Meeting. Gli incontri imperdibili, dai “martiri di oggi” a Renzi

Di Rachele Schirle
19 Agosto 2015
Considerato che sarà impossibile seguire le centinaia di appuntamenti previsti anche quest’anno a Rimini, vediamo quali potrebbero essere quelli da non "bucare"

meeting-rimini-2015-locandina-titoloArticolo tratto dallo “Speciale Meeting” contenuto nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?». Con il verso del poeta Mario Luzi che ne battezza la 36esima edizione, il Meeting di Rimini sperimenta quest’anno una versione infrasettimanale dell’appuntamento più importante dell’estate italiana. Infatti, contrariamente alla tradizione, quest’anno il Meeting aprirà i battenti giovedì 20 agosto e li chiuderà mercoledì 26. «L’aver bisogno è premessa di tutta la faccenda». Titolava così un certo dialogo svoltosi qualche anno fa al Centro culturale di Milano tra Luisa Muraro e Adriana Sbrogiò, autrici di un saggio (Il posto vuoto di Dio) di impronta religiosa e postfemminista.

E altri echi si accumulano alla ricorrente sfida esistenziale che ogni anno fa da pendant alla kermesse riminese. Dai versi, ancora una volta femminili, della Pseudo-Hadewijch, mistica di tardo medioevo («Nella nuda conoscenza/ È certo grande/ Ciò che si apprende/ Ma sembra nulla/ Se si considera/ Ciò che manca»). Al “rosa” suggerito dai rotocalchi alla notizia di ogni novità scientifica. Come di recente è accaduto con la scoperta di Kepler452b, pianeta extrasolare che pur distando 1.400 anni luce dalla Terra ha fatto subito titolare (la Stampa, 24 luglio) «Siamo meno soli».

Comunque “meno soli” si sentiranno coloro che parteciperanno al Meeting prendendosi il tempo e la gioiosa fatica di qualche ora in compagnia di grandi e piccoli eventi che nutrono corpo e anima. Perciò, considerato che sarà impossibile seguire le centinaia di incontri previsti anche nell’edizione di quest’anno, vediamo quali potrebbero essere quelli imperdibili.

Da Jannacci al coro Cet
Per giovedì 20, ad esempio, occorre segnarsi l’evento che smentisce l’opinione luogocomunista secondo la quale sarebbe l’uomo religioso il responsabile delle divisioni e dei conflitti tra i popoli. “Le religioni sono parte della soluzione, non il problema”, incontro a cui parteciperanno il musulmano rettore della moschea Othman di Villeurbanne Azzedine Gaci, il gran rabbino di Francia Haïm Korsia e il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.

Venerdì 21 agosto varrebbe una passeggiata ai padiglioni fieristici sia l’affettuosa rievocazione di un genio della musica popolare curata dal giornalista Andrea Pedrinelli e dall’ordinario di statistica Giorgio Vittadini (“Racconti minimi su Enzo Jannacci”), sia la prima di una serie di iniziative (“Lavoro: un’avventura che vale la pena vivere”) con cui l’associazione di imprese FederlegnoArredo partecipa attivamente al Meeting. Altri due appuntamenti interessanti di venerdì 21, il primo per comprendere “il papa venuto dalla fine del mondo”, l’altro per gustare il contenuto che illustra la kermesse, sono quelli con padre Carlos Olivero (“Viaggio tra i Curas Villeros in Argentina”) e Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’ordine cistercense, che svolgerà il tema del titolo del Meeting.

Per il week-end di sabato 22 e domenica 23 sono previsti l’intrigante “Chiesa e denaro”, conferenza che vedrà protagonista il cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l’Economia della Santa Sede e dello Stato vaticano. E ancora – e forse addirittura preferibile al film di Walter Veltroni che verrà presentato e proiettato nei padiglioni fieristici – dovrebbe valere i 10 euro di biglietto lo spettacolo del coro Cet (“Un cuore più grande della guerra”) che eseguirà i canti del popolo soldato nella Grande Guerra.

