
Mou si scalda per il big match con lo United. Pensando al futuro
Gli è rimasta solo la Champions. E domani vedrà le sue Merengues scendere in campo nella partita forse più ostica di questi ottavi di finale, ossia contro lo United. Si gioca tantissimo José Mourinho, e non soltanto con la permanenza nella coppa più prestigiosa d’Europa: dall’esito della doppia sfida con i Red Devils passa il suo futuro lavorativo a Madrid e le possibili strade cui potrà andare incontro, terminata la sua storia d’amore con il Santiago Bernabeu.
A FERGIE NON DISPIACEREBBE AVERLO COME EREDE. Difficile infatti che venga riconfermato, con tutti i dissapori che nell’ambiente madrileno sta alimentando la sua permanenza in panchina. Una delle ipotesi più suggestive darebbe ancora più significato al match di domani, dato che per molti Mourinho potrebbe essere il successore niente meno che di Ferguson alla guida proprio dello United. È vero, le voci sul ritiro di Sir Alex sono un mantra che spesso si ripete senza alcun effettivo esito, però l’età dello scozzese avanza, e secondo tanti le indiscrezioni che dal 2014 lo vorrebbero in pensione sarebbero vere, e l’accasamento di Guardiola a Monaco avvalorerebbe la candidatura dello Special One. Dalla sua il lusitano ha tutta la simpatia e i favori di Ferguson, anche se in casa United sarebbe molto più gradito un altro nome, dal suono tanto eroico quanto affascinante: si tratta di Ole Gunnar Solskjaer, ex-attaccante norvegese dei Red Devils, da tutti ricordato per il gol con cui regalò la Champions ’98-‘99 allo scadere dell’incredibile finale contro il Bayern Monaco. Il baby-faced assassin si è ritirato dal calcio ormai da qualche anno per darsi alla carriera da tecnico: dopo i primi incarichi con le riserve dello United è tornato in patria, al Molde, dove ha portato il club biancoblu ai primi due storici scudetti della sua storia centenaria. Oggi il Sun pubblica proprio una sua intervista, dove non nasconde che, ovviamente, gli farebbe piacere tornare all’Old Trafford. L’ipotesi non dispiacerebbe neanche a Ferguson: lo conosce sia come giocatore che come allenatore, dato che per lui ha lavorato i primi mesi dopo l’addio al calcio. «Credo che il problema di tanti giocatori di oggi è che quando arrivano alla fine della loro carriera decidono di diventare allenatori perché non hanno in mente nient’altro da fare», raccontava Fergie al Daily Mail mesi fa. «Ole, invece, ha sempre voluto rimanere in questo mondo, fin da quando era giovane ha iniziato a prepararsi per rimanere come allenatore o manager. Era sempre solito prendere appunti durante gli allenamenti, o le partite».
A PARIGI VIA ANCELOTTI-LEONARDO? Se quindi i punti di domanda da Manchester si moltiplicano, da Parigi si aprono molto più spiragli, sebbene poche settimane fa lo stesso Special One si dicesse lontano dal PSG. Il duo Ancelotti-Leonardo parrebbe più che sicuro di conferme in una squadra normale, prima in campionato con 6 punti di vantaggio e ora prossima ad affrontare gli Ottavi di Champions. Ma non nel club di Al-Khelaifi: dopo la vittoria col Bastia, Carletto ha fatto intendere quanti dubbi ci siano sul suo futuro in un’intervista all’Equipe. «Vorrei rimanere. Ma so che a fine stagione la società deciderà se è contenta o no del mio lavoro. E se non è contenta…». Una battuta che fa seguito alle clamorose parole di Leonardo, che poche ore prima spiegava quanto gli mancasse il campo e il lavoro da tecnico, e che non gli dispiacerebbe affatto tentare una nuova avventura in Inghilterra. Così a guidare Ibra e Lavezzi ci potrebbe andare proprio Mourinho, anche perché il PSG sarebbe una delle poche squadre in grado di sborsare tutti i milioni che richiede l’ingaggio del portoghese (a Madrid prende 7,3 milioni netti l’anno, ma Ancelotti è pagato di più). E ora sarebbe pure sulle tracce di Angel Di Maria: l’argentino, oltre ad avere lo stesso procuratore di Mou, sarebbe anche uno dei tasselli chiave del gioco del lusitano a Madrid, che così avrebbe un motivo in più per andare in riva alla Senna.
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