
Mali, perché i jihadisti hanno attaccato l’hotel per punire la Francia

Hanno fatto irruzione alle 7 del mattino urlando «Allahu Akbar», Dio è il più grande, nell’hotel più importante di tutto il Mali. Dentro al Radisson Blu, nella capitale Bamako, hanno catturato 170 ostaggi cogliendo di sorpresa la sicurezza, l’esercito del paese, così come i contingenti francesi e dell’Onu.
IL TEST JIHADISTA. Ricalcando il modus operandi dei terroristi di Al Shabaab in Kenya, durante l’assalto del Westgate Mall di Nairobi del 2013, i jihadisti hanno chiesto agli ostaggi dentro l’hotel di recitare la shahada, la professione di fede islamica. Chi ha saputo farlo, è stato immediatamente liberato, mentre gli altri sono stati tenuti prigionieri. All’incursione è subito seguita la reazione dell’esercito del Mali, aiutato da francesi e americani, per liberare gli ostaggi. Alla fine del blitz, la maggior parte degli ostaggi è stata salvata, anche se le vittime sono almeno 21, tra cui due terroristi.
OPERA DI AL-QAEDA? L’attentato è stato rivendicato da Morabitun, gruppo jihadista guidato da Mokhtar Belmokhtar e nato nel 2013, che ha più volte colpito la capitale del Mali. Legato ad Al-Qaeda, Belmokhtar si sarebbe di recente unito all’Isis. L’obiettivo dell’attacco era la Francia, il paese appena colpito dall’Isis che ha sventato il colpo di Stato di jihadisti e Tuareg intervenendo militarmente nella sua ex colonia nel 2013. Pochi giorni fa Iyad Ag Ghali, uno degli uomini più ricercati da Parigi, leader del gruppo terroristico Ansar Dine, anch’esso legato ad Al-Qaeda, in un video aveva invitato a «colpire la Francia», ricordando che già con la strage di Charlie Hebdo e del supermercato ebraico Hyper Cacher «ha avuto quello che si meritava».
L’INTERVENTO FRANCESE. Dopo 40 anni durante i quali il Mali era diventato un modello in Africa, la pace è stata rotta nel gennaio 2012 dalla ribellione dei Tuareg nel nord del paese, sfociata a marzo nella destituzione da parte dell’esercito del presidente democraticamente eletto, Amadou Toumani Touré. In poco tempo alcuni gruppi Tuareg, insieme ai jihadisti di Ansar Dine, si sono appropriati del nord del paese. Per evitare che il Mali diventasse la nuova Somalia, nel gennaio del 2013 la Francia è intervenuta (Operazione Serval) aiutando l’esercito locale a riconquistare le città di Timbuctu, Kidal, Gao e Bamako. Cacciati i terroristi, a luglio è partita la missione di stabilizzazione dell’Onu (Minusma), che ha anche garantito regolari elezioni, vinte dall’attuale presidente Ibrahim Boubacar Keita. L’attentato di ieri arriva a cinque mesi dalla conclusione degli accordi di pace di giugno, nei quali anche l’ultimo gruppo ribelle Tuareg aveva trovato un accordo con il governo.
STATO ISLAMICO DEL MALI. Nel discorso al Parlamento francese di pochi giorni fa, in seguito alla strage di Parigi, il presidente della République François Hollande aveva ricordato come la Francia fosse nel mirino dei terroristi anche per aver impedito che in Mali venisse fondato uno Stato islamico. In effetti, nei mesi in cui i jihadisti hanno mantenuto il controllo di Timbuctu, è stata imposta quella stessa sharia islamica applicata anche dall’Isis: donne frustate per non aver portato il velo, mani mozzate nei casi di furto, alcol, fumo e musica proibiti, tombe dei santi distrutte perché eretiche.