La sensibilità estetica trarrà conforto nell’incontro “Mossi da uno sguardo” con Etsuro Sotoo, scultore della Sagrada Familia e José Manuel Almuzara, presidente dell’associazione per la beatificazione di Antoni Gaudí. Mentre non si dovrebbe proprio perdere “Una ragione per vivere e per morire: martiri di oggi”, incontro-testimonianza con una coppia da brivido per il cristiano pantofolaio occidentale: Douglas Al-Bazi, parroco di Mar Eillia ad Erbil, e Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo. Per la politica, oltre alla vasta gamma di appuntamenti con ministri ed esponenti del governo Renzi, si segnala in particolare quello con il governatore lombardo Roberto Maroni, unico rappresentante dell’opposizione e che salirà sul palco per intrattenere il pubblico sul “Nuovo welfare” in cui la Lombardia è naturalmente all’avanguardia.

Per lunedì 24 è consigliabile non mancare alla tavola rotonda “Ripartire dal Mediterraneo” animata dai ministri di Italia, Egitto e Tunisia. E nella stessa giornata al dialogo tra l’ebreo americano Joseph Weiler e il presidente della Fraternità di Cl Julián Carrón. Per i cultori della poesia si suggerisce la visione dello spettacolo teatrale “L’annuncio a Maria”, un classico di Claudel con traduzione e adattamento di Fabrizio Sinisi.

Infine, per tornare sul versante politico, Rimini avrà il suo clou e l’apice della copertura mediatica, martedì 25, ore 13, con l’intervento di Matteo Renzi, che intratterrà il popolo del Meeting sul vasto programma “L’Italia e la sfida del mondo”.

Così come, il giorno dopo, chiuderà la settimana di incontri e spettacoli il ministro Pier Carlo Padoan svolgendo il titolo “Italia: una ripresa possibile!”. Testuale, col punto esclamativo. A suo modo, introduttivo di un altro notevole appuntamento dell’ultima giornata, “Guardare lontano: la nostalgia delle stelle”, con l’astrofisico Duccio Macchetto e l’astronauta Roberto Vittori.

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8 commenti

  1. beppe

    siete proprio sicuri che renzi sia davvero IMPERDIBILE? ditegli che cominci a RITROVARSI e poi se ne può parlare. non sa neanche da che parte è girato, come si dice da noi.

  2. Cisco

    “….forse addirittura preferibile al film di Walter Veltroni….” mi auguro sia ironico, ma chi ha deciso di proiettare i film di Walter Veltroni?!?!

    1. Raider

      Caro Cisco,è ovvio che la presenza del rabbino era scontata, date le origini giudaico-cristiane della nostra civiltà che, complessivamente, vale a dire, in tutta la sua complessità, i problemi li ha con l’Islam, complessivamente, per non dire completamente, estraneo all’Europa: e io ho elencato solo alcuni di questi problemi o qualche esempio che non permette di ignorare o minimizzare questi problemi.
      Ce ne sono altri e di più gravi: che si preferisca non vederli è un dato di fatto e un problema in più. Per es., la bufala delle “religioni del Libro”: quale? La Bibbia? Il Vangelo? Il Corano? Fare finta che non sia così, che i problemi non esistano – ripropongo quelli di cui sopra -, a cominciare dal “Libro” comune, è un segno infallibile che anche con i ‘moderati’ islamici il dialogo non ci può essere, non è una cosa seria, è omissivo, se non omertoso – e mi limito sempre ai casi da me segnalati: e non si comprende perchè problemi che pone l’Islam non sorgono con altre confessoni religiose, letture contestualizzate o letteralismo a parte, visto che problemi analoghi valgono anche per altre fedi, nessuna delle quali costituisce una minaccia globale, perdipiù, con la pretesa di essere la – ‘la’ – “religione della pace’.
      Quando si sente ripetere, per es., che l’immigrazione è “epocale” e inarrestabile senza che nulla mai si sia fatto di serio per arrestarla, dai respingimenti ai rimpatri, compresi quelli dei profughi che, una volta ristabilita una situazione di pace nei Paesi d’origine, possono ritornare dove vivevano e riavere quello che hanno lasciato o ricostruire il loro Paese, invece di contribuire a rottamare questo: e contratti di lavoro scaduti i quali gli immigrati se ne tornano a casa loro come avveniva prima del 1975, la prospettiva di sparire come Europei fra qualche secolo e di diventare minoranza demografica, culturale e poltica molto prima si rivela per quello che è evidente sempre di più: una scelta politica – politica: questo è – suicida, che giustifica il termine genocidio – pasolinianamente culturale, oltre che demografico – usato da Salvini.
      E giustificato da un Galantino che ha osato definire “inespressivi” i volti di coloro che recitano il rosario davato alle cliniche in cui si pratica l’aborto. Da una testa come quella di un capintesta della Cei che si esprime così, non possono che schizzare amenità come quelle che gli abbiamo sentito sparacchiare in questi giorni.

