
Miracoli (e pericoli) delle invenzioni che hanno cambiato l’umanità

Articolo tratto dal numero di novembre 2020 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.
Capita a tutti di chiedersi ogni tanto: ma come faceva la gente quando non c’erano i condizionatori? Oppure i frigoriferi? E quando non c’era la tv? E gli onnipresenti computer, gli smartphone, gli occhiali? O peggio: la plastica. Ma poi le automobili, gli aerei. Le strade! Tipicamente, sono momenti che durano davvero poco: giusto il lampo della domanda, poi il pensiero è subito spinto, magari inconsciamente, a rivolgere un fugace ringraziamento all’anima dell’ignoto genio che ha concepito e realizzato ognuna di queste invenzioni senza le quali noi contemporanei forse non saremmo nemmeno più capaci di arrivare a sera; dopo di che ciascuno può tornare in fretta a immergersi in questa epoca letteralmente invasa da tecnologie tanto integrate nelle nostre vite da essere ormai “scontate”.
Ma vi siete mai domandati, anche, chi sono gli eroi moderni che ci hanno regalato, appunto, il motore a scoppio, il sistema di raffreddamento dell’aria, il circuito integrato, le lenti, l’asfalto… Da sono venuti questi geni e le loro idee rivoluzionarie? Da quali intuizioni sono partiti, quali problemi avevano deciso di risolvere, quali ostacoli hanno dovuto superare? Perché, altro esempio, la produzione di massa è nata in America e non in Europa? E com’è che la Tac l’hanno immaginata dei tecnici che di medicina e biologia non sapevano nulla?

Sono queste, e molte altre, le curiosità a cui risponde L’uomo tecnologico, un ampio ma agevole compendio di storia della tecnologia scritto da Gianluca Lapini, ingegnere e ricercatore nel campo dell’energia avvezzo alla scrittura e alla divulgazione e infatti facilmente abbordabile anche ai non addetti ai lavori, perfino nei suoi affondi più specialistici.
Non è però del tutto esatto parlare di “storia” della tecnologia, perché il libro di Lapini non procede in ordine cronologico, bensì “salta” da un’invenzione all’altra, e da un’epoca all’altra, seguendo i fili di ragionamenti che non hanno pretesa di sistematicità ma piuttosto mirano a stimolare la riflessione su precisi giudizi, tematiche, questioni aperte. Non è corretto nemmeno parlare appena di “curiosità”, dal momento che in tutti i ritratti di inventori e di creazioni contenuti nel libro l’autore lascia emergere, certo, il proprio profilo da “tech enthusiast” (non c’è molta simpatia verso i catastrofisti alla Greta Thunberg o i filosofi della decrescita felice, per dire), ma anche la capacità di scavare nei problemi etici causati o accentuati dalla tecnologia e di raggiungerne le radici, a costo di dissotterrare cose come i desideri del cuore, il male e il limite insiti nell’uomo, perfino Dio. Non banale per un tecnologo.
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