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Quando, nel novembre 2023, Javier Milei uscì vincitore dal secondo turno delle elezioni presidenziali argentine, Inácio Lula da Silva, che da un anno era per la terza volta presidente del Brasile, si complimentò a mezza bocca senza citarlo per nome: «La democrazia è la voce del popolo e deve essere sempre rispettata», scrisse su X. «Auguro buona fortuna al nuovo governo. Il Brasile sarà sempre disponibile a collaborare con i nostri fratelli argentini».
Troppo forte era il dispiacere per il successo di un candidato ideologicamente agli antipodi del presidente-sindacalista fondatore del Partito dei lavoratori. Tredici mesi dopo quegli auguri che assomigliavano a scongiuri, le cose nei due paesi del Cono Sud vanno all’opposto di quello che ci si poteva immaginare: l’Argentina del debuttante presidente anarco-liberista si è liberata dell’iperinflazione alimentata dagli esecutivi peronisti e sta faticosamente ma in modo costante risalendo la china economica, il Brasile dello sperimentato l...
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