
Missionaria uccisa in Nigeria a colpi di machete. Chi era Afra Martinelli
Una missionaria laica originaria della provincia di Brescia è morta due giorni fa in Nigeria, nel distretto di Ogwashi-Ukwu, sul delta del fiume Niger. Afra Martinelli aveva 78 anni, era originaria di Civilerghe, e da 32 viveva in Africa: a dare la notizia della sua morte è Il Giornale di Brescia, che ricostruisce l’accaduto.
COLPITA ALLA NUCA. In Africa la religiosa aveva fondato un istituto, il Centro Regina Mundi, scuola di informatica con collegio per ragazzi. È qui che è avvenuta l’aggressione, la notte tra il 26 e il 27 settembre: la donna è stata trovata in fin di vista nella sua stanza, riversa in una pozza di sangue. Alcuni rapinatori avrebbero tentato di rubarle le chiavi della struttura, per portar via computer e materiale didattico, colpendo Afra alla nuca con un machete. Le cure ricevute in questi giorni in ospedale non sono bastate a migliorare le sue condizioni che, due giorni fa, l’hanno portata alla morte.
IL RICORDO DEL FRATELLO. «Era partita per la Nigeria dopo aver conosciuto l’arcivescovo di Ibadan, ormai più di trent’anni fa», vive ancora nel bresciano il fratello Enrico, che racconta della missione semplice di Afra al servizio della diocesi locale e del popolo nigeriano. Solo due giorni prima dell’aggressione aveva parlato con sua sorella: nonostante l’età avanzata, tornare in Italia era l’ultimo dei suoi pensieri. «All’inizio aveva anche insegnato nella scuola per gli italiani che lavoravano nella zona, ma insieme operava nel Centro di evangelizzazione. Qualche anno dopo si era spostata più all’interno a Ogweshi-Ukwu, dove aveva dato vita al Centro Regina Mundi: un centro di formazione con un scuola di informatica e un collegio per ragazzi annesso».
A SERVIZIO DEI GIOVANI. La sua attività, spiega ancora Enrico, si era rivolta anche verso i ragazzi: «Aveva dato vita anche al Catholic Servant of Christ, un gruppo di animazione per i giovani. La sua spiritualità era quella del servizio al Cristo povero». Il fratello ricorda poi come nel 1998, per i cento anni di loro padre, Afra non volesse tornare in Italia per non spendere soldi che sarebbero potuti andare alla sua missione. Così a pagarle il biglietto d’aereo furono gli amici africani assistiti nella sua missione.
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onore a questa piccola grande donna e cristiana.