culturalmente più spazi di crescita sociale e più autonomia individuale.
@Filomena, conosco tanti napoletani veramente in gamba e credimi molto molto rispettosi della Legge e delle Regole del Vivere Civile. Purtroppo sono i primi a dirmi che in alcuni quartieri non si deve mettere piede se non vestiti in un certo modo e Assolutamente Mai Entrarci di Notte. Alcuni di loro hanno lasciato questa città, proprio per essere stati vittime di delinquenza ordinaria, ed erano rispettabili professionisti. Le vittime di questa tragedia sono due, il ragazzo ucciso, ingiustamente, ed il carabiniere . Quest’ultimo Deve Avere Sostegno Psicologico. Ha poco più che venti anni e questa cosa terribile e drammatica lo influenzerà per sempre. A me dispiace immensamente per il ragazzo ucciso ma purtroppo, e so di essere dura dicendo questo, non posso sentirmi triste per una famiglia che Educa un Figlio in tal modo. Mio padre e mia madre, finché sono stata minorenne, mi hanno sempre detto comportati bene quando sei da sola perché se fai qualche cosa di sbagliato ne rispondiamo anche noi davanti alla legge. Le regole della società si imparano da piccoli. Ma credimi nel casi Aldovrandi, Cucchi, ragazzo tifoso della Lazio ( se non sbaglio) ucciso in autostrada ed ex calciatore della Fiorentina…le cose sono diametralmente opposte ed i familiari di queste persone hanno Tutta la mia solidarietà. Le ecchimosi, le abrasioni e le fratture sono un Fatto Gravissimo. Come del resto i fatti di Genova, ormai forse dimenticati. Poi dovesse uscire un filmato che dimostra il contrario dovrei ricredermi. Ma confermo che se avesse osservato l’Alt oggi sarebbe vivo.
Sono d’accordo, anch’io conosco napoletani che con la malavita non c’entrano nulla è spesso per questo se ne vanno dalla loro città. E questo mi dispiace perché sono persone oneste. Per il resto hai perfettamente ragione.
Non ho simpatia per l’Arma o per la Polizia, con il loro modo di fare “si qualifichi, fornisca documenti” anche quando ti rivolgi loro per essere aiutato perché sei stato vittima di un incidente…con l’altro che s’è dato alla fuga.. Ma questa volta devo Difendere le Forze dell’Ordine e se è scappato un colpo accidentalmente, in mancanza di altre prove, penso che il carabiniere vada assolto..ma destinato a sede ufficio. Mi dispiace per il ragazzo ucciso ma la Famiglia dov’era?! Ovvero perché la Sua Famiglia, che ora Grida Vendetta ha Permesso che Guidasse un Motociclo senza assicurazione ? E se metteva sotto qualcuno uccidendolo o lasciandolo invalido ? Chi doveva Urlare visto che era Privo di Assicurazione? E se il Ragazzo Stesso cadendo di motorino avesse battuto la testa e rimanendo un grande invalido ( viaggiava senza casco) chi Doveva Urlare? Infine Perché è Scappato??? Si Fermava, prendeva la Multa, Strameritata, la Confisca del Motociclo idem ed oggi c’era un Bifolco in più . Un nome un programma. Mi dispiace per il morto ma la famiglia non poteva avere cognome migliore. Io ho sentito Cori Inneggiare alla Camorra!!! Nei primi giorni.. Infine Non lasci un Minorenne, di cui sei Responsabile Tu Genitore, girare in motociclo alle 2:00 di Notte, Non lo Educhi a Non Rispettare le Regole del Vivere Civile, ovvero Obbligo di Assicurazione e Casco per Risarcire Anche Gli Altri, Non Solo Se Stessi!!!!!!!!!!!!!! Non lo Educhi A Scappare Davanti Alle Forze dell’Ordine. Che s’è alzato a fare per tentare di scappare??? Se invece di Bifolco c’era il Carabiniere Ammazzato…i Cori Non si Sentivano. Questo caso e’ Diverso dagli Altri dove ci sono state Ecchimosi, Abrasioni, Fratture sul corpo della persona. C’è un colpo di pistola, uno solo che è stato una fatalità ma se il ragazzo Non Fosse Fuggito la Catena di Eventi che hanno portato alla morte non ci sarebbe stata. Ovvero Non c’era l’intenzione di Uccidere o di essere violenti come negli altri casi Tristemente Noti, che hanno tutta la mia solidarietà. E che Non Vanno strumentalizzati per questo caso. Altrimenti la Gente si Sente Autorizzata a Non Pagare l’Assicurazione e se Mette sotto Qualcuno Scappa e Son Azzi e Mazzi del Poveretto Investito!!!
Grazie Tonino,
un giudizio al tempo stesso lucidissimo e costruttivo.
Il più equilibrato che abbia letto.
Grazie Tonino per il tuo giudizio in linea con la realtà napoletana, anche se “scomodo”. Scomodo perchè ci impone di aprire gli occhi, ma in particolar modo ci chiede di non erigerci a statisti o giudici “patteggiando” per questa o quella visione delle cose, alimentando la querelle del momento.
