Ma quando arriva il decreto Ilva? Gli autotrasportatori dell’indotto non ce la fanno più a lavorare gratis

Di Vito Piepoli
04 Febbraio 2015
È scaduto l’ultimatum dei camionisti che chiedono risposte immediate dal governo. «Molti stanno rischiando che Equitalia proceda al fermo dei mezzi»

Il Presidente della Repubblica è stato eletto, ora Camera e Senato dovrebbero accelerare sul “decreto Ilva” che pare stia subendo dei “ritocchi” rispetto alla formulazione approvata la vigilia di Natale in sede di Cdm.
Gli emendamenti riguardano il fondo di garanzia pubblica (che per l’indotto “quota” 24 milioni su un ammontare di 150 milioni) e il termine per la realizzazione del 20 per cento dell’Aia (fissato al luglio 2016). Inoltre, sarebbe stato accolto il suggerimento della Procura di Milano di migliorare la parte del piano relativa all’aggredibilità dei 1,2 miliardi di euro sequestrati ai Riva (in un procedimento giudiziario non riguardante il caso Ilva) per mettere questi soldi al servizio del risanamento ambientale.
Per tutta la settimana i commissari saranno al lavoro per definire meglio la norma sui cosiddetti “fornitori strategici”, in modo da tutelare l’indotto indispensabile alla produzione. Si lavorerà ancora per quanto riguarda i 150 milioni di Fintecna che una volta svincolati e sbloccati saranno la prima liquidità a disposizione dell’amministrazione straordinaria dell’azienda. E tra i due rami del Parlamento sembra ci sia l’intesa ad accelerare il perfezionamento e via libera del decreto Ilva: il Senato andrà a ridefinire le norme del decreto legge e la Camera ne farà un esame veloce, senza rinvio al Senato.

ilva-tempi-copertinaIL DECRETO E’ UNA PRIORITA’ PER TUTTI? Il fatto che gli autotrasportatori dell’indotto (che protestano perché da quasi un anno non sono pagati regolarmente) stiano comunque consentendo la consegna dei materiali che servono con una certa urgenza alla messa in sicurezza degli impianti è un fatto positivo. Confindustria Taranto, venerdì scorso, ha avanzato proposte sulle quali attendono ancora risposte dai commissari.
Nei fatti, non è ancora chiaro però se il “decreto Ilva” è una priorità per tutti e quale sia in proposito la posizione degli amministratori locali (vedi i messaggi confusi lanciati dal candidato governatore Pd Michele Emiliano). C’è infatti chi è convinto che lo stabilimento siderurgico chiuderà e che sarà necessario trovare ammortizzatori sociali, pianificare le bonifiche e dirottare altrove le risorse disponibili per l’Ilva. Secondo l’ingegnere Valentino Castellani, ex sindaco “rosso” di Torino, per la riconversione di Taranto occorrerebbero almeno venti anni.
Intanto i commissari straordinari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi si sono affidati ad un manager di fama per il consolidamento ed il rilancio dell’azienda. Proverà a tirare fuori dalla crisi il colosso siderurgico, Massimo Rosini, dopo aver messo a segno un colpo strategico per l’economia nazionale, il passaggio dalla Indesit alla multinazionale Whirpool Corporation. Il custode giudiziario Barbara Valenzano mette però in guardia sui rischi di contaminazione della falda. A parere del custode occorrerebbe dare priorità all’impermeabilizzazione dei terreni nella zona di stoccaggio delle materie prime. Intanto continua la mattanza di bovini. Altri 64 capi sono stati abbattuti ieri in provincia di Taranto per il ritrovamento di diossina e pcb nel latte.

AUTOTRASPORTATORI E EQUITALIA. E ieri, 3 febbraio, è scaduto l’ultimatum dei camionisti che chiedono risposte immediate dal governo per non dare avvio ad altre forme di protesta. Fino a ieri hanno infatti presidiato con oltre 160 mezzi gli ingressi dell’azienda siderurgica. Giacinto Fallone e Vladimiro Pulpo, rappresentanti degli autotrasportatori hanno riferito che dai colleghi di Novi Ligure e Marghera è giunta la proposta di scendere a Roma con i mezzi pesanti.
Il segretario provinciale di Taranto Ugl Logistica e Viabilità, Martino Greco, ha dichiarato che «se non pagheranno anche i piccoli trasportatori non so se saremo in grado ancora di gestire l’agitazione. Molti stanno rischiando che Equitalia proceda al fermo dei mezzi e nei casi già drammatici Equitalia è già arrivata. Gli autotrasportatori non percepiscono pagamenti per i viaggi effettuati dal mese di giugno e non riescono non solo a pagare le tasse ma neanche a pagare la luce di casa. I Commissari devono rendersi conto che qui la disperazione si tocca con mano». Il segretario generale Ugl di Taranto, Fabio Dimonte ha rincarato la dose: «Se per i trasportatori non ci sarà spiraglio allora sarà difficile non prevedere un blocco totale dello stabilimento e della città tutta. Vedere un uomo di più di mezza età piangere per non avere la possibilità di fare la spesa e con la paura di perdere l’unica fonte di sostentamento della propria famiglia per i pignoramenti da parte di Equitalia è qualcosa di straziante. Non lo permetteremo».

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1 commento

  1. vittorio

    Questo è un caso di accanimento terapeutico. Lasciate morire in pace questo ammasso di rottami di ferro che non ha più mercato

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