Maddalena: «Le correnti non devono influire sulla composizione del Csm»

Di Leone Grotti
29 Novembre 2011
Per Giorgio Napolitano la riforma della giustizia è un «obiettivo indifferibile». Il procuratore generale di Torino Marcello Maddalena propone a Tempi.it: «Separiamo nel Csm chi ha funzioni disciplinari da chi ha compiti amministrativi e limitiamo, per non dire eliminiamo, l'influenza delle correnti sulla scelta dei magistrati che entrano nel Csm»

«Questo è sicuramente un momento più favorevole per mettere mano alla giustizia. Rispetto alla precedente legislatura, con il nuovo governo c’è meno tensione, però la parola “riforma” può avere molti contenuti. Se ad esempio si parla di separazione delle carriere, credo che i magistrati farebbero ancora ostruzionismo, io mi dirigerei su altre misure». Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino, commenta a Tempi.it le parole del capo dello Stato Giorgio Napolitano, secondo cui la riforma della giustizia è un «obiettivo indifferibile»: «Occorre razionalizzare l’organizzazione giudiziaria, snellire i processi e assicurare la certezza del diritto», ha dichiarato la scorsa settimana.

Neanche davanti alle parole di Napolitano, i magistrati si apriranno a una possibile riforma?

Non è questione di essere più o meno aperti, dipende da che cosa si vuole fare. Io modificherei il funzionamento e il sistema elettorale del Csm: su questo in tanti sarebbero disposti a discutere. Ma se cominciamo a parlare di un Consiglio superiore per i giudici e un altro per i pm, non ci saranno passi avanti.

Lei che cosa propone?

Posto che io non rappresento la magistratura, due cose. La prima è la separazione tra chi ha funzioni disciplinari e chi ha funzioni amministrative all’interno del Csm. La commistione attuale non è opportuna: chi decide la promozione o il trasferimento dei magistrati, un ambito dove le correnti influiscono molto, non può anche decidere le eventuali sanzioni disciplinari. C’è sempre il rischio, altrimenti, che i pregiudizi abbiano la meglio sui fatti.

E la seconda proposta?

Allo stesso tempo bisognerebbe anche cambiare l’elezione dei magistrati nel Csm con lo scopo di ridurre, se non cancellare del tutto, l’influenza delle correnti sulla sua composizione. Io non voglio eliminare le correnti, però devono incidere di meno, il consigliere deve essere più legato al territorio che al gruppo di riferimento.

Napolitano, nel luglio scorso, lamentava l’eccessivo «protagonismo» di certi magistrati. Che cosa ne pensa?

Non c’è dubbio che la presenza di Berlusconi al governo abbia portato alcuni magistrati ad assumere comportamenti “particolari” per contrastare attacchi e alcuni tentativi di riforma. Napolitano ha ragione.

L’Europa ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per il carattere troppo limitato della responsabilità civile dei magistrati.
Non ho ancora letto la sentenza e non posso giudicarla. Però non darei sempre retta a priori all’Europa perché non sempre quello che dice va preso come se fosse scritto sulle tavole del Sinai. Comunque credo che il sistema attuale previsto dalla legge sia equilibrato. Se lo si cambia, si rischia di incidere negativamente sull’indipendenza del giudice, che potrebbe inconsapevolmente essere portato a favorire il più forte a danno del più debole.

Però si sono verificati molti casi di malagiustizia dove nessun magistrato è stato sanzionato per gli errori commessi.

Finché la giustizia è amministrata dagli uomini e non da Dio ci saranno sempre errori e sentenze sbagliate. Fa parte della fallibilità della natura umana. Però è importante garantire l’indipendenza di giudizio dei magistrati. Devono potere fare il loro lavoro con serenità. Questo, purtroppo, non eliminerà gli errori.

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