  3. Raider

    Stiamo a sentire che ci dirà l’imam di nuovo, di interessante, di bello. Chiunque può indovinarlo, banalità sentite di continuo che sentiremo ancora: tanto per sentirci rassicurati, ci accontenterà ripetendo la tiritera: seguirà applauso: e tutti a casa. Nostra. Il gioco delle parti dell’Islam buono dell’Islam cattivo, ma sempre ‘religione naturale dell’umanità’, prevede che i buoni musulmani ci sottomettano con le buone – se non li facciamo arrabbiare prima – e i cattivi, per es., ammmazzino i redattori di una rivista che no gli piaceva: e i buoni musulmani facciano le “doppie vittime”, con tante grazie ai cattivi musulmani. Risultato tondo.
    Ma perché questo dialogo speciale e privilegiato con i musulmani e solo con loro? Meeting dell’amicizia fra i popoli, come se l’Islam li rappresentasse tutti o meglio di tutti
    Perchè l’Islam è la ‘religione naturale dell’umanità’?
    Perché nessun’altra religione pretende di essere più cristiana del Cristianesimo?
    Perchè, a differenza dell’Islam, nessun altro credo pretende di insegnarci la dottrina cristiana ‘vera”?
    Perché l’Islam, dopo il “Sigillo dei Profeti’, si pone come il futuro che ci attende, l’evoluzione ‘naturale’ verso la SOTTOMISSIONE che vediamo prepararsi con l’immigrazione e il ricatto per cui, se diciamo NO ALL’IMMIGRAZIONE è un atto di guerra, se diciamo qualcosa che dispiace agli islamici, allora, i moderati islamici si arrabbiano e non si sa mai quello che possono scatenare?
    Perché, parafrasando uno slogan caro a tanti sostenitori dell’immigrazioe come terzomondismo d’importazione, “l’Islam vince perché spara?’ – bensì, nelle dietrologie complottistiche che rientrano nel gioco delle parti, su mandato degli Occidentali?
    Lo ha ammesso Hanif Kureishi: non si può attaccare o criticare l’Islam perché se lo fai ti fanno fuori, zac!, ammazzano te, i tuoi cari, i tuoi amici, il tuo cane e il canarino. Non per niente Kureishi – padre pakistano o indiano, non ricordo bene: e madre inglese – scrisse lo scandaloso “Il buddha delle periferie – e erano altri tempi, pre- 11/9, pre- Iraq, pre- direttive Ue : il prequel della capitolazione in atto per passare da Europa a Eurabia -: si guardò bene dallo scrivere “Il Califfo di Notting Hill”: e minacce ne ricevette lo stesso, figurarsi!
    La BBC ha sancito che è lecito attaccare, denigrare, mettere in ridicolo tutte – tutte – le religioni, tranne quella islamica, per la buona ragione che gli islamici ammazzo, gli altri, al più, protestano?
    Se è così, quale ‘dialogo’ fra cristiani e islamici ha fruttato più della violenza come apporto originale della cultura e civiltà islamica al dibattito pubblico? Quale altro ‘arricchimento culturale’ si potrebbe citare come esempio pratico di multiculturalismo? Hanno proibito Voltarie e Marlowe, non solo Charlie Hebdo – con tanti ‘cristiani’ vergini folli del paradiso islamico che, anche su ‘Tempi.it’, ce l’hanno messo tutta per accorrere in aiuto degli assassini e giustificare i violenti paragonandoli blasfemamente a Cristo che caccia i mercanti dal Tempio! – e ora, un teatro londinese ha dovuto cancellare una pièce che parlava male dei giovani ‘inglesi’ islamici che si arruolano nelle file dell’Isis: questa sarebbe civiltà europea o Islamistan, Eropistan, Eurabia?
    Una proposta: oltre ai musulmani ‘moderati’, invitate anche qualcuno, debitamente incappucciato dei ‘cattivi’: e sacedoti e popolo di Cl dialoghio con loro anche solo sulle forme di censura che ho ricordato: e anche sul resto, se c’è tempo: e sulle prospettive concrete, vicine o meno prossime, di islamizzazione dell’Ue: vedrete se sono o o d’accordo o in disaccordo. E come prova che i cistiani coraggiosi ci soo sempre e gli islamici moderati almeno al Meetng di Cl esistono, rappresentino, al Meeting, “Talmerlano” di Marlowe, “Maometto o della tolleranza”, di Voltaire. e ospitino la compagnia inglese delle opere teatrali che gli islamici proibiscono a Londra.
    E per par condicio e rispetto di pluralismo e libertà, se non altro, invitino al Meeting di Rimini anche qualcuno che dica in faccia a questi signori
    NO ALL’ISLAM!

