
Le femministe francesi contro «l’ideologia trans»

Parigi. Fino a poco tempo fa, Dora Moutot e Marguerite Stern erano due icone da celebrare sui giornali del progressismo francese: femministe, di sinistra e in lotta contro le derive del patriarcato. Dora Moutot, ex redattrice di Konbini, sito di contenuti alternativi molto seguito dal pubblico giovanile, si è fatta un nome attraverso un blog e relativo account Instagram sul piacere femminile, “T’as joui?” (“Hai avuto un orgasmo?”), seguito da mezzo milione di persone. Marguerite Stern, ex Femen, è diventata famosa per i suoi collage contro i femminicidi.
Ma entrambe, ora, sono sotto il fuoco incrociato delle suffragette radicali francesi, sono diventate improvvisamente infrequentabili. Il motivo? La loro crociata contro la diffusione dell’«ideologia transgender», che considerano pericolosa per i giovani perché nega le realtà biologiche a favore della nozione di identità di genere.
«Essere donna non è una sensazione»
«Anzitutto, bisogna fare una distinzione tra l’ideologia transgender e le persone trans. Così come si può criticare una religione, alla stregua di Charlie Hebdo, senza prendersela con i credenti», ha dichiarato al Figaro Marguerite Stern. «Alcune persone trans soffrono di discriminazioni e queste devono cessare», ha spiegato. «L’ideologia transgender, invece, è il progetto politico portato avanti da alcuni militanti che non sono necessariamente transessuali e che si sta infiltrando in tutte le sfere della società. Nel mondo anglosassone questo fenomeno è molto più avanzato che in Francia, ma il nostro paese sta seguendo la stessa direzione. Lo si osserva quando dei media cominciano a utilizzare termini provenienti dal gergo militante, come “persone mestruate”, quando il Planning familial ritiene che il sesso sia una costruzione sociale».
Per rendere più concreta la controffensiva, l’ex Femen e Dora Moutot hanno appena lanciato una piattaforma online, Femelliste (Femminilista), accompagnata da un manifesto, per riunire le voci di chi non osa opporsi all’attivismo transgender e alle nuove mode fluid per paura di ritorsioni. «Femelliste si batte per la valorizzazione della femminilità (il fatto di essere una femmina), per far riconoscere la realtà della sessuazione, gli interessi delle donne dinanzi all’ideologia trans», si legge nel manifesto. E ancora: «Essere una donna non è una sensazione ma una realtà corporale. Il femminismo si è impantanato nella teoria queer, secondo cui essere una donna è un genere prima di essere una realtà biologica».
Figli «rapiti da un’ideologia»
Le due militanti si sono ispirate in particolare alla psicologa Nicole Roelens, all’attivista inglese Posie Parker e al filosofo francese Raphaël Enthoven, che in diverse occasioni hanno impiegato il termine “femminilista” per le loro riflessioni sui pericoli rappresentati dall’ideologia trans. Sul sito di Dora Moutot e Marguerite Stern, inaugurato lo scorso 9 gennaio, è presente un vocabolario che spiega con chiarezza la terminologia dell’ideologia transgender, anche a quei genitori che non capiscono perché il loro figlio o la loro figlia, da un giorno all’altro, abbiano iniziato a parlare di “transizione di genere”.
«Abbiamo cercato di creare una piattaforma dove il linguaggio è il più accessibile possibile, affinché ognuno possa capire di cosa si tratta. Questo dibattito, oggi, sta varcando i confini della nicchia femminista, mediatica e intellettuale. Riceviamo un certo numero di messaggi da parte di persone “normali”, da genitori che ci parlano del loro figlio adolescente che desidera intraprendere una transizione di genere. Molti genitori hanno l’impressione che il loro figlio sia rapito da un’ideologia. Ci sono anche numerose donne che subiscono una vera e propria pressione al lavoro quando parlano di questo tema», ha raccontato al Figaro Marguerite Stern.
La “moda” della transizione di genere
Come spiegato da Dora Moutot, l’ideologia transgender è pericolosa anche perché si insinua nelle legislazioni nazionali, come sta accadendo in Spagna e in Svizzera, con progetti di legge che hanno come obiettivo quello di permettere il cambio burocratico del sesso attraverso una semplice richiesta al Comune di residenza, senza alcuna valutazione medica o psichica. Le due attiviste, bollate dalle femministe radicali come “estremiste di destra” per la loro guerra all’ideologia trans, non negano il fenomeno della cosiddetta “disforia di genere”: denunciano il fatto che sia diventata una moda, qualcosa di “cool”, non solo tra gli adolescenti, ma anche tra gli adulti.
«Questa idea di autodefinirsi, di essere al di sopra della natura», spiega Marguerite Stern, «piace anche a molte persone che non hanno necessariamente una disforia di genere, ma semplicemente trovano il concetto “cool”. Esiste un certo numero di uomini che, a 40 anni, sono stanchi di dover essere degli uomini virili e decidono all’improvviso di diventare donne». Secondo l’ex Femen, «questa idea di libertà assoluta rispetto a se stessi, al di là di qualsiasi determinismo biologico, è per noi uno degli elementi del transumanesimo».
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