
Meeting. La morte di Prigozhin e il futuro di democrazie e autocrazie

Non poteva che iniziare con una domanda su Prigozhin, il capo della Wagner morto in quello che sembra essere un attentato che ha fatto esplodere l’aereo su cui viaggiava, l’incontro “Fra democrazia e autocrazia: il destino della libertà” di ieri pomeriggio al Meeting di Rimini. Ospiti lo scrittore dissidente russo Mikhail Shishkin, Premio Strega europeo 2023, e Shadi Hamid, scrittore, giornalista e accademico americano membro dell’editorial board del Washington Post e senior fellow al Brookings Institution.
L’illusione di Prigozhin
«Sembrava che Prigozhin potesse essere la figura che avrebbe innescato la caduta di Putin, con il suo tentato golpe di due mesi fa», ha detto Mattia Ferraresi, caporedattore di Domani e moderatore del dialogo tra i due intellettuali. «Oltre che per pressioni esterne, infatti, i regimi cadono anche per faide interne». L’illusione è durata poche ore, ma secondo Shishkin la transizione di potere è già iniziata: «Putin è malato, in difficoltà, non è più lo zar. I russi hanno creduto che Prigozhin avesse le caratteristiche giuste per sostituirlo, infatti non lo hanno ostacolato: tutti erano pronti al fatto potesse essere il nuovo zar, tranne lui, che invece non era pronto a prendere il potere». La sua uccisione è stata il suo castigo, «ma l’epoca di Putin sta per finire», ha detto lo scrittore russo che da metà degli anni Novanta vive in Svizzera.
«La democrazia non è il paradiso»
«I regimi autoritari sono resilienti, ma questo non significa che siano forti. Non sappiamo cosa succederà adesso, e chi verrà dopo Putin», ha fatto eco Hamid, «ci sarà una lotta per il potere. Dobbiamo essere grati di vivere in paesi democratici e non in Russia, o in Cina: noi possiamo cambiare i nostri leader con il voto». Ed è proprio su quest’ultimo concetto, e sul significato di democrazia oggi, che si è sviluppato il dialogo tra gli ospiti. Un tema complesso e impossibile da affrontare in un’ora, ma decisivo per decrittare lo stato di salute delle democrazie liberali.
«La democrazia non è il paradiso, ma», ha detto Shishkin spiegandosi con un paradosso, «la democrazia dà la possibilità di lottare per la democrazia, di influire sul potere». «In democrazia si possono esprimere preoccupazioni per il futuro, fare pressioni per migliorare le cose», ha aggiunto Hamid, anche se la tentazione della tecnocrazia è sempre in agguato: basti pensare a chi durante l’emergenza Covid in America chiedeva di affrontare il virus come in Cina. «Il fatto è che le democrazie sembrano sempre peggio di quello che sono, mentre le dittature sembrano migliori.
Ci può essere democrazia senza liberalismo?
La caduta del Muro aveva dato l’illusione della fine della storia, fa notare Ferraresi, si pensava che il trionfo della democrazia fosse inevitabile. Invece… «Nulla è inevitabile», dice Hamid, introducendo il nocciolo della questione: «Bisogna fare una distinzione tra la democrazia come sistema di governo e il liberalismo». In Occidente la convinzione è che le due cose vadano obbligatoriamente a braccetto, che non ci possa essere democrazia senza liberalismo e viceversa. Hamid propone il cosiddetto “minimalismo democratico”, un modo di pensare alla democrazia che mette al centro una nozione elementare, l’alternarsi del potere attraverso le elezioni.
Non dobbiamo pensare alla democrazia come un prodotto preconfezionato da imporre uguale ovunque, con dentro il pacchetto di nuovi diritti da prendere o lasciare, dice l’intellettuale americano di origini egiziane, che in una recente intervista allo stesso Ferraresi ha spiegato come «non è detto che una democrazia debba ad esempio aderire al modello economico neoliberale. Convinzioni come quella secondo cui il mercato avrebbe portato con sé anche i diritti o che due paesi che hanno scambi commerciali non si fanno la guerra hanno posto le premesse per errori disastrosi. Ma quelle convinzioni erano l’espressione della cultura liberale».
Democrazia idealizzata e ideologia liberale
Occorre scindere una concezione idealizzata della democrazia dalla sua concezione realistica, sapendo che «la democrazia non risolverà tutti i problemi». Shishkin fa l’ottimista, pensa che il destino di tutti i paesi del mondo sia la democrazia, prima o poi, anche se il suo punto debole è che gli elettori possono scegliere in modo democratico persino la dittatura. Ma questo succede proprio perché l’Occidente ha caricato la democrazia di promesse irrealizzabili, aggiunge Hamid: dopo la sbronza delle Primavere arabe in Tunisia sta tornando la dittatura, ad esempio, perché la democrazia in questi anni non ha portato un progresso reale, «e di fronte al caos la gente chiede la mano forte. Per questo dobbiamo ripensare le nostre aspettative: la democrazia non porta necessariamente a un miglioramento economico. Se diciamo che è il paradiso – e non lo è – ci sarà una delusione profonda».
Parafrasando l’abusato aforisma di Churchill, Hamid si dice «convinto che il liberalismo sia il migliore orientamento ideologico fra quelli che abbiamo a disposizione. Ma è un orientamento ideologico, mentre molti teorici del liberalismo lo presentano come lo stato naturale delle cose, non come un’ideologia. È il mito della falsa neutralità del liberalismo».
La morte di Prigozhin e il sud del mondo che sta con Putin
La maggioranza del mondo, inspiegabilmente per noi occidentali, sta però con Putin, provoca Ferraresi. «È la logica per cui il nemico del mio nemico è mio amico», dice Shishkin. «Le democrazie del sud del mondo non hanno la posizione che vorremmo», nota Hamid, che la ritiene sbagliata ma lecita, quasi comprensibile: l’Occidente paga il cattivo lavoro fatto nel recente passato nel sostenere la democrazia in molte zone del mondo secondo criteri liberali che in tanti paesi non possono funzionare.
Se il concetto di democrazia porta inscindibilmente con sé anche l’adesione a un sistema di valori e diritti uguali per tutti in ogni parte del mondo è destinato a fallire. «Se uno pensa alla democrazia in termini strettamente procedurali evita il rischio di fare un investimento eccessivo, sproporzionato sul sistema democratico, come se questo potesse fornire risposte a qualunque problema umano e sociale». Una tesi che il Meeting ha fatto bene a mettere a tema, e che andrebbe approfondita.
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