
Messico, il narcotraffico fa più vittime della guerra in Iraq: 15 mila morti nel 2010
Il doppio del 2009, il triplo del 2008: i 15.273 morti registrati nella guerra del narcotraffico in Messico nell’anno che è alle nostre spalle rappresentano un record terrorizzante che il governo messicano non ha voluto nascondere, prendendo anzi in contropiede autorevoli organi di stampa che stimavano cifre più basse, fra gli 11.500 e i 12.600 caduti. L’esercizio di trasparenza dovrebbe rendere più credibili quelli che il presidente Felipe Calderon ha presentato in conferenza stampa come i primi risultati positivi della politica anticrimine del governo.
Condensati nell’annuncio che nel corso del 2010 ben 19 dei 37 principali capi del narcotraffico sono stati arrestati o uccisi, che nell’ultimo trimestre dello scorso anno gli omicidi per la prima volta da più di un anno sarebbero diminuiti del 10 per cento e che la quantità di armi e narcotici sequestrati è sensibilmente aumentata. «Abbiamo tolto dal mercato una quantità di droga pari a 1.600 dosi a testa per ogni giovane messicano fra i 15 e i 30 anni di età», ha sottolineato il presidente.
Non potendo annunciare nuove misure anticrimine, il governo sembra orientato a migliorare la propria immagine dando sempre più spazio all’informazione e alla trasparenza. In questa prospettiva è stata annunciata l’istituzione di un link sul sito internet della presidenza dello Stato messicano che porterà a una pagina web contenente il database continuamente aggiornato degli omicidi ascrivibili al crimine organizzato. Il portavoce del governo per le questioni di sicurezza, Alejandro Poiré, evidenzia che il 50 per cento di tutti gli omicidi relazionati al crimine organizzato è concentrato in tre dei 31 stati di cui è composto il Messico: Chihuahua (lo stato con Ciudad Juarez, che da solo registra il 30 per cento di tutti gli assassinii), Sinaloa e Tamaulipas.
Il primo e il terzo di questi Stati confinano con gli Stati Uniti. L’elenco delle vittime comprende gli agenti delle forze di sicurezza caduti nell’adempimento del dovere, i narcos vittime delle guerre fra i cartelli criminali (quelli principali sono otto, alcuni dei quali formati da ex militari), quelli caduti in scontri a fuoco con polizia ed esercito e anche i civili coinvolti nella violenza, come i migranti clandestini che hanno avuto la sfortuna di imbattersi nei narcos e nei loro traffici mentre tentavano di attraversare la frontiera con gli Stati Uniti. Fra la metà del 2006 e la fine del 2010 sono stati uccisi 2.000-2.500 agenti di polizia federale, statale e municipale in assalti riferiti alla criminalità organizzata.
Per farsi un’idea dell’ampiezza della violenza, si può anche raffrontare il dato messicano con quello della guerra in Iraq: nel 2010 le vittime del conflitto iracheno sono state 5.165 (78 per cento civili, poco più dell’1 per cento forze della coalizione), cioè tre volte di meno di quelle messicane causate dal narcotraffico.
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