
La preghiera del mattino (2011-2017)
«Noi migranti cristiani costretti a non farci vedere dai musulmani»
Segnaliamo un paio di passaggi tratti dall’interessante reportage scritto da Fabrizio Gatti per l’Espresso dal cosiddetto “Ghetto” di Rignano Garganico (Fg), una «spaventosa baraccopoli», la «capitale delle bidonville nostrane. La più grande», dove moltissimi richiedenti asilo capitati nel nostro paese «riappaiono» dopo «un periodo variabile tra nove mesi e due anni» in cui hanno per lo più «tentato inutilmente di entrare in Francia o in Germania». Fallito il tentativo di lasciare il nostro paese, con o senza «un qualsiasi tipo di permesso di soggiorno», finiscono accampati qui. «La bidonville aumenta di dieci abitanti ogni ventiquattro ore», spiega Gatti. E infatti l’area «ha già superato il record di duemila persone e con la raccolta dei pomodori si avvia verso quota tremila», con tutte le conseguenze immaginabili: mancanza di lavoro, impieghi in nero, miseria.
L’ultima messa l’hanno celebrata a Pasqua. La penultima non se la ricordano nemmeno. Nella torrida pianura ai piedi del Gargano, a 40 chilometri dalla tomba di San Padre Pio, c’è una bidonville di oltre duemila abitanti dove trecento cristiani vivono segregati. La misera baracca, in cui ogni settimana un padre missionario veniva a santificare le domeniche, l’hanno bruciata una notte di due anni fa. Dai resti del luogo di preghiera hanno costruito un crocifisso per ricordare l’aggressione: due moncherini di legno carbonizzato, legati insieme da un nastro di plastica nero ricavato dai tubi che irrigano i campi di pomodoro. La croce adesso la conservano nascosta sotto uno scaffale. Non se la sentono di esporla. Hanno paura di nuovi attacchi: «Abbiamo paura, sì. La domenica preghiamo tra di noi senza farci vedere fuori». La vita dei braccianti nelle campagne della provincia di Foggia è già difficile. Ma per i trecento cattolici africani, isolati in mezzo alla maggioranza musulmana del Ghetto di Rignano Garganico, lo è molto di più. (…)
«Questa è la croce bruciata», dice sottovoce il bracciante nigeriano che la custodisce. La prende dallo scaffale. La mostra cauto, come fosse una sacra reliquia. E lo è. «L’hanno benedetta due volte. L’abbiamo fatta con i resti della baracca della fede che ogni domenica ospitava la messa. La baracca l’hanno bruciata una notte di due anni fa. Lei per fortuna non c’era. Poi qualcuno ci ha fatto capire che se non volevamo altri incendi non dovevamo pregare davanti ai musulmani. Anzi non dovevamo proprio farci vedere. Noi cristiani siamo una minoranza. Siamo del Togo, del Ghana, noi nigeriani. Trecento contro quasi duemila, troppo pochi. Così per paura di altri incendi abbiamo dovuto rinunciare alla messa. Solo a Pasqua abbiamo chiesto che venisse un prete. Almeno a Pasqua. Per il resto, preghiamo di nascosto. Loro hanno tre moschee qui. Ma nessuna baracca può essere usata come chiesa». Chi sono quelli che vi hanno fatto capire? «No, non facciamo nomi. Sono spie dei caporali, africani che non vivono nel Ghetto, vengono da fuori. Poche persone, ma stanno seminando paura. No, no, nessuno si è mai dichiarato a favore dei terroristi di Boko Haram o dello Stato islamico. I braccianti musulmani sono perfino solidali con noi. Con loro i rapporti sono buoni. Ma negli ultimi due anni è arrivata tanta gente nuova. E molti di loro non sembrano così tolleranti».
Una sera di febbraio un altro incendio, partito da una stufa a gas, ha distrutto la baraccopoli. «Abbiamo messo in salvo le nostre cose, la batteria, il pannello solare. Ma mentre stavamo tentando di spegnere il fuoco, ce le hanno rubate. Anni fa nessuno ti chiedeva di che religione sei. Ora ci dicono che non vogliono vedere croci o immagini di Gesù. Papa Francesco dovrebbe venire qui e scoprire con che fatica viviamo». (…)
Foto Rosario da Shutterstock
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11 commenti
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Scusate ma qui non si tratta di mettere in discussione il papa, pur criticabile per alcune uscite.
A Foggia non c’è una diocesi, un vescovo, un prete impegnato o solo sensibile alla realizzazione del Vangelo???
Se quei trecento povericristi fossero ebrei, si sarebbe già mosso mezzo mondo. Quindi dobbiamo imparare dai nostri “fratelli maggiori”, aiutarci, solidarizzare, fare comunione. I bei paroloni si usano solo per gli immigrati purchè non cristiani perseguitati?
