Migranti: visti ed espulsioni. Scricchiola l’accordo Ue-Turchia

Di Leone Grotti
16 Maggio 2016
Il presidente turco Erdogan è in fibrillazione e minaccia l'Unione Europea, che non vuole cedere ai suoi ricatti
epa05243076 The ferry Lesvos leaves the port of Mytilene, Lesvos Island, Greece, 04 April 2016, carrying deported migrants to Dikili, Turkey. Some 160 migrants, from Pakistan, Bangladesh and Morroco, who refused to apply for asylum, have been deported on early morning 04 April to Turkey, after an agreement between the European Union (EU) and Turkey on the refugees crisis. EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

Sembrava tutto fatto e invece il patto siglato tra Unione Europea e Turchia sui migranti inizia a scricchiolare. Il nodo da sciogliere è ancora quello della liberalizzazione dei visti, garantita da Bruxelles ad Ankara a patto che vengano soddisfatte 72 condizioni. Ma anche le espulsioni di migranti dalla Grecia alla Turchia sono ferme.

NODO VISTI. A maggio l’Europa sembrava pronta a concedere a 79 milioni di turchi di attraversare le sue frontiere senza bisogno di visto, come se la Turchia fosse un paese membro dell’Ue. Nonostante Ankara non abbia soddisfatto tutti i criteri, la Commissione Europea ha dato il suo placet alla liberalizzazione. Manca però l’autorizzazione del Parlamento europeo, ci sono ancora diversi Stati che storcono il naso e non riescono a fare buon viso a cattivo gioco.

L’OPPOSIZIONE DEL PARLAMENTO. La Germania, che con Angela Merkel ha guidato le trattative, si è già resa disponibile a chiudere un occhio su alcuni dei 72 punti che non sono stati soddisfatti, come la riforma della legge anti-terrorismo che il presidente Recep Tayyip Erdogan non è intenzionato a fare.
Ma il Parlamento europeo non è disposto a fare lo stesso. «Non considereremo neanche la possibilità di approvare l’accordo», prima che la Turchia faccia tutto quello che deve secondo i patti, ha dichiarato il presidente del Parlamento Martin Schultz. Da qui l’ennesima reazione violenta di Erdogan: «Unione Europea, quand’è che smetterai di controllarci? Chi ti ha ordinato di farlo?». Il presidente, sempre più autoritario, da mesi minaccia Bruxelles con un semplice argomento: se non liberalizzate i visti, facciamo saltare l’accordo sui migranti.

GENOCIDIO ARMENO. Ma a giudicare dalle parole del capogruppo del Ppe, Manfred Weber (ancora un tedesco), questa volta alzare la voce non funzionerà: «Se il presidente Erdogan continua a minacciarci e a bombardarci di insulti, credo che ci troveremo al capolinea. L’Europa non dipende dalla Turchia». A rendere la partita ancora più tesa, riporta Der Spiegel, ci penserà sicuramente la risoluzione che il 2 giugno il Parlamento tedesco approverà per commemorare il genocidio armeno da parte dei turchi. Ankara ritirerà senza dubbio il suo ambasciatore da Berlino e questo non migliorerà i rapporti.

ESPULSIONI FERME. Il nodo è tutto politico. Erdogan vuole la liberalizzazione dei visti, ma non vuole rinunciare alla legge anti-terrorismo. Commissione Europea e Merkel non vogliono dare l’impressione di essere succubi di Ankara, ma neanche buttare a mare tutto il lavoro fatto per fermare gli sbarchi dei migranti in Grecia. Qualcuno deve cedere ma ancora non è chiaro chi sarà. Nel frattempo, le espulsioni di richiedenti asilo dalla Grecia sono ferme per mancanza di forze e organizzazione: secondo il Financial Times, sono stati riportati in Turchia neanche 400 migranti sugli 8.500 arrivati dalla firma dell’accordo.

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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2 commenti

  1. Sebastiano

    “Scricchiola” è una parola grossa.
    Sarebbe meglio dire che non ha MAI funzionato (se non a vantaggio dei soliti noti…)

  2. Menelik

    Finora gli unici che hanno mostrato lungimiranza sono stati gli stati del gruppo di Visegrad.
    Questa Europa, è meglio disfarla e rifarla da capo, perché così fa schifo.

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