«Senza stipendio da 14 mesi, assistiamo 1.700 persone tra anziani e disabili. Ma ora non ce la facciamo più»

Di Chiara Rizzo
11 Luglio 2013
Il comune di Napoli non riesce a pagare i servizi delle cooperative sociali. Gli operatori finora hanno lavorato gratis, ma ora chiedono a De Magistris delle risposte.

Napoli. Da qualche giorno, davanti Palazzo San Giacomo sede del comune, staziona una tavola apparecchiata con una tovaglia a quadretti. Intorno, per tutta la giornata, vi siedono a turno un gruppetto di persone, ma non mangiano. Digiunano: è il sit in di protesta organizzato da alcune cooperative sociali che si occupano dell’assistenza per i disabili e gli anziani meno abbienti, un servizio svolto per conto del comune, e che da mesi non ricevono più gli stipendi ma pagano di tasca loro le trasferte per andare a lavorare.
«La situazione va avanti da anni, ma adesso dopo tre tavoli con l’assessore al Welfare, Roberta Gaeta, siamo al capolinea» racconta a tempi.it Mario Morelli, rappresentante sindacale che ha partecipato in prima persona ai tavoli e operatore della cooperativa Fisiomedical: «Questo pomeriggio, 11 luglio, sapremo se saremo definitivamente licenziati dalle nostre cooperative per la carenza di fondi del comune».

Morelli, quante persone sono coinvolte in questa vicenda, e che lavoro svolgete?
Siamo 134 operatori sociali e lavoriamo in appalto esterno per conto del Comune di Napoli, tramite cooperative, per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani. Le cooperative ci hanno inviato un avviso di mobilità, e di conseguenza un avviso di licenziamento, perché il Comune non ha più fondi per pagare il servizio. Le fatture che le cooperative emettono, infatti, il Comune non le paga da maggio 2008. Il comune non trova una soluzione, abbiamo fatto già tre tavoli di crisi con l’assessore al Welfare, ma è stato inutile. Abbiamo cercato di parlare tramite i sindacati e non ci hanno dato retta. Oggi ci sarà il tavolo conclusivo con l’assessore ma già al 99 per cento sappiamo che ci diranno di no e che finiremo per strada. Oltre al problema dei 134 lavoratori, c’è anche un problema sociale più grave, perché il Comune abbandonerebbe a loro stessi le persone che assistiamo, in piena estate, quando ne hanno più bisogno. Si parla di circa 1700 persone tra disabili o anziani.

È vero che avete continuato a prestare il vostro servizio anche senza percepire lo stipendio?
Sì. Ci sono persone che non hanno lo stipendio anche da 14 mesi, e le spese per gli spostamenti sono a carico nostro, quindi spesso siamo andati anche in rosso. Uno stipendio base è di 900 euro, per chi è più fortunato come me, che ho un full time. Ma non ce la sentivamo di abbandonare le persone che assistiamo. Sono più che preoccupati. Alcuni ci telefonano, chiedono quando torneremo da loro. Non sappiamo dirglielo, non possiamo più dirlo.

Avete qualche speranza?
Sinceramente ne abbiamo pochissime, quasi nessuna. L’assessore al Welfare avrebbe dovuto fornire alle cooperative le certificazioni necessarie di un pagamento almeno fino a giugno: con quello si potevano ottenere i fidi bancari per pagare almeno qualche stipendio. Ma il Comune non sa come fare a pagare e non può dare alcuna certificazione, ecco perché hanno ritardato.

E il sindaco Luigi De Magistris? Lo avete incontrato?
De Magistris l’abbiamo cercato più volte, ma ci ha rimandato sempre all’assessore. Proprio ieri mattina l’abbiamo incrociato mentre entrava a Palazzo San Giacomo. Gli abbiamo chiesto se conosceva la nostra vertenza, lui ha annuito, ha detto buongiorno, e se n’è andato. E noi siamo rimasti in strada.

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