Il nostro futuro è questo, sarà meglio imparere in fretta.
Perchè la Chiesa è così poco attenta alla sofferenza di questi rifugiati cristiani in terra italica? Papa Francesco, tanto sensibile alla povertà, perchè non agisce anche contro i soprusi?
Accade da noi. Non in Pakistan o in Arabia Saudita.
“per paura di altri incendi abbiamo dovuto rinunciare alla messa. Solo a Pasqua abbiamo chiesto che venisse un prete. Almeno a Pasqua. Per il resto, preghiamo di nascosto. Loro hanno tre moschee qui. Ma nessuna baracca può essere usata come chiesa”
Accade qui, sul Gargano, non a decine di migliaia di chilometri di distanza.
Accade che coloro che abbiamo salvato e sfamato, dando loro più di quanto riceva un esodato o un disoccupato italiano, pretendono di dettar legge in casa nostra. E lo pretendono anche coloro che sono sbarcati dai gommoni ma non provengono da zone di emergenza umanitaria. Ma a tutti costoro, anziché assicurare un viaggio di immediato rimpatrio, consentiamo di non essere identificati (ma che razza di stato burletta è quello che non conosce neanche il nome delle persone che scorrazzano sul suo territorio), di passare le giornate bighellonando qua e là a spese della collettività e di rifiutarsi di rendersi utili per piccoli lavori (manco fossero in vacanza premio).
Il tutto nell’indifferenza connivente dei “moderati” nostrani, troppo occupati in questo periodo a spegnere gli incendi ideologici che loro stessi hanno acceso, e troppo affannati a ripetere che si tratta di minoranze (ma com’è che la maggioranza è sempre così inerte e muta verso le forze dell’ordine?)
Accade anche nell’indifferenza da parte dell’intellighenzia del pensiero unico del “accogliamoli tutti (ma non nel cortile di casa mia)”, pronti istantaneamente a ripetere la solita solfa del “caso isolato” (fossero medici aspetterebbero migliaia di “casi isolati” prima di dichiarare un’epidemia).
“…Ora ci dicono che non vogliono vedere croci o immagini di Gesù. Papa Francesco dovrebbe venire qui e scoprire con che fatica viviamo…”
Suvvia, un po’ di pazienza.
Per ora è troppo occupato a dialogare con l’imam del Cairo (quello dei cazzotti alle mogli riottose e degli elogi ai kamikaze palestinesi), a inserire – in diretta tv, con sommo dispiacere dei reinterpretazionisti di mestiere – l’islam nel novero delle “religioni di pace” e a biasimare i fondamentalisti cristiani che accoppano le suocere (c’è da supporre poco cristiane o poco fondamentaliste, ma non è dato di saperlo).
Suvvia, un po’ di pazienza, d’altronde non siete mica a Lesbo.
Qui siete sul Gargano.
In Italia.
Seba, ti sei arruolato anche tu tra gli antipapisti per partito preso? Te lo hanno già spiegato il perché di quella affermazione e si è pure riconosciuto che poteva dirla meglio. Ma ora sei tu che sxadi nella calunnia e nello scisma.
Ancora non avete capito che il miglior anti-papista è il papa medesimo, che invece di tacere, straparla lasciandosi trascinare dal buonismo ideologico tipico del catto-comunismo di cui non di rado egli è espressione al limite della caricatura.
E vediamo di andarci piano con i paroloni come “scisma” e “calunnia”, visto che anche la prudenza è una virtù cristiana.
Lo dicevo della supposizione su che cosa si siano detti il Papa e l imam, visto che non siamo nelle segrete stanze. La scena mi sembrava tratteggiata con toni da infervorato.
Non supponevo proprio un bel nulla delle “segrete stanze”.
Mi sono basato sulla dichiarazione resa davanti a cronisti e ripresa in tv, a bordo dell’aereo (e quindi non c’è da perdersi in interpretazioni giornalistiche di sorta).
In tale dichiarazione risultano:
a) l’affermazione – chiarissima e nettamente inequivocabile – che “tutte le religioni sono per la pace”);
b) l’indicazione dell’imam dell’università del Cairo quale interlocutore, quantomeno importante, per avviare un processo di pacificazione (e ho già detto più volte del personaggio);
c) l’andar dietro all’equivoco fra quanto prescrive una dottrina e quanto fanno i suoi fedeli, declinato nello scivolone al limite del ridicolo sui “fondamentalisti cristiani”.
Non so cosa ne pensi tu, io non trovo condivisibile nessuna delle tre, anzi le trovo profondamente errate e fonti di possibile confusione per i fedeli.
Lo dico con profondo rammarico e con sofferta amarezza.
