Così il Messico è diventato una tomba per i sacerdoti

Di Paolo Manzo
26 Aprile 2023
Estorsioni, minacce, violenze e decine di omicidi di preti nel paese in cui i narcos la fanno da padrone. E da quando AMLO è presidente, le cose sono peggiorate per i cattolici
Messico gesuiti uccisi
I funerali dei due sacerdoti gesuiti uccisi nello stato di Chihuahua lo scorso giugno (foto Ansa)

Le cifre sono agghiaccianti. Secondo l’ultimo conteggio del Multimedia Catholic Center (CCM), almeno 63 sacerdoti sono stati assassinati in Messico dal 1990, ben nove dei quali, secondo la Bbc, negli ultimi quattro anni e 4 mesi dell’attuale presidenza di AMLO, come tutti chiamano Andrés Manuel López Obrador. «Il Messico è da 14 anni uno dei Paesi più pericolosi per esercitare il sacerdozio», si legge nel rapporto che sottolinea anche che la maggior parte dei responsabili non sia ancora stata condannata.

Estorsioni, minacce e omicidi

Il CCM ha registrato 850 tra estorsioni e minacce di morte ai preti, a dimostrazione di come la violenza narcos stia prendendo di mira i sacerdoti, come mai accaduto in passato. Basti pensare che lo scorso luglio la Conferenza episcopale del paese del tequila, la CEM, ha invitato le parrocchie di tutto il Paese ad esporre le foto di suore e sacerdoti morti nelle loro chiese dopodomani e a celebrare messe per tutti coloro che sono stati uccisi dalla violenza dei narcos.

L’appello a pregare in modo speciale è arrivato dopo l’omicidio di due sacerdoti gesuiti, il 20 giugno scorso, all’interno della chiesa di Cerocahui, un paesino della Sierra Tarahumara, nello stato di Chihuahua. Padre Javier Campos e padre Joaquín Mora sono morti in una delle principali regioni produttrici di droga, ma l’uccisione di sacerdoti è una tragedia ricorrente in Messico, essendo già nove i preti assassinati sotto la presidenza di AMLO. Il celebre padre gesuita Javier Avila, durante l’omelia nella piccola chiesa dove sono avvenuti gli omicidi dei due confratelli, ha speso parole dure contro il presidente, che ha adottato la politica degli «abbracci, non pallottole» basata sull’idea che la riduzione della povertà e i programmi sociali possano sostituire la guerra alla droga.

176.000 vittime con AMLO presidente del Messico

«Gli abbracci non bastano più a proteggerci dalle pallottole», ha detto padre Ávila, aggiungendo che «sembrava che i sacerdoti fossero intoccabili, ma non lo siamo. Il Paese è stato invaso dalla violenza e dall’impunità. Ci sono migliaia di persone senza voce che chiedono giustizia in Messico».

Al ritmo attuale, AMLO chiuderà il suo quinto anno di mandato con 176.000 vittime di omicidio, un totale superiore al totale accumulato sia nei sei anni di Felipe Calderón, 121.000, che di Enrique Peña Nieto, 155.000. Paradossale che Calderón, che aveva lanciato la cosiddetta “guerra alla droga”, sia stato molto criticato all’epoca dall’attuale presidente per l’elevato numero di morti che, però, a fine mandato AMLO avrà raddoppiato. «Chi commette un crimine sa che lo aspetta un abbraccio e non una punizione», ha twittato lo stesso Calderón, dopo l’uccisione dei due sacerdoti gesuiti, a sottolineare il disastro.

Dopo essere stati uccisi, i preti vengono anche diffamati

Al di là della politica, oggi il Messico è senza dubbio il paese più pericoloso per fare il prete secondo i dati forniti dal CCM. «Noi come sacerdoti lavoriamo nella terra dei narcotrafficanti. Chi è riuscito a uscirne vivo lo ha fatto dopo avere subito torture e mutilazioni. Inoltre, molti sono andati in esilio per salvarsi la vita”, denuncia padre Omar Sotelo, il direttore dell’istituzione ecclesiastica che tiene il conto dei religiosi assassinati nel paese del tequila. “Siamo mediatori perché abbiamo visto conflitti interni e sappiamo cosa ferisce i cittadini; c’è una leadership sociale che il narcotrafficante vuole destabilizzare”, spiega padre Omar.

L’ultima moda dei narcos è la diffamazione contro i preti anche post mortem, con l’uso di un “esercito” di bot che diffondono immagini fake. Per misurare il livello di violenza che si vive contro la religione cattolica, il rapporto denuncia che in media ogni settimana sono attaccate 26 chiese in Messico, paese in cui ci sono 100 diocesi che ospitano circa 14mila sacerdoti. I parroci assicurano che ciò è dovuto a un cambiamento nella fede professata dagli esponenti della criminalità organizzata che tentano così di silenziare le loro critiche ai narcos. Inoltre, per diversi cartelli della droga, uccidere un prete si traduce nell’ottenimento immediato di una promozione nell’organizzazione criminale.

«Si è perso il rispetto per i sacerdoti in Messico»

«Si profanano templi e ostie sacre, si fa violenza a vescovi, cardinali, preti e persino chierichetti. Nessuno è risparmiato. Se prima venivano accoltellati cinque volte, ora lo fanno 20 e con messaggi narco-satanici», denuncia il CCM. «Si è persa la paura e il rispetto per i sacerdoti del Messico, uno degli ultimi anelli della società che la criminalità organizzata non aveva sinora osato toccare per motivi diversi, come il timore di Dio», ha denunciato a Metro Messico Arturo Carrasco, sacerdote anglicano delle Iglesias por la Paz. Negli ultimi 10 anni sono stati almeno 250 i sacerdoti cattolici che hanno ricevuto minacce di morte, secondo l’episcopato messicano.

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