L’ERRORE LIBICO. La Francia, che ha condotto un ottimo intervento nel paese africano, ha purtroppo pagato una strategia errata in Libia, quando ha appoggiato nel 2011 la Primavera araba che ha portato all’uccisione di Muammar Gheddafi. Infatti, molti Tuareg che si sono votati alla causa dell’islam sono arrivati dalla Libia, dove fino ad allora avevano militato nell’esercito di Gheddafi. Dopo l’uccisione del rais, sono tornati in Mali con le armi rubate nei suoi arsenali, lasciati incustoditi nel caos della guerra civile fomentata da Parigi, e con quelle hanno fatto la guerra che la Francia poi ha dovuto arginare.
Foto Ansa/Ap
Articoli correlati
4 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Ecco, come volevasi dimostrare.
E’ inutile che qua dicono di mettersi ad un tavolo con “tutte” le forze in campo e trovare un accordo.
Primo: tutte le forze si riducono a due, i jihadisti e chi li combatte. Anche se ci sono venti sigle di fatto si riducono a due, i jihadisti e tutti quelli che stanno con loro, e chi li combatte e tutti quelli che stanno con loro…noi.
Secondo: quando dicono che i jihadisti vengono da realtà degradate, e via con la lettura sociologica del terrorismo islamico sia là che qua, sbagliano completamente bersaglio.
Non centrano il bersaglio tutte queste interpretazioni sociologiche perché anche quando le cose vanno meglio, c’è maggiore libertà, autonomia del singolo, livello di benessere tutto sommato accettabile, i jihadisti entrano in campo uguale per sovvertire il maggior benessere, la maggior libertà ed il miglioramento delle condizioni di vita.
Al jihadista non gliene frega niente che la gente stia bene, gli frega solo di imporre la più rigida ed intransigente interpretazione del Corano, chiaramente per gli altri, perché per sé si riserva di scapricciarsi come più gli garba: schiave per avere a portata di mano giocattoli sessuali di carne viva, droga (gli attentatori di Parigi erano strafatti di pere, e nel loro curriculum giudiziario c’erano reati di droga, tra gli altri).
E’ da un anno che lo vado sostenendo:
con quelli non si può materialmente discutere.
Nessuno ce la farebbe.
C’è una sola cosa da fare: difendere noi stessi e gli altri popoli del mondo combattendo i jihadisti fino all’estinzione del fenomeno, per ora.
Per ora perché riapparirà, e l’ha fatto numerose volte già nel passato.
Nel passato è stato affrontato a suon di battaglie.
L’ideologia del pacifismo è il metodo privilegiato per arrivare all’estinzione della civiltà occidentale (sia atea che religiosa, entrambe senza eccezione) in tempo più breve di quanto possiamo credere.
E’ molto significativo che nel Mali le cose andavano meglio, e i jihadisti tornano per distruggere ciò che andava meglio.
A loro del bene della gente non frega niente.
Del resto, per avere ancora la schiavitù istituzionalizzata, che gente volete che sia?
Mi stupisco degli Occidentali conniventi con questa schiavitù nel nome di un pacifismo ipocrita, da sepolcro imbiancato.
Umanamente parlando, non si può guardare quello che stanno facendo, ed essere pacifisti.
Significa accettare la schiavitù (letteralmente…compravendita di schiave) e l’imposizione della sharia.
Se questo non lo accetti, se lo rifiuti, LI COMBATTI.
Manelik non dire boiate. STUDIA!
E tu falla finita di trolleggiare con nick di appoggio per ingozzarci con interminabili post copiaincollati a metà strada tra il ridicolo ed il paranoico.
Se ti consola….l’hai letto il sondaggio pubblicato sul sito del Ministero? I due terzi degli Italiani hanno pienamente coscienza di essere in guerra dichiarata.
Che la accettate o meno questa guerra, non conta un fico secco.
Tanto le cose sono state già decise, giù tra Siria e Irak.
@ Menelik
Dà retta a me, ignorala, si vive meglio…