Se tu o qualcun altro siete in grado di farmi capire perché non debba farlo, ve ne sarei grato.
Riguardo al tema principale dell’articolo (e del mio commento), volevo rimarcare una volta di più come la giusta attenzione alle sofferenze DI TUTTI (musulmani compresi) nei teatri di guerra non giustifica la disattenzione verso i migranti cristiani di casa nostra. I fatti riferiti sono accaduti mesi fa, ma non ricordo di aver visto mobilitazioni per ribellarsi a questo sconcio. Eppure almeno il prete ne era a conoscenza.
A tanto siamo arrivati: che perfino in casa nostra sta prendendo piede la sharia mentre noi giriamo la testa dall’altra parte o mettiamo la sordina per paura che “i musulmani si offendano” o perché “dobbiamo trovare interlocutori”.
Certo, si tratta di atti compiuti da disperati in un ghetto di disperazione, e bisogna tenerne conto. Ma che di questa sopraffazione immonda, non inferiore per gravità alle disumane condizioni di vita e di “lavoro”, ne abbia dovuto parlarne l’Espresso, mi lascia basito una volta di più. Ma i nostri mass-media dov’erano? Se non fosse stato per Tempi (che ringrazio per l’ennesima volta), io non ne avrei mai saputo nulla.
In questo periodo ho visto prelati gongolanti perché i musulmani sono venuti a pregare in chiesa (e tralascio altre considerazioni per non andare fuori tema), dopo l’assassinio di Padre Jacques. Sarebbe stato (e lo è ancora oggi) il caso che qualcuno, compresi gli altri prelati, spezzasse una lancia e dicesse almeno due paroline di conforto ai perseguitati. Quelli di casa nostra. E al diavolo le contorsioni diplomatiche da “religiosamente corretto”.
Antipapista? Partito preso?
Niente di più lontano da ciò che mi preme.
Sono stato invece educato a credere che la Verità a cui aderiamo sia ragionevole. E che il difendere posizioni irragionevoli le renda un pessimo servizio.
Credo nell’infallibilità del Papa, quando si esprime in materia dottrinale ex cathedra.
Ho invece il diritto, sostenuto da tutti i sacri canoni, di criticarne le altre espressioni, in particolare quelle “mediatiche”, specie quando sono ambigue o errate.
Sarei perciò contentissimo se mi si correggesse laddove ho sbagliato.
Ma nel merito, non per slogan.
Attendo dunque che tu (o chiunque altro) mi spieghi quale punto preciso del mio intervento sia configurabile come “calunnia” e/o inneggi a uno “scisma”.
Se hai ragione ne farò pubblica ammenda.
In caso contrario aggiungerò una preghiera a quelle quotidiane.
Per Lui, per Te e per la Chiesa tutta.
Scusami, ma ultimamente le critiche fatte con fede non si distinguono quasi più da quelle fatte in malafede.
Aspetto con fiducia che la Redazione, di cui ho la massima stima, pubblichi almeno il secondo dei miei interventi in coda di moderazione, confidando che la libertà di parola che viene consentita a tutti in questo sito – una libertà senza paragoni nel panorama mediatico – non mi venga negata per ragioni che non riesco a spiegarmi.
Grazie.
“…per paura di altri incendi abbiamo dovuto rinunciare alla messa. Solo a Pasqua abbiamo chiesto che venisse un prete. Almeno a Pasqua. Per il resto, preghiamo di nascosto. Loro hanno tre moschee qui. Ma nessuna baracca può essere usata come chiesa…”
E questo accade DA NOI? Non nel Pakistan o in Arabia Saudita? Non a migliaia di chilometri di distanza?
E gli aguzzini sono quelli che abbiamo soccorso e sfamato, disponendo per loro più di quanto ricevano esodati e disoccupati italiani? Quelli che chiamiamo “disperati” e appena vengono qui sembrano principi del foro tanto sono esperti di regole e procedure per assicurarsi un congruo periodo di tempo da mantenuti a spese di Pantalone, rifiutandosi non solo di farsi identificare ma anche di contribuire alla società che li ospita con lavori socialmente utili? E ci sono anche quelli che provengono da paesi dove non c’è alcuna emergenza umanitaria ma basta che si dichiarino…
“…Papa Francesco dovrebbe venire qui e scoprire con che fatica viviamo…”
Beh, abbiate pazienza, sta parlando amabilmente con l’imam del Cairo (quello dei cazzotti alle mogli riottose e degli elogi ai kamikaze palestinesi) e mettendo anche l’islam fra le “religioni che vogliono la pace”, mentre nel frattempo biasima i pericolosi fondamentalisti cristiani che ammazzano le suocere.
Mica può fare tutto lui. Se magari vi trovavate a Lesbo e indossavate il burqa e la palandrana, beh magari…