La ringrazio ingegner Romano per aver risposto in maniera precisa e puntuale alle domande dando la possibilità a chi legge,di poter condividere un giudizio lontano dalle faziosità qualunquiste che sempre più imperversano sui giornali e in tv,creando spunti di riflessione a quelle persone che amano questa città,e scelgono di rimanere per costruire…….
un giudizio davvero alternativo e non banale sulla città di Napoli…signor Romano deve scrivere più spesso!
Un articolo davvero interessante e nn banale…un giudizio davvero “alternativo”…sign. Romano deve scrivere più spesso
Questi tipi di anti Cristi che non
solo vanno contro lo Stato ma
piu terribile e che si dichiarano
cattolici con i rosari nelle mani
a gridare come diavoli impazziti
per i veri cattolici questi tipi sono
la vergogna dell umanita. Non
credete che la mamma non sapeva
il figlio che vita faceva lo portano
anche nella chiesa cattolica.
Mi sono chiesto quale VANGELO
HANNO QUESTI DANNO ESEMPIO
DI BESTIE ASSATANATE IL RAGAZZO
SAPEVA MOLTO BENE IL MALE
CHE STAVA FACENDO MA VOI CREDETE
CHE CHI MUORE NEL PECCATO MORTALE
VA IN PARADISO. E NON MI DITE
CHE UN SECONDO PRIMA SI E CONFESSATO
E DURO MA E LA VERITA GIRARE
PER LE STARDE CON I SIMBOLI
CATTOLICI E INCREDIBILE I 10
COMANDAMENTI QUESTI TIPI
NON LI CONOSCONO SE GIA IL VANGELO
NON LI CAMBIA E VOI CON CHE POTERE
LI VOLETE COMBIARE QUESTI
TIPI.
Finalmente un giudizio lucido sulla dolorosa vicenda, senza dimenticare i fatti o dividere tra il bene e il male ma un giudizio inclusivo con dentro una proposta concreta, tipica di uomini che vivono quella realtà quotidianamente e non passano il loro tempo nei salotti per diffondere le loro opinioni. Ho vissuto per molto tempo a Napoli e, come molti, sono dovuto andar via per lavoro. Mi conforta sapere che lì ci sono ancora degli uomini/donne (fra cui molti miei amici) che giorno dopo giorno condividono la loro vita con quei giovani con il solo scopo di educarli al vero cioè a essere veramente felici. Per me che vivo spesso in una realtà borghese di finti problemi questa è una grande testimonianza. Grazie.
E’ un bell’articolo, ma a tratti cede al luogo comune dello “stato” e delle “istituzioni” lontane, matrigne, indifferenti.
Lo stato, le istituzioni, siamo noi. Non sono una entità astratta impalpabile. I rappresentanti nelle istituzioni ce lo votiamo. Il “clima culturale” siamo noi, non le istituzioni che ce lo impongono.
La classe politica non è peggio dei “cittadini”, ne è lo specchio.
E’ un problema di educazione? certo. Ma è anche un problema di atteggiamento culturale.
Io vivo nel nord-est. Fino agli anni 50 il polesine era terra di malaria e fame nera. Le montagne si spopolavano e c’era miseria.
Eravamo presi male, molto male. Quando c’è fame e disperazione la tentazione di cedere alla via facile, al sotterfugio, alla delinquenza, all’anarchia del si salvi chi può e forte, quasi una necessità.
E quindi mi chiedo: perchè ce l’abbiamo fatta?
Perchè dalla miseria siamo riusciti a creare una economia che fino a 5 anni fa dava lavoro quasi a tutti?
Perchè non abbiamo avuto bisogno “di educazione”, associazioni e invocazioni alle istituzioni (anzi, il contrario: meno istituzioni e lasciateci fare per conto nostro è il pensiero sotterraneo che corre)
Me lo chiedo non per polemica, ma perchè non si può andare avanti così, il SUD non può andare avanti così.
Alcuni giustificano queste cose perfino tirando in ballo questioni storiche lontane, il banditismo, l’unità di italia, perfino i massoni.
Ma santo cielo, sono passati 150 anni!!!!
Sono cambiate 4 generazioni!!!
Perchè nonostante l’indiscutibile generosità, umanità, intelletto (il sud ci ha dato fior di scienziati, letterati, umanisti, giuristi) certe zone del sud sono ingabbiate nel vittimismo e nella recriminazione (stato, istituzioni, piove governo ladro) apparentemente senza via di scampo?
Carissimo Andrea,
credo che il suo commento sia pieno di quelli che Lei chiama “luoghi comuni”.
