Lettere dalla fine del mondo

Maria Elsa che non voleva morire senza che le sue figlie fossero battezzate

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Maria Elsa, 42 anni, era con noi da alcuni mesi. Oriunda, di San Ramon Misiones, la prima riduzione gesuitica a 250 chilometri da Asunción, era malata di tumore e aveva vissuto a lungo nella speranza di ristabilirsi. Aveva tre figli: un maschio, ormai grande, e due bimbe che sembravano boccioli di rosa. La sua compagnia era diventata non solo familiare, ma un sostegno per tutti. Serena, docile, disponibile a tutto, irradiava simpatia. Col tempo ci rendemmo conto che non era sposata e che le sue due bambine non erano state battezzate. Così, un bel giorno, mi invitò accanto al suo letto per confessarmi il desiderio di vedere, prima di morire, le figlie finalmente battezzate nella Chiesa cattolica. Mi parlava di questo suo desiderio con la commozione, la stessa intensità del vecchio Simeone, quando nel tempio di Gerusalemme aspettava di avere tra le sue braccia Gesù. Maria Elsa non poteva neanche accettare l’idea di lasciare questo mondo senza che le sue piccole creature conoscessero la grazia di essere figlie di Dio.

Le domandai: «Maria, sei sposata con l’uomo che vive con te?». I suoi occhi brillarono: «No, padre». Aggiunsi: «Ti piacerebbe, nel giorno del battesimo delle tue figlie, celebrare anche il matrimonio col tuo compagno?». Rimase in silenzio alcuni minuti, poi rispose: «Beh, padre, se questa cosa è importante per la mia vita e per quella delle mie figlie, non ho problemi». Qualcuno potrebbe dire che è stata una decisione senza convinzione, ma a quel punto della sua vita e considerata la gravità della sua situazione, l’unica cosa che le interessava era morire in pace, dare alla sua vita una definitività, compiere la volontà del Signore. Per lei la decisione di sposarsi era la risposta alla volontà di Dio, che attraverso un cancro le aveva aperto il cuore a ciò che vale davvero nella vita.

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso: i figli ben vestiti, Maria con la corona di fiori sulla testa, il compagno al suo fianco. La sala del sanatorio pulita, ben sistemata… tutto indicava che eravamo in festa. La presenza di alcuni parenti, amici, medici e paramedici sottolineava l’allegria e l’affetto che tutti sentivamo per lei. Celebrai il matrimonio e subito dopo – Maria era già molto stanca – celebrai il battesimo delle figlie. Fu un momento di commozione e di intensa preghiera. Finita la Messa, l’allegria di Maria raggiunse il cuore di noi tutti che commossi li festeggiammo, così come merita una famiglia cristiana.

I mesi seguenti furono un progressivo calvario. La malattia devastò Maria completamente, ma lei, sempre rassegnata alla volontà del Signore, mostrava una serenità impressionante. La sua unica preoccupazione non era il dolore ma un figlio, già grande, di cui non aveva più notizia. Quando la Divina Provvidenza, finalmente, le permise di riabbracciarlo, le sembrò che la sua missione fosse compiuta. Solo il desiderio di tornare al suo paese la riempì di nostalgia, in particolare durante la Settimana Santa. Un desiderio frustrato dalla gravità della sua condizione fisica. Poter abbracciare l’anziano padre e rivedere i suoi figli era l’unica consolazione che le dava pace.

L’ultimo ringraziamento
Sopportò tutto con amore, sostenuta dalla sua grande fede. Durante il lungo ricovero, la comunione quotidiana, il rosario, l’unzione degli infermi e il nostro amore la accompagnarono in ogni istante, permettendole di arrivare vigile alla morte. Maria morì il giorno della Madonna di Lourdes, alle 8.30 di mattina. Al suo fianco c’erano il marito e l’infermiera Adele, che mi riferì: «Padre, prima di morire, Maria Elsa mi ha afferrato la mano, stringendomela forte». Era il suo ultimo ringraziamento prima di partire da questo mondo. Una volta di più mi resi conto dell’importanza di accompagnare questi moribondi negli ultimi momenti della loro vita. Una carezza, una mano che ci sostenga… è il linguaggio di cui tutti abbiamo bisogno per morire in pace.

Era pelle e ossa. Il suo corpo consumato aveva purificato la sua anima, che ora viveva nella luce del Signore. Alcuni giorni prima di morire le sue bambine vennero a trovarla. Lei era quasi incosciente. Fu un momento drammatico, come solo una madre, cosciente che è arrivata l’ora di morire e lasciare sole le sue figlie, può sperimentare. Le guardò a lungo, poi chiuse gli occhi e non li aprì più, come per conservare nella sua anima straziata le ultime immagini di coloro che erano state l’unica ragione della sua vita. E le bambine piansero disperatamente. La disperazione raggiunse il culmine quando videro la loro mamma morta. Attaccate alla bara gridavano: «Mamma! Mamma!», ma la madre non rispondeva più. Una scena di tragedia che ci spezzò il cuore. Maria Elsa, riposa in pace.

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