
Macron (e il Ccne) spianano la strada all’eutanasia in Francia

In Francia «si muore male»: è per risolvere questo problema che secondo il Comitato etico consultivo nazionale (Ccne) la Francia dovrebbe sdoganare l’eutanasia. In un parere pubblicato ieri il Ccne, in completa opposizione a quanto sostenuto appena quattro anni fa, scrive che «esiste una via all’applicazione etica dell’aiuto attivo a morire».
Il Ccne sdogana l’eutanasia in Francia
Che cosa ci sia di etico nell’autorizzare l’eliminazione (attiva o passiva sarà il Parlamento a deciderlo) delle persone più fragili non è facile da capire neanche per gli stessi membri del Comitato, otto dei quali si sono opposti alla nuova posizione sostenendo che la Francia dovrebbe piuttosto garantire le cure palliative ai malati che vogliono vivere.
Nel 2018 il Ccne aveva proposto di «non modificare la legge esistente sul fine vita (Clays-Leonetti)», che già rappresenta una forma di eutanasia mascherata (come dimostra la vicenda di Vincent Lambert), invocando un «dibattito nazionale necessario». Ora invece ritiene accettabile l’eutanasia (sia attiva che passiva) se condizionata dall’applicazione di «paletti rigidi». Questi dovrebbero limitare il diritto di morire ai soli maggiorenni affetti da una patologia che può portare «a medio termine» alla morte (qualunque cosa questo significhi) e che soffrano fisicamente o psicologicamente in modo insopportabile. A prepara il cocktail letale o a uccidere direttamente i pazienti sarebbero i medici, ai quali però secondo il Ccne deve essere riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza.
La farsa democratica di Macron
Il parere è un assist perfetto a Emmanuel Macron, che in campagna elettorale aveva promesso di approvare una legge sull’eutanasia. Il presidente infatti Macron ha preso la palla al balzo annunciando che a ottobre il Consiglio economico, sociale e ambientale (Cese) istituirà una convenzione cittadina per discutere di una possibile legge sull’eutanasia. Le conclusioni della convenzione, insieme agli spazi di dialogo che verranno istituiti in tutte le regioni del paese per coinvolgere i cittadini, verranno esposte nel marzo 2023.
Macron potrebbe poi decidere se tentare di far approvare una legge al Parlamento «entro la fine del 2023» o se saltarlo direttamente rischiando un referendum nazionale, che sarebbe il primo dal suo arrivo all’Eliseo nel 2017.
La Francia vuole diventare come il Belgio
Macron ha detto di volere un dibattito «calmo e ragionato sull’eutanasia», per questo ha lanciato la convenzione nazionale. Ma si tratta di una farsa e i francesi lo sanno bene. Nel 2018 furono aperti gli Stati generali di bioetica, preludio alla redazione di una nuova legge in materia. Allora il 90,61 per cento dei partecipanti espresse parere negativo alla “Pma per tutte”, che poi è stata ugualmente approvata il 29 giugno 2021.
Ora Macron ripete la stessa tattica: fa finta di tenere conto delle opinioni di tutti i francesi, ma l’indirizzo del presidente è chiarissimo. Non a caso, ha già parlato di «modello belga» per la Francia.
I risultati di vent’anni di eutanasia
La prospettiva non è certo esaltante per i francesi. In Belgio l’eutanasia è stata depenalizzata nel 2002 e dopo vent’anni il quadro è allarmante: se nel 2003, primo anno completo di applicazione dell’eutanasia, sono morte 235 persone, nel 2021 i decessi sono saliti a 2.699. I morti sono cioè più che decuplicati fino al punto che un decesso su 40 in Belgio avviene a causa dell’eutanasia.
I cosiddetti paletti sono caduti uno dietro l’altro: l’emblema è la concessione dell’eutanasia anche ai minori di 18 anni senza limiti di età. I medici, dal canto loro, hanno progressivamente “donato” la morte a persone con malattie sempre meno gravi. Un decesso per eutanasia su cinque, nel 2021, ha riguardato persone affette da polipatologie (problemi di vista, udito, deambulazione) e per grandezza si tratta della seconda causa dopo il cancro. Sono inoltre in costante aumento i casi di pazienti uccisi perché affetti da depressione o autismo.
La testimonianza di Pozzo di Borgo
La Francia si dirige dunque a larghe falcate verso il baratro dell’eutanasia, criticata perfino dall’intellettuale ateo Michel Houellebecq. Il Ccne giustifica la necessità dell’eutanasia citando il diritto all’autodeterminazione del malato.
Ma come dichiarava in un’intervista a Tempi Philippe Pozzo di Borgo, il tetraplegico la cui storia ha ispirato il film Quasi amici,
«le conseguenze di una legge saranno terribili! Con il pretesto di “alleviare” qualcuno della sua vita si spinge in modo surrettizio tutti coloro che gli assomigliano verso la fine. Prima di tutto non bisogna assecondare la disperazione di coloro che soffrono, ma accompagnarli, consolarli, alleviare le loro sofferenze. Noi dovremmo piuttosto “normalizzare” la grande fragilità, e cioè farne la parte viva della società. Per me e per voi. Depenalizzando l’eutanasia dei disabili, si genera uno stress terribile, contagioso. Offrire per legge alla società la possibilità di sbarazzarsi dei più fragili è un atto di incredibile codardia. L’eutanasia è un omicidio ma compiuto da una società anonima».
Foto Ansa
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