Dopo essersi fatto un bell’applauso personale perchè voi “ce l’avete fatta”, vorrei permettermi di dire due cose: 1) non voglio tediarla con la storia nè fare lezioni a qualcuno ma tanti che hanno voluto costruire al Sud hanno dovuto fare i conti con tanti ostacoli come burocrazia, camorra, tangenti. Ma non si preoccupi tra poco arriveranno anche da voi se non sono già arrivate e vedrà cosa significa dover fare i conti con chi passa a chiederle il conto un giorno si e l’altro pure; 2) se afferma che nel nord est non avete avuto bisogno “di educazione” e di associazioni la inviterei a guardare al di là della sua scrivania e a rendersi conto della richhezza di realtà educative e caritative di cui il suo territorio è pieno. Con una sola eccezione che mentre da voi queste realtà sussidiarie sono incoraggiate, aiutate e sostenute anche economicamente da noi sono semplicemente ostacolate e abbandonate (pensi solo che mentre le vostre case famiglia che accolgono tanti ragazzi in difficoltà vengono pagate ogni 60 giorni a Napoli non ricevono quanto gli spetta per legge da circa 5 anni!!!).
Potrei continuare ancora ma Le chiedo scusa per essere già stato lungo coì.
Dimenticavo…. grazie all’ingegnere Romano che dice quello che dice con la passione di chi ha deciso di continuare a vivere e a costruire a Napoli!!!
Gentile sig. Andrea,
Lei afferma che è un problema di atteggiamento culturale e che voi non avete avuto bisogno di educazione, associazioni e invocazioni alle istituzioni, essendo meglio fare “per conto nostro”, aggiungendo pure che non bisogna fare un discorso storico sull’unità d’Italia, perché “sono passati 150 anni”.
Mi permetta di dirle che se mancano le istituzioni, se manca un tessuto umano capace di indicare una strada, se manca lo sguardo e l’attenzione ad un territorio che soffre, c’è sempre qualcuno che “fa per conto suo”, ma non più in maniera sana ma con violenza ed inadeguatezza.
A me sembra che quest’articolo dica molto di più di quello che forse non si è colto, anche perché detto da chi non è stato alla finestra a guardare ma ha accettato la sfida (certamente meno comoda) di una implicazione con il territorio, valorizzando quello che di buono c’è.
Napoli è davvero molto di più, come emerge in questa intervista, e l’Italia sarebbe molto di più se abbandonasse logiche territoriali parziali che ancora la dividono (lo dico senza recriminazione, né vittimismo).
A proposito, riguardo ai “150 anni”, le voglio solo far presente che in soli 10 anni in Germania hanno recuperato una unità reale di economia e di popolo tra est ed ovest, dopo la caduta del muro di Berlino.
Come si spiega la persistenza di questo gap Nord Sud da noi dopo ancora 150 anni?
Mario B.
Roberto, Mario, e altri eventualmente.
Tutti e due battete su questi tasti:
1) istituzioni
2) burocrazia, camorra, tangenti
Quello che voglio dire, lo ri-ribadisco, le istituzioni non sono una entità astratta sovranaturale di stampo Orwelliano.
Le istituzioni sono fatte di gente, votata e rivotata. Di messi, uscieri, assessori, ragionieri etc.etc.
Sono lo specchio della società, nel bene e nel male. Nessuno ve li impone, li votate e li assumete.
La burocrazia è uguale per tutti: anche quando non vi erano le regioni, le leggi regionali, (prima degli anni 70) l’andazzo era quello.
E lasciate stare la sussidiarietà, non è la formuletta magica.
Vi lamentate della cronica mancanza di fondi, poi in sicilia (esempio) Cuffaro prendeva una valanga di voti promettendo lavori “socialmente utili”, poi veniva rivotato promettendo la stabilizzazione di quei lavori socialmente utili (della serie un ufficio con 10 dirigenti strapagati, 1 che tira la carretta, in 100 per call center inutili, autisti autobus assunti senza la patente per guidarli… tutti casi di cronaca).
Poi chiaro che mancano i fondi per la sussidiarietà.
Ma non è colpa delle “istituzioni”, è colpa di chi è andato a votare.
Mi dispiace dire queste cose… ..ma questi sono i fatti.
40 anni a pompare soldi nella casse del mezzogiorno…. perché non hanno creato ricchezza?
Perché li avete buttati via quei soldi invece di costruire qualcosa (per i figli, per la cultura etc.etc.)?
Ci saranno dei motivi profondi o è tutta colpa del destino?
E la camorra? La camorra è fatta di persone, esseri umani, ha bisogno di manovalanza.
E’ troppo scandaloso chiedersi perché non esiste un equivalente della camorra nel nord-est?
Concludendo:
SE MANCANO LE ISTITUZIONI E’ PERCHE’ MANCANO I CITTADINI, NON VICEVERSA !!!!!
Caro Andrea, credimi, la realtà é molto diversa da quella che dici. Ci sarebbe da discutere molto sulla Cassa per il Mezzogiorno e a chi é effettivamente servita (il 33% solo ad una azienda del Nord: FIAT), così come sulla camorra (rifiuti tossici delle industrie del Nord Est: vedi atti commissione antimafia). Non voglio cedere alla polemiche e ti invito a leggere il libro di Pino Aprile: “mai più terroni”. Cordiali saluti. Mario.
Grazie! Finalmente un giudizio dettato dalla passione per questa città.