    1. Cisco

      @Raider

      In realtà all’incontro partecipa anche un rabbino, e mi sembra significativo che ci siano i rappresentanti di tutte le tre “religioni del Libro”. Detto questo, è interessante incontrare Gaci sia perché (purtroppo) ci sono sei milioni di musulmani solo in Francia sia perché è ormai chiaro dai trend demografici che gli indigeni europei scompariranno nell’arco di un paio di secoli. L’imam Gaci non mi sembra tra i peggiori, dato che è stato in pellegrinaggio a Thibirine insieme al vescovo di Lione – il grande Barbarin, che conosce i musulmani di Francia molto bene – presso il monastero in cui avvenne l’eccidio dei religiosi algerini; e inoltre e tra i (purtroppo pochi) fautori di una lettura contestualizzata del Corano.

      1. Raider

        Caro Cisco,è ovvio che la presenza del rabbino era scontata, date le origini giudaico-cristiane della nostra civiltà che, complessivamente, vale a dire, in tutta la sua complessità, i problemi li ha con l’Islam, complessivamente, per non dire completamente, estraneo all’Europa: e io ho elencato alcuni di questi problemi.
        Ce ne sono altri e di più gravi: che si preferisca non vederli è un dato di fatto e un problema in più. Per es., la bufala delle “religioni del Libro”: quale? La Bibbia? Il Vangelo? Il Corano? Fare finta che non sia così, che i problemi non esistono – e ripropongo quelli di cui sopra -, a cominciare dal “Libro”,. è un segno infallibile che anche con i ‘moderati’ islamici il dialogo non ci può essere.
        E quando si sente ripetere, per es., che l’immigrazione è “epocale” e inarrestabile senza che nulla mai si sia fatto per arrestarla, dai respingimenti ai rimpatri, compresi quelli dei profughi che, una volta ristabilita una situazione di pace nei Paesi d’origine possono riavere quello che hanno lasciato o ricostrire il loro Paese invece di rottamare questo: e contratti di lavoro scaduti i quali gli immigrati se ne tonano a casa loro, la prospettiva di sparire come Europei fra qualche secolo e di diventare minoranza demografica, culturale e poltica molto prima si rivela per quello che è evidente sempe di più: una scelta politica – politica: questo è – suicida, che giustifica il termine genocidio – pasolinianamente culturale, oltre che demografico – usato da Salvini. E giustificato da un Galantino che ha osato definire “inespressivi” i volti di coloro che recitano il rosario davato alle cliniche in cui si pratica l’aborto. Da una testa come quella di un capintesta della Cei che si esprime così, non possono che schizzare amenità come quelle che abbiamo sentito da li in questi gioni.

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