Meglio Draghi degli sciagurati giallorossi

Di Emanuele Boffi
03 Febbraio 2021
Fine dell'era Conte, ed è una bella notizia. Un governo con l'ex presidente della Bce dovrebbe avere il principale scopo di preparare il Recovery Plan

«Uno che viene dal niente può anche finire nel niente», dice oggi Massimo Cacciari parlando di Giuseppe Conte. Non saremo noi a rimpiangere questo esecutivo e il suo presidente sciagurato. Una maggioranza, sempre per dirla alla Cacciari, che «ha sempre fatto acqua da tutte le parti», incapace di governare la crisi e di preparare il piano per affrontarla. Avevano forse deciso qualcosa sul Recovery Plan? Niente, nisba. Bonafede, Azzolina, Casalino, Conte: non li rimpiangeremo. Arrivare a un governo del presidente è la certificazione della inadeguatezza e miseria della maggioranza giallorossa che ci siamo dovuti sorbire fin qui solo perché sono stati abili a sfruttare l’emergenza Covid.

Debito buono

E dunque Mario Draghi, in queste ore salutato con enfasi come il salvatore della patria da giornali che non perdono mai il vizio di esagerare (facevano così anche con Monti, e sappiamo come è andata a finire). Infatti, ancora c’è da fare i conti con i numeri in parlamento, su chi l’appoggerà e come, su quali basi e con quali uomini intende Draghi – che ha accettato l’incarico con riserva – affrontare la difficile contingenza. Staremo a vedere, anche se è lapalissiano dire che un conto è mandare l’avvocato del popolo a trattare con Merkel, Lagarde e von der Leyen, un altro è mandarci l’ex presidente della Bce. Il suo famoso articolo sul Financial Times e il discorso che pronunciò al Meeting di Rimini sono di buon auspicio: si capisce che, nelle intenzioni, per Draghi il “debito buono” è quello che porta investimenti e sviluppo. Basta dunque bonus monopattini, banchi a rotelle e altri sussidi di questo tipo.

Governo con uno scopo preciso

Posto che la prospettiva del voto immediato non sia tra le opzioni possibili (diversamente, Renzi non avrebbe fatto quello che ha fatto), l’esecutivo Draghi è l’unico possibile. Di solito i governi tecnici portano tasse, ma anche qui staremo a vedere come l’ex presidente Bce deciderà di affrontare la questione e se, al contrario di Monti, troverà una strada diversa per non deprimere un paese già depresso. Di certo c’è che, almeno secondo noi, a fronte di certe garanzie e con nomi di prestigio in campo, tutto il centrodestra dovrebbe appoggiarlo, così da spostare il baricentro della sua azione verso politiche di sviluppo e riformiste. E soprattutto insistere che quello di Draghi sia un governo che ha uno scopo principale: preparare il Recovery Plan, la partita su cui ci giochiamo la nostra sopravvivenza e i nostri prossimi anni di vita.

Foto Ansa

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